BLOG - Una nuova agenda di governo per non essere inghiottiti dalla Lega, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 21/01/2019

Se intende recuperare il terreno perduto, al movimento 5 Stelle non resta altro che sfidare la Lega sul terreno a lei storicamente più impervio: quello della legalità. Ridare vigore al tema della legalità potrebbe consentire a Luigi Di Maio di riscrivere l'agenda di governo dando priorità a temi finora trascurati quali l'economia sostenibile, la scuola, la giustizia, la riforma della pubblica amministrazione. In caso contrario, questo esecutivo sarà fatalmente segnato da quel marchio truculento, populista e xenofobo che, prima del 4 marzo, nessun elettore pentastellato avrebbe mai immaginato di dover condividere.   

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La riforma delle pensioni e il reddito di cittadinanza rappresentano la grande vittoria di un governo che, fin dall'esordio, attribuiva a quelle misure un'importanza strategica che i due alleati ritenevano inderogabile. Occorre riconoscere che, malgrado l'ostilità della grande stampa e di una larga parte dell'establishment, Salvini e Di Maio sono riusciti a varare due provvedimenti che, in vista delle elezioni europee, “dovrebbero” produrre un grande consenso. Il rischio che ciò non avvenga risulta del tutto plausibile dato che, da qui alla data delle elezioni, il governo sarà chiamato a confrontarsi su un ampio ventaglio di temi che potrebbero far svanire l'entusiasmo di queste ore. Poichè non è pensabile occupare il dibattito pubblico seguitando a parlare di “quota 100” e di reddito di cittadinanza, non sarà facile per i due giovani leader far convergere in modo indolore l'azione di governo verso obiettivi graditi ai rispettivi elettorati. In questo senso, Lega e 5 Stelle sono condannati a coltivare una competizione interna che finirà inevitabilmente per esasperare le loro differenze identitarie. A complicare ulteriormente il cammino dell'esecutivo, ci sarà il risultato delle elezioni europee che, stando ai sondaggi, provocherà il ribaltamento degli attuali rapporti di forza tra i due partiti di governo. A quel punto, non sarà facile per Luigi Di Maio contenere i fervori “revanscisti” che, prevedibilmente, nasceranno all'interno del suo movimento che, solo allora, si vedrà costretto a prendere atto delle molteplici abiure di Di Maio (su condoni, Ilva, Tap, trivelle, F35) che il dibattito sul reddito di cittadinanza ha consentito di occultare. Il sorpasso elettorale della Lega sarà l'occasione per capire che, con un furbastro come Matteo Salvini, nessun “governo del cambiamento” sarebbe mai stato possibile. Per uscire dalla morsa di un esecutivo che giova soltanto alla Lega, l'unica carta a disposizione di Di Maio resta quella di un rimpasto. La sostituzione di alcune figure, a dir poco catastrofiche, come Danilo Toninelli e Laura Castelli, potrebbe consentire ai 5 Stelle di riaccreditarsi davanti a quella parte di establishment che attende lo sblocco delle grandi opere per attutire l'impatto di una recessione che gli analisti danno per certa. Questo, sul versante governativo. Di contro, per placare le ire della piazza, risulterà sicuramente salutare il ritorno di Alessandro Di Battista che avrà il compito di arginare la straripante invadenza mediatica di Matteo Salvini. Il risultato delle europee, pertanto, é destinato a determinare una svolta strategica dei 5 Stelle i quali saranno costretti a tenere alto il clima della competizione con l'alleato di governo. In quest'ottica, appare sempre più verosimile l'ipotesi di un ritorno al vecchio movimentismo al fine di ritrovare quella forza propulsiva che oggi appare gravemente usurata da un'esperienza di governo con un alleato della cui lealtà oggi sono molti a dubitare. Non sarà facile, tuttavia, rispolverare gli ardori originari restando al governo. Pertanto, se intende recuperare il terreno perduto, al movimento 5 Stelle non resta altro che sfidare la Lega sul terreno a lei storicamente più impervio: quello della legalità. Ridare vigore al tema della legalità potrebbe consentire a Di Maio di riscrivere l'agenda di governo dando priorità all'economia sostenibile, alla scuola, alla giustizia, alla riforma della pubblica amministrazione. In caso contrario, questo esecutivo sarà fatalmente segnato da quel marchio truculento, populista e xenofobo che, prima del 4 marzo, nessun elettore pentastellato avrebbe mai immaginato di dover condividere.   

Editoriale apparso su La Provincia del 21 gennaio 2019