BLOG - Una lezione per l'Europa: Obama e il nuovo Sogno Americano, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 13/11/2008
La vittoria di Obama sembra inaugurare il nuovo Spirito del Tempo. L'auspicio è che sia giunta l'ora della concretezza dopo i fasti di una cultura che ha celebrato per decenni il mito di una societò cialtrona e consumista

La vittoria di Obama rappresenta un evento politico di eccezionale importanza per le profonde ripercussioni che, inevitabilmente, avrà anche in Europa. Ci riferiamo soprattutto alle ripercussioni culturali riconducibili alla grande capacità di attrazione che gli Stati Uniti hanno sempre esercitato sul costume occidentale. Dall’avvento di Reagan ad oggi, le classi dominanti europee si sono sempre ispirate al modello americano mutuandone valori, stile di vita e codici di comportamento. Grazie alla televisione sono state annullate le distanze tra i due emisferi ed è stato stupefacente assistere alla progressiva omologazione delle giovani generazioni europee a quelle americane: vestono allo stesso modo, ascoltano la stessa musica, guardano gli stessi film e, cosa più importante, nutrono le medesime aspettative di vita. L’unica differenza era costituita dalla lingua ma la scuola, la musica e, per ultimo, Internet, stanno gradualmente eliminando l’ultimo sedimento di un divario culturale ormai d’altri tempi. Per quasi trent’anni il Vecchio Continente ha fatto propria l’utopia americana di una società opulenta che, in quanto tale, era destinata naturaliter alla felicità perpetua. “Arricchitevi!” era il monito delle classi egemoni, americane ed europee, che avevano imposto al cittadino una nuova etica del lavoro finalizzata al conseguimento del consumo, di un consumo frenetico e dissennato trasformatosi in motivo di autorealizzazione. La destra americana ha permeato dei suoi valori l’intera cultura occidentale, fagocitando la politica e facendo strame delle ideologie. Come dice lo storico Charles Maier, l’Impero della Produzione è stato col tempo soppiantato dall’Impero del Consumo. Destra e Sinistra hanno iniziato a somigliarsi sempre più e ciò ha finito per creare una società sempre più edonista e spoliticizzata che nel lungo periodo ha soltanto giovato alla destra la quale, va ammesso, ha saputo sapientemente tradurre in dividendo elettorale il consenso di una società forgiata sui suoi valori. Oggi bisogna ammettere che aveva ragione Vittorio Foa: il grande errore della sinistra è stato quello di abbandonare le classi subalterne al mito consumista senza capire che ciò le avrebbe inevitabilmente consegnate alla destra. Anche in Italia si è verificato questo. Prima da imprenditore televisivo e poi da politico, per anni Berlusconi ha incarnato i valori della destra americana. Le sue televisioni hanno importato in Italia l’universo televisivo degli americani: i talk show, le soap opera, i film polizieschi, gli horror, i quiz, i programmi trash o quelli strappalacrime, l’overdose di sport, la pubblicità ridondante. Una televisione del tutto inedita nei suoi stilemi che ha immediatamente trovato il favore dei giovani e che, col tempo, ha finito per conquistare anche gli adulti più riluttanti. La vittoria elettorale di Berlusconi del 1994 ha rappresentato la conseguenza di questa profonda trasformazione del nostro costume. Sarebbe, tuttavia, grottesco imputare al Cavaliere questa sorta di mutazione antropologica del nostro popolo. Riteniamo, infatti, che il successo del berlusconismo nasca dall’incontro tra una società profondamente smaniosa di cambiamento e un uomo che, per la sua storia e per i suoi successi personali e imprenditoriali, si presentava come il miglior interprete dello spirito del tempo. Oggi il vento della storia sembra cambiare e la vittoria di Obama ne è la riprova. La destra italiana avverte i primi refoli di un cambiamento che si annuncia gravido di incognite. Di contro, la sinistra sembra aver trovato in Obama un’occasione storica per ricompattarsi. Tuttavia, destra e sinistra fingono di aver perso la memoria e converrà rinfrescarla al più presto. Il Cavaliere dovrà, pertanto, ricordarsi delle innumerevoli volte in cui si è gloriato della sua amicizia con Bush e Putin. Invece, come dice Ostellino, la sinistra dovrà ricordarsi che gli Stati Uniti non sono diventati una grande democrazia perché hanno eletto Obama ma, al contrario, hanno eletto Obama perché sono una grande democrazia.