BLOG - Se fossimo un paese normale, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 18/12/2018

Se fossimo un paese normale, dopo la transizione gialloverde dovrebbe sorgere un polo conservatore e sovranista, composto da Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, in competizione con un polo riformista ed europeista, composto da 5 Stelle, Pd e Liberi e Uguali. Poichè non siamo un paese normale, nel sottosuolo della politica italiana si agitano forze, neppure tanto occulte, che spingono per la nascita di un nuovo soggetto politico in grado di neutralizzare sul nascere quel percorso. Renzi, ad esempio, non avrebbe alcuna possibilità di assurgere ad una nuova leadership all'interno di uno schieramento progressista “pacificato”. Ecco perchè, dopo la vittoria di Zingaretti, lascerà il Pd.  

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La frequenza con cui Salvini e Di Maio avvertono la necessità di assicurare che questo governo durerà cinque anni, deriva dalle tensioni crescenti tra Lega e 5 Stelle che non lasciano presagire nulla di buono. Da qualche settimana si avverte tra le file del governo un clima di precarietà che nessuno può fingere di ignorare. In verità, lo stesso contratto di governo rivela la natura transitoria di un esecutivo che é destinato a reggere fino a quando non ci saranno le condizioni per un'alternativa di cui, allo stato, non vi è alcuna traccia. A causa dei suoi limiti strutturali, il governo in carica rappresenta un'anomalia che non potrà avere lunga durata dato che Lega e 5 Stelle si vedono costrette a dispiegare all'interno stesso dell'esecutivo quell'antagonismo competitivo che dovrebbe spettare alle forze di opposizione. In questo senso, da classici partiti di lotta e di governo, Lega e 5 Stelle vantano la capacità di presidiare il “Palazzo” occupando contestualmente le piazze. E' questa la caratteristica tipica del populismo, questo camaleontismo politico che non consente all'opposizione di interpretare il proprio ruolo che il governo ha saputo confiscarle annettendosi temi e bandiere. Il paradosso italiano é tutto qui, con l'aggravante di un'opposizione che, malgrado la scoppola elettorale, ancora oggi si compone degli stessi soggetti che l'hanno determinata. Eppure, malgrado questo, le vicende delle ultime settimane inducono a ritenere che la competizione  tra Lega e 5 Stelle, tutta interna all'esecutivo, può comunque minare le sorti di questo governo all'interno del quale Matteo Salvini continua a ricoprire un ruolo ubiquitario che né Conte, nè Di Maio, sono in grado di contenere. I fermenti che si avvertono nella base dei 5 Stelle dimostrano la grande delusione per le numerose abiure che Luigi Di Maio ha dovuto ingoiare in questi mesi per tener fede ad un patto di governo che l'alleato finge pubblicamente di voler onorare per poi sconfessarlo, in privato, davanti agli interlocutori più autorevoli. Da settimane, ormai, Matteo Salvini seguita a giocare su più tavoli senza che Di Maio abbia mai dimostrato il coraggio di richiamarlo all'ordine. L'imminente ritorno di Di Battista, che gli elettori pentastellati attendono con trepidazione, dovrà servire al movimento per dare una svolta al rapporto con la Lega che, con l'arrivo del “Dibba”, si vedrà costretta a rivalutare l'ipotesi di un riavvicinamento a Berlusconi. Se fossimo un paese normale, l'approdo finale di questa transizione dovrebbe vedere i natali di un polo conservatore e sovranista, composto da Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, in competizione con un polo riformsita ed europeista, composto da 5 Stelle, Pd e Liberi e Uguali. Già, se fossimo un paese normale. Poichè non lo siamo, nel sottosuolo della politica italiana si agitano forze, neppure tanto occulte, che spingono per la nascita di un nuovo soggetto politico in grado di neutralizzare sul nascere quel percorso. Matteo Renzi, ad esempio, non avrebbe alcuna possibilità di assurgere ad una nuova leadership all'interno di una sinistra “pacificata”. Per queste ragioni, appare sempre più verosimile l'ipotesi di una sua uscita dal Pd il quale, sotto la guida di Nicola Zingaretti, chiuderà per sempre la stagione del Nazareno. Con la nascita di un proprio gruppo, in Parlamento i renziani potranno sparigliare i giochi e sperimentare, con i transfughi di Forza Italia, quel ruolo di “terza forza” che potrebbe consentire a Renzi l'atteso riscatto. Ma per rinascere dalle sue ceneri, Matteo Renzi avrà bisogno di un supporto mediatico che solo “lui”, Silvio Berlusconi, potrà garantirgli. Siamo sempre all'eterno ritorno della politica italiana. Parafrasando Montanelli, verrebbe da dire: “Rieccolo!”.

P.S. Editoriale apparso su La Provincia martedì 18 dicembre 2018