BLOG - Quella voce suadente delle sirene dell'Est, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 22/10/2018

Il governo italiano si dimostra sempre più insofferente verso i partner europei e, stranamente, sempre più in sintonia con la Russia di Putin che per Salvini resta un invidiabile Eldorado. Risulta preoccupante questa irrefrenabile infatuazione della destra italiana per Putin e per Donald Trump i quali non hanno mai fatto mistero della loro ostilità nei confronti della costruzione europea. Poichè i 5 Stelle sono avvezzi a fiutare i complotti, possibile che ritengano Orbàn e il “gruppo di Visegrad” un'allegra masnada di innocui buontemponi da preferire alla Merkel e a Macron? 

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La vicenda del decreto fiscale rappresenta uno dei tanti fuochi fatui della politica italiana che inducono l'opinione pubblica a porsi inutili interrogativi. I fatti sono noti. Mentre il nostro premier illustrava ai partner europei il contenuto del decreto, in Tv Luigi Di Maio non esitava a disconoscerne la paternità ipotizzando l'esistenza di una “manina” che, a suo dire, avrebbe stravolto il testo originario. Dopo la smentita di Matteo Salvini, da più parti si favoleggia, ora, di uno scontro ormai insanabile tra Lega e 5 Stelle che rischierebbe di sfociare in una crisi di governo. In realtà, in un modo o nell'altro, i due leader riusciranno a rappattumarsi perché nessuno dei due ha la convenienza a rompere un'alleanza che si fonda su un obiettivo strategico che gode ampiamente dell'appoggio dei rispettivi elettorati le cui profonde affinità sono destinate a rendere sempre più organica l'intesa di governo. Come abbiamo più volte rilevato, l'obiettivo comune di Lega e 5 Stelle é di cercare lo scontro con l'Unione europea. In quest'ottica, non desta alcuna preoccupazione la perentoria bocciatura della manovra da parte di Bruxelles che Salvini e Di Maio hanno auspicato e incoraggiato. Occorre rammentare che la “deviazione” dalle regole europee, che il commissario Moscovici imputa alla manovra, era già contenuta “in nuce” nel contratto di governo che Salvini e Di Maio hanno stipulato contando su un fattore contingente che rende poco realistica l'ipotesi di una procedura di infrazione nei confronti del nostro paese. L'imminenza delle elezioni europee costringerà, infatti, la Commissione Ue ad astenersi da qualunque iniziativa sanzionatoria. Per tali ragioni, Salvini e Di Maio si apprestano ad un confronto tutto “muscolare” con l'Europa, così come piace agli elettori di Lega e 5 Stelle che non hanno mai nascosto la propria ostilità nei confronti di Francia e Germania, nerbo dell'Unione. Siamo alla riedizione, un tantino grottesca, di quello schema nefasto che ritraeva l'Italia “nazione proletaria”, sfruttata e vilipesa dalle “plutocrazie” europee. Questa é la narrazione che Salvini e Di Maio intendono portare avanti fino alla prossima primavera, del tutto incuranti delle ripercussioni che ci saranno nei mercati che, più dei tecnocrati di Bruxelles, restano il grande nemico dei governi nazionali per la loro capacità di condizionarne le politiche e, quindi, le sorti. Proprio per fronteggiare e domare gli “spiriti animali” di questo nemico invisibile, i governi hanno bisogno di un quadro di regole comuni in grado di mitigarne e addomesticarne la forza squassante. Di contro, il governo italiano si dimostra sempre più insofferente verso i partner europei e, stranamente, sempre più in sintonia con la Russia di Putin che per Salvini resta un invidiabile Eldorado. Inutile dire che risulta preoccupante questa irrefrenabile infatuazione della destra italiana per Vladimir Putin ma, anche, per Donald Trump i quali non hanno mai fatto mistero della loro avversione nei confronti della costruzione europea. Nella logica imperiale degli Usa e della Russia, le ragioni di tale ostilità risultano ovvie e comprensibili. Per le medesime ragioni, occorre ammettere che non risulta affatto peregrina l'ipotesi, più volte circolata nelle cancellerie europee, dell'esistenza di un piano di sabotaggio dell'Europa che annetterebbe al nostro paese un ruolo fondamentale. Poichè i 5 Stelle sono avvezzi a fiutare i complotti, possibile che ritengano Orbàn e il “gruppo di Visegrad” un'allegra masnada di innocui buontemponi da preferire all'efebico Macron e alla terribile virago tedesca? Matteo Salvini e Luigi Di Maio dovrebbero sapere che, dallo scontro in corso tra europeisti e sovranisti, il nostro paese rischia di uscirne con le ossa rotte. Per questo é necessario tenere la barra ferma, recuperare i rapporti con i nostri alleati e guardare con saggia circospezione le sirene dell'Est. 

Editoriale apparso su La Provincia del 22.10.2018