BLOG - L’estate stregata del dottor Polidori, di Maurizio Fierro

· Pubblicato il: 09/10/2019

Ce lo si può immaginare, Lord Byron, sorriso di scherno e lingua affilata, rivolgere uno sguardo obliquo al suo medico e segretario personale John Polidori; magari con la complicità dell’amante Claire Clairmont, e di Percy Bysshe Shelley. Non quella di Mary Wollstonecraft Godwin però, perché in quel giugno del 1816, la giovane figlia del filosofo William Godwin e della femminista d’antan Mary Wollstonecraft nutre sincera simpatia verso il dottor Polidori...

---------------------

Piove senza soluzione di continuità a Ginevra. La temperatura è invernale, un autentico disastro climatico che ha fatto svanire i raccolti e ghiacciare i fiumi. Uno strano nevischio cade sul lago di Lemàno, ha il colore della ruggine, a causa della polvere vulcanica trasportata dal vento, conseguenza della catastrofica eruzione del vulcano indonesiano Tambora, avvenuta l’anno prima. Il cibo scarseggia e la gente, già esasperata dalle guerre napoleoniche, si dà al saccheggio. Vengono macellate tutte le mucche a disposizione, poi tocca ai maiali, infine si comincia a mangiare di tutto, dai gatti al muschio, e mentre migliaia di persone muoiono per malattie e congelamento, gli astronomi annunciano di aver avvistato con i loro telescopi macchie solari che a breve saranno visibili a occhio nudo. Si diffondono voci incontrollate che parlano di un’imminente morte del sole, e in tutta Europa circolano opuscoli sulla prossima Apocalisse, di cui si arriva perfino a preconizzare la data: il 18 luglio. Villa Diodati è una grande tenuta eretta nel XVIII secolo e situata sul declivio di una collina in località Cologny, con splendida vista sul lago di Ginevra. Lord Byron se ne è innamorato all’istante e, dopo alcuni giorni trascorsi all’Hotel d’Angleterre, dove ha avuto modo di stringere amicizia con i futuri sposi Percy Bysshe Shelley e Mary Wollstonecraft Godwin, ha deciso di affittarla per soggiornarvi insieme a John Polidori. Qui, nelle lunghe serate avvolte dal chiarore elettrico dei continui temporali, i cinque inglesi ingannano il tempo leggendo le “Fantasmagoriana”, raccolta di novelle gotiche di origine tedesca pubblicata a Parigi nel 1811, finché una sera, la mente di lord Byron è illuminata da un’idea: “perché accontentarsi di leggerli, scriviamo anche noi di fantasmi!”. Una sfida, quindi, che avrebbe vinto chi fosse riuscito a completare nel minor tempo un racconto. È il 16 giugno, e l’idea viene ben accolta dagli ospiti, tutti scrittori, o che ambiscono a diventarlo. La stessa Claire, cantante e attrice teatrale, è stata la traduttrice delle favole dei fratelli Grimm in inglese. Ma è soprattutto il dottor Polidori a farsi entusiasmare dalla sfida. Figlio maggiore di una governante inglese e di Gaetano Polidori, (già segretario di Vittorio Alfieri), il giovane dottore ha suscitato in Byron un’iniziale simpatia, che ha spinto il barone ad assumerlo come segretario personale. Ma come quasi sempre accade a quello spirito eccentrico e volubile, ben presto John gli viene a noia, ricordandogli ogni giorno di più l’odiato tutore, Lord Carlisle. Non tarda a farsene beffe, riducendolo a zimbello dei suoi atroci scherzi. “Polly dolly” (questo il nomignolo affibbiato al medico), dal canto suo, non fa nulla per trattenere la sua ingenua esuberanza, che lo porta a intervenire, spesso a sproposito, su ogni argomento. Il tormentato rapporto e gli ambivalenti sentimenti che Polidori nutre nei confronti del tirannico Lord, un misto di disprezzo e segreta ammirazione, si rivelano però fonte di inesauribile ispirazione, e in pochi giorni l’ambizioso medico porta a termine il proprio racconto. La trama è semplice, l’analisi dei personaggi solamente accennata, ma Lord Rutwen, un imperturbabile e cinico aristocratico che si nutre del sangue di giovani vittime, impotenti nel subire l’irresistibile ascendente del suo fascino manipolatorio, sarà destinato a diventare l’archetipo di tutti i vampiri letterari a venire (a cominciare da Dracula, ma con una sostanziale differenza: mentre il protagonista del racconto di Polidori alla fine risulta il vero trionfatore, nel romanzo di Stocker il conte uscirà sconfitto). L’altro personaggio del racconto è Aubrey, un giovane animato dai più nobili ideali, e non è difficile riconoscere nei due protagonisti le proiezioni di Byron e dello stesso Polidori, in un intreccio aristocrazia/vampirismo che è un malcelato atto d’accusa ai privilegi del nobile lignaggio e alla sua inesauribile sete di potere, laddove il sangue di cui si nutre il cinico vampiro altro non è che la linfa vitale necessaria all’aristocrazia per mantenere i propri privilegi di casta. 

