BLOG - Il paese del bunga bunga: la lussuria è ancora un vizio capitale? di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 05/02/2011

Risulta grottesco constatare che per taluni prelati la morale cattolica vada applicata con gli avversari e interpretata con gli amici al punto da teorizzare che un politico vada giudicato dalle leggi che approva e non dalla vita privata che conduce.

Le rivelazioni di questi giorni sulla vita privata del premier hanno costituito per la stampa straniera una ghiotta occasione per rappresentare ironicamente il nostro modo di vivere questa triste vicenda. Come ha scritto il direttore dell’Economist, Bill Elmott, per gli stranieri l’Italia non è più il paese della Dolce Vita ma il paese del Bunga Bunga. Si sprecano gli sfottò sui vizietti del Cavaliere, le boutades sugli italiani e finanche le comparazioni storiche con alcuni personaggi del passato. Per esempio, il Financial Times ha paragonato Berlusconi all'imperatore Eliogabalo, famoso per "i cori di damigelle siriane, i piaceri più scabrosi, gli sperperi più capricciosi e i lunghi treni di concubine, proprio come il bunga bunga!". Bisogna ammettere che siamo diventati un paese ridicolo. La cosa stupefacente, ma anche comica, è l’ipocrisia con cui i cortigiani del Cavaliere escogitano estrosi bizantinismi pur di giustificare una vicenda che resta di un desolante squallore. Un’intera falange di pretoriani è stata disseminata in tutti i territori dell'impero per riesumare la solfa antica del complotto e per occultare la verità di un abisso etico che non smette di stupire per le dimensioni e per la subcultura becera che fa da sfondo. Stiamo assistendo in questi giorni ad una vera e propria chiamata alle armi che non tollera riserve: o con il Cavaliere (fino in fondo, anche a costo di risultare ridicoli), oppure contro. Non c’è posto né per gli schifiltosi né per i moralisti. Questa volontà di potenza del Cavaliere è la vera causa per cui il nostro paese oggi è più diviso che mai. Questa è la vera prodezza compiuta in tutti questi anni dal premier: aver spaccato l’opinione pubblica in tutte le sue infinite articolazioni: la stampa, la classe intellettuale, i ceti produttivi, talora le amicizie e qualche volta perfino le famiglie. Lo stesso mondo cattolico vive preoccupanti lacerazioni. Cei e Vaticano risultano spesso distanti nei toni: le caute reprimende dell’Osservatore Romano non hanno certamente lo stesso “climax” dei fendenti di Famiglia Cristiana. Solo di recente alcuni cattolici hanno ritrovato la parola dopo lunghi anni di afasia: si erano un po’ distratti quando “le vergini venivano offerte al Drago”, come scrisse Veronica Lario nella famosa lettera a Repubblica. A noi che siamo stati educati con i valori cattolici ripugna che la morale cattolica sia applicata con gli avversari e interpretata con gli amici. La vicenda Berlusconi risulta importante più come misuratore dell’etica collettiva che come giudizio su un singolo uomo perchè nel modo di giudicare gli altri giudichiamo anche noi stessi. Vittorio Messori ha sapientemente escogitato il teorema utile ad ogni cortigiano per tirarsi fuori da ogni impaccio: un politico deve essere giudicato per le leggi che propone e non per la vita privata che conduce. Viene da trasecolare: in questo modo, da vizio capitale, la lussuria è stata derubricata a querulo moralismo. La precettistica cattolica riveduta e corretta “ad usum delphini”. Per giustificare una stupida parolaccia del premier, un alto prelato giunse perfino a dire che “bisognava contestualizzarla”. Anche questo può contribuire ad abbassare il costume etico dei cittadini, questa strana tolleranza che ha soppiantato l’antica intransigenza. Anche grazie alla Tv, abbiamo sdoganato il turpiloquio. La parolaccia, un tempo disdicevole, oggi è diventata un elemento estetico che denota coraggio intellettuale e vicinanza al popolo. Come ha scritto Dacia Maraini, la televisione è diventata un "bordello virtuale, un serraglio, una riserva di carne fresca, dominata dalla logica del mercato che è brutale e sessista". In fondo, la Tv ritraeva perfettamente la vera essenza del berlusconismo che in tanti, per calcolo e per convenienza, hanno finto di ignorare. Cala per sempre il sipario sul Cavaliere ma non ci si illuda perchè sono innumerevoli i cloni che si aggirano fra noi. E' ancora lunga la notte anche se pian piano vanno spegnendosi le scintillanti luci di Arcore.