BLOG - L'Italia poteva restare fuori dalla Seconda guerra mondiale? di Emilio Galli

· Pubblicato il: 21/09/2019

Nel marzo del 1938 Hitler si annette l’Austria, poi rivendica i Sudeti della Cecoslovacchia e nella conferenza di Monaco in settembre Francia e Inghilterra, pur di evitare la guerra, acconsentono alla cessione di quel territorio alla Germania. Non rispettando i patti, Hitler nel marzo del 1939 occupa Praga, Boemia e Moravia sono inglobati nel III Reich, la Slovacchia diventa uno stato satellite della Germania. E’ il fallimento della politica di appeasement (pacificazione) del primo ministro inglese Chamberlain.

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Nel marzo del 1938 Hitler si annette l’Austria, poi rivendica i Sudeti della Cecoslovacchia e nella conferenza di Monaco in settembre Francia e Inghilterra, pur di evitare la guerra, acconsentono alla cessione di quel territorio alla Germania. Non rispettando i patti, Hitler nel marzo del 1939 occupa Praga, Boemia e Moravia sono inglobati nel III Reich, la Slovacchia diventa uno stato satellite della Germania. E’ il fallimento della politica di appeasement (pacificazione) del primo ministro inglese Chamberlain. Nel marzo del 1939 Hitler rivendica la città di Danzica e minaccia la Polonia, Francia e Gran Bretagna s’impegnano a difendere il territorio polacco. Mussolini si allinea al Nazismo, dopo aver emanato nel 1938 le leggi razziali, nell’aprile del 1939 occupa l’Albania e nel maggio firma il Patto d’acciaio con la Germania, un’alleanza militare che lega il destino dei due Paesi.  Il 23 agosto Germania e Unione sovietica firmano il Patto Molotov-Ribbentropp, un accordo di non aggressione che garantisce a Hitler di coprirsi le spalle ad est. Il 1° settembre 1939 la Germania attacca la Polonia, il giorno 3 Francia e Gran Bretagna dichiarano guerra alla Germania, inizia così il II conflitto mondiale. La Polonia però non riceve aiuti dagli alleati, schiera il suo esercito lungo il confine pensando di fermare l’attacco nemico. La Germania adotta la nuova strategia della guerra lampo (Blitzkrieg), basata sull’uso congiunto dell’aviazione e dei carri armati, una guerra di movimento che consente di impadronirsi in pochi giorni di vasti territori e di chiudere in sacche gli eserciti nemici. In poche settimane la guerra è vinta, il 17 settembre l’Unione sovietica invade la Polonia orientale, il 27 settembre, dopo dieci giorni di assedio, le truppe tedesche conquistano Varsavia in parte distrutta dai bombardamenti. Nel settembre del 1939 Mussolini è costretto a dichiarare la non belligeranza dato che i comandi militari l’hanno informato della grave impreparazione del nostro esercito, dotato di un armamento scarso ed antiquato, con limitate scorte ed ulteriormente impoverito dalle recenti guerre in Etiopia e in Spagna. Mussolini porterà poi l’Italia in guerra, nonostante una buona parte del Paese fosse contrario, ma chi poteva opporsi non seppe o non volle farlo, questo ci porterà alla rovina.  Nella storia le vicende non necessariamente si devono verificare così come sono poi andate, ci sono sempre delle possibili alternative, purché le classi dirigenti sappiano agire in tempi adeguati e con coraggio. In Italia c’era da tempo un dibattito nell’elite sul futuro del Paese. L’ala moderata del fascismo (capeggiata da Grandi e Balbo) ostile all’alleanza con la Germania, consapevole che la guerra poteva determinare la fine del regime, non riesce ad impedire a Mussolini e ai gerarchi che lo sostengono (Starace, Farinacci, Scorza) di proseguire la via per una ancor più radicale totalitarizzazione dello Stato e di assimilazione alla Germania nazista.  Preferisce rinviare il progetto che prevedeva la sostituzione del Duce, nella prospettiva di uno Stato autoritario, ma che garantisca la continuità del potere personale dei gerarchi. Questo progetto non si attua anche per la passività del Re Vittorio Emanuele III che si deciderà troppo tardi, il 25 luglio del 1943, a destituire il Duce, così l’Italia si avviò ad una guerra disastrosa. Inoltre nel settembre del 1943 il re e il nuovo Capo del governo generale Badoglio abbandonarono Roma per rifugiarsi presso gli angloamericani, senza dare più ordini all’esercito e al Paese, consentendo ai nazisti di occupare il Paese. Anche nel mondo cattolico erano emerse, soprattutto dopo le leggi razziali, fermenti e forme di opposizione alla dittatura e alla guerra, ma le alte gerarchie cattoliche si dimostrarono molto prudenti e contrarie ad una rottura netta con il fascismo. Anche nel mondo industriale la non belligeranza venne vista come un’occasione da sfruttare, ma gli industriali temevano una crisi del regime fascista che aveva garantito loro grandi vantaggi. In sintesi quindi, chi era contrario alla guerra, non seppe o non volle opporsi per diversi motivi, e il Paese fu portato alla rovina. Oggi l’Italia sta attraversando una grave crisi di sistema: denatalità, deindustrializzazione, crescente divario tra ricchi e poveri, paure e ansie e sociali proiettate in modo strumentale da diverse forze politiche sulla questione dell’immigrazione. Alcuni, nei paesi dell’est europeo, ma con seguaci in Italia, hanno teorizzato la fine della democrazia liberale in nome di un nuovo modello di Stato, la “democrazia illiberale”, ossia una nuova forma di regime populista autoritario. Speriamo che in Europa la classe dirigente più consapevole sappia opporsi a questa deriva negativa.