BLOG - Un paese senza memoria che non sa più indignarsi, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 28/01/2019

In un paese civile, la morte in mare di centinaia di esseri umani non dovrebbe mai costituire oggetto di dibattito: lo dice il buon senso, lo dice la Costituzione, lo dicono le Sacre Scritture di cui gran parte della nazione ha permeato la propria formazione etica. Grazie ad un sapente lavoro di rimozione mediatica, la morte di orde di disperati che annegano in mare viene derubricata a mero fatto statistico. Questo consente di dirottare il dibattito su temi collaterali quali la delinquenza, i costi dell’accoglienza, l’Europa, perfino il colonialismo francese.

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L’ebbrezza del consenso rischia di condurre Matteo Salvini alla convinzione che, mostrarsi digrignante in tv e sui social, possa aiutarlo a consolidarne l’immagine di leader indiscusso della destra e di prossimo capo del governo. Approfittando della debolezza degli alleati e di un premier di cui le cronache ne rappresentano quotidianamente l’assoluta irrilevanza, Salvini non perde occasione per ostentare una ferocia che non ha precedenti nella storia repubblicana. In un paese civile, la morte in mare di centinaia di esseri umani non dovrebbe mai costituire oggetto di dibattito: lo dice il buon senso, lo dice la Costituzione, lo dicono le Sacre Scritture di cui gran parte della nazione ha permeato la propria formazione etica. Fino a qualche anno fa, nessuno avrebbe immaginato che un politico avrebbe assistito a certe tragedie con quella sprezzante indifferenza che Salvini esibisce orgogliosamente avendo, tuttavia, cura di oscurare le immagini degli annegamenti. Si tratta di un giochetto vecchio come il cucco: inebetito dalla potenza straripante dei media, per l’uomo occidentale “tutto ciò che non si vede, non esiste”. Lo hanno teorizzato per anni Mc Luhan, Popper, Chomsky, Bauman, Sartori, Bourdieu, Virilio. Ora lo stiamo sperimentando in diretta. La morte di orde di disperati che annegano in mare viene derubricata a mero fatto statistico. Questo consente di dirottare il dibattito su temi collaterali quali la delinquenza, i costi dell’accoglienza, l’Europa, perfino il colonialismo francese (ohibò!). C’é, pertanto, una sapiente regia mediatica nel nascondere accuratamente le immagini dei numerosi naufragi in cui, ogni volta, muoiono in mare decine di poveri. Salvini finge, inoltre, di non capire che il tema dell’immigrazione rappresenta un problema che non può essere affrontato con un approccio emergenziale, così come hanno fatto i governi precedenti dai quali Salvini tende a differenziarsi solo nello stile. Non c’é nessuna differenza, infatti, tra il “buonismo” dei vecchi governi e il “cattivismo” dell’attuale esecutivo perché si tratta di due modalitá di intervento entrambe prive di prospettive strategiche. Infatti, bloccare l’accesso delle navi nei porti italiani non risolve il problema così come non lo risolve la ricerca di un accordo con i miliziani libici per vanificare le partenze. Piaccia o no, solo l’Europa é in grado di garantire una soluzione definitiva a quello che si annuncia come un esodo dal Continente africano di dimensioni bibliche. Pertanto, già solo questo dovrebbe essere sufficiente per proclamarsi “europeisti”. Di contro, questo governo ha sempre manifestato un'aperta ostilità nei confronti dell’Ue e una singolare simpatia per Vladimir Putin. Si tratta di uno stato d’animo che si può riscontrare facilmente presso i militanti di Lega e 5 Stelle benché Salvini e Di Maio non abbiano mai avuto il coraggio di ammetterlo. Tuttavia, sarebbe utile rammentare un particolare: nella prima bozza del contratto di governo era contemplata l’uscita dall’euro. Occorre ripartire da questo dettaglio per capire che questo governo intende usare il tema dell’immigrazione come una clava per abbattere la costruzione europea. Le morti in mare, quindi, continueranno, così come vuole l’accorta regia di chi evita di mostrare i volti disperati di chi annega nell’assoluta indifferenza di un paese che sembra avere irrimediabilmente smarrito la propria memoria e la propria identità. 

P.S. Editoriale apparso su La Provincia del 28.01.2019