BLOG - Quella parte di Nord che detesta i 5 Stelle, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 16/01/2019

In questi giorni stanno esplodendo prepotentemente le grandi differenze identitarie esistenti tra i due elettorati i quali, per alcuni versi, appaiono antropologicamente incompatibili. L'elettore leghista, fiero del suo operoso pragmatismo, non é disposto a tollerare le “manfrine” dei 5 Stelle ai quali si imputa il rischio di paralizzare l'economia a causa del loro stucchevole legalismo. Nell'ottica di un leghista, avvezzo a vedere nello Stato più un ostacolo che un sostegno, il candore dei 5 Stelle rappresenta una vera iattura da cui sarebbe utile liberarsi anche a costo di riesumare una cariatide come Berlusconi. 

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La manifestazione pro-Tav promossa dalla Lega e la recente polemica di Salvini con il Sindaco di Roma, Virginia Raggi, dimostrano che la temperatura all'interno del governo comincia a risentire degli umori della base. In questi mesi é emersa chiaramente la differenza di statura politica tra Salvini e Di Maio. Tale divario era già emerso durante la gestazione del contratto di governo a cui Matteo Salvini annetteva una precisa importanza strategica. Quando Luigi Di Maio si accorgerà che questo governo sta gettando le basi per un ritorno del centro-destra, sarà troppo tardi per rendersi conto del cinismo politico del suo alleato. Fin dall'esordio, il contratto con i 5 Stelle ha rappresentato per Matteo Salvini l'occasione per neutralizzare il veto di Berlusconi alla sua leadership all'interno del centro-destra. L'alleanza con i 5 Stelle, pertanto, ha come obiettivo strategico quello di porre la Lega alla guida di uno schieramento in cui Forza Italia non potrà vantare alcun potere di interdizione. In fondo, si tratta esattamente di ciò che vogliono gli elettori di Salvini i quali, negli ultimi tempi, appaiono sempre più insofferenti nei confronti dei 5 Stelle a cui non viene perdonato il reddito di cittadinanza e, soprattutto, il blocco delle grandi opere. Come era prevedibile, in questi giorni stanno esplodendo prepotentemente le grandi differenze identitarie esistenti tra i due elettorati i quali, per alcuni versi, appaiono antropologicamente incompatibili. L'elettore leghista, fiero del suo operoso pragmatismo, non é disposto a tollerare le “manfrine” dei 5 Stelle ai quali si imputa il rischio di paralizzare l'economia a causa del loro stucchevole legalismo. Nell'ottica di un leghista, avvezzo a vedere nello Stato più un ostacolo che un sostegno, il candore dei 5 Stelle rappresenta una vera iattura da cui sarebbe utile liberarsi anche a costo di riesumare una cariatide come Berlusconi. Questo, in sintesi, é lo stato d'animo di ogni simpatizzante leghista che ha in uggìa tutti i “grillini” per la loro pervicace diffidenza nei confronti dei ceti produttivi che essi vedono come una sentina di inguaribili evasori. Un vero animale politico come Salvini non può ignorare la crescente ostilità che al Nord si respira nei confronti dei 5 Stelle. Questo governo, pertanto, durerà fino a quando Matteo Salvini deciderà di tenerlo in vita, cioè, fino a quando non avrà la certezza che Berlusconi sarà disposto a cedergli il testimonio. Questa precarietà certifica, in modo inequivocabile, la subalternità dei 5 Stelle alla Lega. A differenza di Salvini, Luigi Di Maio non é in grado di indicare al suo movimento alcun orizzonte strategico. Il giorno in cui Salvini deciderà di staccare la spina al governo, ai 5 Stelle non resterà altro che tornare al loro “splendido isolamento” per leccarsi le ferite di un'esperienza di governo destinata a ridimensionarli per la pochezza di una compagine di cui sarà necessario ridefinire i metodi di selezione. A questo punto, sarà interessante vedere per la prima volta insieme all'opposizione Pd e 5 Stelle. Fino a quando resteranno in carica gli attuali gruppi dirigenti, sappiamo che qualunque ipotesi di interlocuzione risulta del tutto velleitaria. Di contro, un Pd “de-renzizzato” e guidato da Nicola Zingaretti, potrebbe gettare le basi per un dialogo che costituirebbe la grande novità di una stagione politica che si annuncia gravida di incognite. Per queste ragioni, le prossime elezioni europee saranno una tappa fondamentale, non solo per il futuro dell'Europa ma anche del nostro paese. E' bene che tutti lo sappiano.

Editoriale pubblicato su La Provincia del 16.01.2019