BLOG - Tutte le incognite del nuovo governo, di Riccardo Gagliardi

· Pubblicato il: 02/10/2019

Il programma del nuovo governo denota molta attenzione alle tematiche sociali e lotta al disagio, rilancio della green economy, scelte economiche più vicine ai ceti deboli. Come al solito saranno le modalità ed i tempi di attuazione a determinarne il successo o il fallimento. Pochi accenni si sono invece registrati su un tema che bene aveva fatto al centrosinistra ulivista, avvicinando molto l’allora classe politica ai cittadini. Parliamo di liberalizzazioni, le famose “lenzuolate” di Bersani, che ancora oggi vedono nelle surroghe dei mutui, nell’assenza di commissioni delle ricariche dei cellulari o nella semplificazione delle polizze auto esempi più che virtuosi. Si può ancora fare qualcosa in quest’ambito? Certamente si. Si può fare meglio? Si, se soprattutto si associano a competitività, concorrenza e  miglioramento dei servizi, grazie ad un feroce monitoraggio da parte degli organi di controllo.

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La sfida politica  che ha davanti a sé il neonato governo 5s-PD mostra i primi timidi e talvolta confusi cambiamenti rispetto al precedente esecutivo, aldilà dei discorsi e confronti alimentati nelle sedi parlamentari.

Da questo punto di vista il tema dell’immigrazione segna, nel caso della Ocean Viking approdata a Lampedusa, un importante cambio di rotta, passando dalla diatriba “porti chiusi-porti aperti” alla stagione degli sbarchi autorizzati con immediata ripartizione dei migranti nei paesi europei. Sia chiaro: l’immigrazione era e rimane un’emergenza scivolosa per il Conte 2, poiché alimenta e mantiene viva la ninfa elettorale leghista, ma rappresenta anche un’opportunità di svolta. Non illudiamoci: la partita sarà lunga e spigolosa, ma intanto è un segnale.

Ma come spostare l’attenzione su un’agenda politica alternativa che renda meno attraente la propaganda leghista?

In parte il programma illustrato da Conte lo ha prefigurato: attenzione alle tematiche sociali e lotta al disagio, rilancio della green economy, scelte economiche più vicine ai ceti deboli. Come al solito saranno le modalità ed i tempi di attuazione a determinarne il successo o il fallimento.

Pochi accenni si sono invece registrati su un tema che bene aveva fatto al centrosinistra ulivista, avvicinando molto l’allora classe politica ai cittadini. Parliamo di liberalizzazioni, le famose “lenzuolate” di Bersani, che ancora oggi vedono nelle surroghe dei mutui, nell’assenza di commissioni delle ricariche dei cellulari o nella semplificazione delle polizze auto esempi più che virtuosi.

Si può ancora fare qualcosa in quest’ambito? Certamente si. Si può fare meglio? Si, se soprattutto si associano a competitività, concorrenza e  miglioramento dei servizi, grazie ad un feroce monitoraggio da parte degli organi di controllo. Non a caso laddove questo controllo è scemato, con una serie infinita di ingerenze, lassismi e conflitti di interesse, è venuto meno l’interesse pubblico dei servizi offerti (vedi caso Autostrade)  a tutto vantaggio dei soli investitori privati 

Ed allora da dove ricominciare?

Per esempio proprio dal sistema dei trasporti, che vivrà nei prossimi anni un’autentica rivoluzione. Più concretamente un fondamentale banco di prova starà anche nella gestione delle gare dei tpl (trasporti locali), affinché siano basate su  criteri di vera concorrenza e trasparenza, all’interno delle quali siano preminenti il tema della sostenibilità ambientale,  dell’efficienza dei mezzi e del sistema organizzativo (perenni ritardi, modernità strutture), delle politiche tariffarie e dell’integrazione con sistemi di mobilità..

L’elenco si potrebbe allargare a poste, commercio, liberalizzazione degli ordini professionali,  gestione dei sistemi idrici, in un Paese in cui le perdite di un bene prezioso come è l’acqua raggiungono percentuali difficilmente paragonabili a quelle di molti altri paesi europei.

Forse istituire una mini cabina di regia tra i ministeri competenti non sarebbe una cattiva idea, purché questa porti presto a definire un percorso praticabile, che superi le inevitabili resistenze che vivono fuori ed anche all’interno degli stessi soggetti che formano l’esecutivo.