BLOG - Tramonto delle ideologie, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 03/07/2008

Il capitalismo, da sistema economico, si è trasfomato in sistema di valori, in una nuova ideologia dall'enorme potere uniformante. Homo ludens e Homo consumens rappresentano l'approdo finale dell'evoluzione della specie umana?

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Il Novecento viene definito il secolo delle grandi ideologie da cui si sono originati i totalitarismi della storia.
Dopo il crollo del comunismo, in Occidente si è diffusa, un po’corrivamente, la tesi del tramonto delle ideologie. Non siamo d’accordo: occorre prendere atto che, da tempo, il capitalismo non è più soltanto un sistema economico. Noi occidentali dobbiamo tanto al capitalismo perché ci ha consentito di migliorare in modo ragguardevole il nostro tenore di vita. Tuttavia risulta innegabile che, in modo silente e pervasivo, esso è stato in grado di imporre un proprio sistema di valori e un proprio ethos.  Il suo potere uniformante ha infatti reso simili popoli interi, distanti per tradizioni e culture, imponendo loro medesimi modelli e stili di vita. Da sempre le democrazie occidentali nutrono l’illusione di poter coesistere armonicamente con i valori del capitalismo. Qualcuno ci ha perfino raccontato che capitalismo e democrazia sono inscindibili. Oppure che il capitalismo conduca naturaliter alla democrazia. Nulla di più menzognero. Il capitalismo guarda alla sola libertà in campo economico, non è interessato alla altre sfere della vita associata. La Cina è la riprova che ci può essere libertà economica (il mercato) senza le altre libertà civili. Questo perché, piaccia o no, l’imperativo del capitalismo resta il profitto: tutto il resto, etica compresa, è solo accademia. Purtroppo il profitto si può creare in un solo modo: inducendo il cittadino a consumare. Al capitalismo non serve, pertanto, il cittadino pensante ma il cittadino consumatore (homo consumens, come dice Bauman). Il consumo presuppone, tuttavia, un reddito che possa consentirlo. Per questo motivo la nostra unica, vera religione privata è diventata il danaro. Il cittadino occidentale non pensa ad altro perché solo possedendolo potrà sentirsi parte del “sistema”. Ammettiamolo: il diritto di proprietà è il solo diritto che ci interessa davvero. Stiamo pian piano abdicando ai veri diritti di libertà. Alla libertà di pensiero, innanzitutto. Il capitalismo ci vuole tutti eguali, pensare in proprio ci rende diversi, quasi eroici. Mentre il conformismo delle dittature si fonda sulla paura dello Stato, il conformismo delle democrazie capitalistiche si fonda sulla paura della società. Abbiamo il terrore di non essere accettati dagli altri: meglio sbagliare in tanti che non avere ragione da soli. Non è vero, dunque, che le ideologie non esistono più. Consumismo e conformismo sono le forme evolute di una nuova ideologia che ha silenziosamente fagocitato le vecchie. La Fine della Storia decretata da Fukuyama è una clamorosa menzogna. La storia sta seguitando il suo corso secondo i propri dettami che sono sempre gli stessi, immutati ed immutabili. Anche oggi, come in passato, le masse sono educate a non pensare. Sono manipolate e trattate come un bambino che bisogna viziare e addomesticare. Il “popolo sovrano” è solo una mistificazione. Ha ragione Pareto quando sostiene che la storia è un cimitero di aristocrazie. L’emarginazione delle masse costituisce una costante della storia perché i destini dei popoli sono stati sempre determinati dalle élite. Anche il nostro paese non si sottrae a questa regola. Possiamo forse dire che l’Unità d’Italia, il Fascismo, la Resistenza e lo stesso ingresso nell’Unione Europea, sono stati dei movimenti di massa? Dunque, non è cambiato nulla. Lo vediamo dai giovani che sono lente di ingrandimento e specchio di noi adulti che li abbiamo forgiati. Li abbiamo educati al consumo e li abbiamo illusi facendoli credere che questo li avrebbe resi liberi. La libertà, quella vera, non sanno cosa sia. Per questo dovremmo insegnare loro la democrazia e far capire che la libertà di consumare è importante ma che lo è ancor più quella di pensare. Anche se si corre il rischio di avere ragione da soli.