BLOG - Quei finti attacchi al governo, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 10/12/2018

Gli attacchi al governo da parte di Boccia, presidente di Confindustria, sono, in realtà, un attacco ai 5 Stelle, come si evince dalla facilità con cui la grande stampa suole dileggiare i pentastellati riservando solo qualche timido buffetto alla Lega. Gli imprenditori italiani non sono più disposti a sopportare la paralisi delle opere pubbliche: é questa la colpa più grave che viene imputata ai 5 Stelle. Il reddito di cittadinanza costituisce solo un argomento pretestuoso per screditare un movimento le cui lacune sarebbero state  anche tollerate senza la pervicace opposizione alla Tav e allo sblocco dei cantieri.

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Le manifestazioni di Torino e di Roma, apparentemente diverse per le ragioni che le hanno determinate, hanno come denominatore comune quello di simboleggiare il momento di grande difficoltà in cui versa il movimento 5 Stelle. Per le sorti del governo e, probabilmente, anche del movimento, questo momento richiederebbe una leadership più autorevole di quella rappresentata da Luigi di Di Maio il quale, a parte le recenti vicende personali, non ha mai dimostrato di possedere la statura necessaria per placare le straripanti incontinenze di Matteo Salvini. Sia pure con modi e accenti diversi, quelle due piazze certificano definitivamente il primato della Lega all'interno di una coalizione che, solo apparentemente, sembra essere sotto attacco anche nel paese. In realtà, non é così. Infatti, ad essere sotto attacco é solo il movimento 5 Stelle il quale, a Torino, si  è visto costretto a scendere in piazza per replicare alla manifestazione delle “madamine”, e, a Roma, sua roccaforte, si é rassegnata a subire l'esibizione muscolare di Salvini. Si tratta di due iniziative da cui a uscirne vincente é stata solo la Lega la quale, anche sulla Tav, ha sempre badato a custodire il consenso presso gli ambienti che contano tant' è che, con la solita iattanza, Salvini non ha esitato ad ammettere che, fosse stato per la Lega, la Tav si sarebbe già fatta. I sondaggi dimostrano che, malgrado l'esecutivo risulti inviso ai salotti buoni del nostro capitalismo, poi, in realtà, ad esserne realmente penalizzati sono soltanto i 5 Stelle. La sensazione é che l'establishment stia spingendo per il superamento di questa transizione perchè troppo gravida di incognite, sia per lo spread che per il rischio di una nuova recessione. Si ponga mente alle recenti esternazioni di Boccia. In passato, non si era mai visto un presidente della Confindustria sferrare un attacco così virulento verso la manovra finanziaria di un governo. Sarebbe, tuttavia, utile rimarcare la diversità dei toni riservati a Salvini e Di Maio, come si può arguire anche dalla facilità con cui la grande stampa suole dileggiare i pentastellati riservando solo qualche timido buffetto alla Lega per la quale, va ricordato, gran parte degli imprenditori continua, comunque, a simpatizzare. Diciamola tutta, la classe imprenditoriale del nostro paese non é più disposta a sopportare la paralisi delle opere pubbliche: é questa la colpa più grave che viene imputata ai 5 Stelle. Il reddito di cittadinanza costituisce solo un argomento pretestuoso, e di facile impatto mediatico, per screditare un movimento le cui lacune sarebbero state  anche tollerate senza la pervicace opposizione alla Tav e allo sblocco dei cantieri. Siamo entrati, pertanto, in una fase politica piena di incertezze, talora velenose. L'unica certezza che alligna in certi ambienti é quella di sbarazzarsi quanto prima dei 5 Stelle i quali, va detto, non hanno fatto nulla per meritarsi un degno proscenio. Per liberarsi dei 5 Stelle e dare, comunque, un governo al paese, l'unica soluzione si fonda sulla possibile creazione, dalle ceneri del Pd e di Forza Italia, di un nuovo soggetto politico da affiancare alla Lega per addomesticarla e ricondurla nell'alveo di una corretta dialettica istituzionale. Con questo spirito sono stati concepiti da Matteo Renzi, in piena fase pre-congressuale, i “comitati civici” che rappresentano il tentativo di arrivare ad una conta interna al Pd prima di abbandonare un partito ormai morto a cui intende infliggere il colpo di grazia per non avere rivali a sinistra. A differenza del Pd, il “patto del Nazareno” é più vivo che mai, come si respira anche in periferia dove renziani e berlusconiani iniziano ad amoreggiare teneramente. E' questo il destino del paese: piaccia o no, moriremo tutti democristiani.   

P.S. Editoriale apparso su La Provincia del 10.12.2018