Anche Mary Wollstonecraft porta a termine un racconto, ma null’altro si verrà a sapere della sfida, e anche nei diari di viaggio di Polidori non se ne troverà traccia. Fra giri di laudano, visioni e incubi notturni, e voci che parlano di strani festini e relazioni promiscue all’interno della villa, è lecito immaginare che occultismo e magia non siano state presenze estranee in quel soggiorno ginevrino. Nonostante l’avanzata delle scienze illuministiche, certi ambienti aristocratici e letterari sono infatti ancora soggetti all’influenza di società segrete di impronta ermetica/rosacrociana dedite all’occultismo. Gli “Illuminati di Baviera” e “Il Club del Fuoco dell’Inferno”, tra le altre, anche se in misura minore rispetto a qualche decennio prima, hanno mantenuto stretti legami di consorteria, legami che si alimentano attraverso la diffusione di romanzi cifrati, per lo più di genere gotico…proprio come il racconto di Polidori, che sembra far aleggiare intorno al medico un’aura di negatività che non tarderà a produrre i suoi effetti.

Alla fine di quell’estate John Polidori sarà bruscamente licenziato da Lord Byron. Lascerà villa Diodati il 15 settembre, diretto a Milano, da dove sarà espulso a seguito di un violento alterco con un ufficiale austriaco presso il Teatro della Scala. Dopo aver peregrinato per diverse città italiane e cercato, invano, di trovare editori disposti a pubblicare alcune sue tragedie, Polidori farà ritorno a Londra, dove fallirà anche nella professione medica. Poi, il primo aprile 1819, l’ennesima beffa del destino: quel giorno, il “New Montly Magazine” pubblica un racconto a firma Lord Byron dal titolo “The Vampyre”, che sarà un così clamoroso successo da esaurire in un anno cinque edizioni. Mentre Lord Byron negherà qualsiasi coinvolgimento a riguardo, John Polidori cercherà di farsene attribuire la paternità e, su pressioni dell’editore, l’incauto medico cederà alla rivista i diritti di pubblicazione. La mossa si rivelerà improvvida, perché a fronte dell’enorme successo commerciale del racconto, l’ex segretario di Lord Byron non realizzerà alcun profitto, non riuscendo a vedersi riconosciuti i diritti d’autore. Ormai disilluso e come risucchiato in un luogo nascosto all’interno di se stesso in cui la penombra scolora nel buio, l’ex segretario di Lord Byron cadrà in una profonda depressione. Non riusciranno a consolarlo neppure le visite di Mary Wollstonecraft Godwin (ormai signora Shelley, dopo il matrimonio con il poeta), che a sua volta ha visto il frutto germogliato dal seme lanciato in quella sfida ginevrina pubblicato anonimo, con una prefazione dello stesso Shelley (”Frankenstein; o, il Moderno Prometeo”).

Ormai privo di ogni energia, offuscato da una malinconia lunare e come vampirizzato dalla sua stessa creatura, il dottor John Polidori morirà suicida all’età di ventisei anni nel suo appartamento di Londra, il 29 agosto 1821.

P.s. Articolo pubblicato il 1 Agosto 2019 sulla rivista on line Magazzini Inesistenti.