BLOG - Lega e 5 Stelle: il vero divario sta nell'astuzia, non nella competenza, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 11/02/2019

Nella storia dei governi repubblicani, sono stati numerosi i ministri “incompetenti”, sprovveduti culturalmente o privi della competenza specifica del dicastero a cui erano erano preposti. Malgrado ciò, questi ministri hanno saputo porsi al riparo dall'accusa di essere inadeguati grazie alla capacità di calibrare le proprie sortite, di dosare i toni e di mediare. Quanti ministri della Pubblica Istruzione o della Sanità abbiamo visto all'opera senza che avessero mai messo piede in una scuola o in un ospedale? Con un minimo di onestà intellettuale, pertanto, dovremmo evitare di scandalizzarci davanti alla pochezza di alcuni ministri dell'attuale governo ai quali é giusto imputare la scarsa astuzia politica più che la scarsa competenza. 

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La vicenda della nave Diciotti rappresenta per il Movimento 5 Stelle un passaggio delicato che rischia di complicare ulteriormente la già difficile coesistenza con un alleato che, a causa dell'imminenza delle elezioni regionali ed europee, da qualche mese ha iniziato platealmente a giocare su più tavoli. In più occasioni Matteo Salvini non ha esitato a manifestare tutte le sue perplessità sulle misure proposte dai 5 Stelle riuscendo, contestualmente, ad essere fedele sia al governo che al suo elettorato di cui é nota la fervida avversione verso i 5 Stelle. L'abilità di Matteo Salvini risiede in questa singolare capacità di privatizzare i benefici dell'azione di governo riuscendo, nel contempo, a socializzarne i costi. I sondaggi registrano efficacemente questa sua abilità di cui é completamente sprovvisto Luigi Di Maio il quale, al contrario di Salvini, non si è mai dissociato dalle misure volute dalla Lega malgrado potesse averne tutte le ragioni. Il movimento 5 Stelle rischia di pagare questa lealtà (o candore?) del suo leader a soccorso del quale, da qualche settimana, é imperiosamente ritornato Di Battista, il “Dibba”, i cui continui fendenti contro Salvini sono la riprova di una correzione di rotta imposta dalla necessità di guardarsi dall'astuzia di un alleato che in troppe occasioni suole comportarsi da avversario (vedi Tav). L'esperienza di governo sta facendo emergere i limiti dei 5 Stelle nel capire che la duttilità costituisce un requisito politico perfino più importante della competenza. Molti politici del passato erano dei fuoriclasse in questa capacità di lettura dei momenti topici che caratterizzano la politica. In questo senso, l'accusa ai 5 Stelle di essere “incompetenti” non spiega, da sola, perchè le due forze di governo registrino sondaggi diametralmente opposti. Pertanto, c'è altro. C'è, in particolare, la mancanza di quella scaltrezza “tattica” che si manifesta nell'abilità di tessere rapporti e coltivare relazioni con chiunque (si veda il caso della Francia di Macron) ma soprattutto, nella capacità di essere come il Principe di Machiavelli che “non dice sempre ciò che pensa e non pensa sempre ciò che dice”. Piaccia o no, la politica si compone di questo lievito di cui i 5 Stelle sono completamente sprovvisti. Nella storia dei governi repubblicani, sono stati numerosi i ministri “incompetenti”, sprovveduti culturalmente o privi della competenza specifica del dicastero a cui erano erano preposti. Malgrado ciò, questi ministri hanno saputo porsi al riparo dall'accusa di essere inadeguati grazie alla capacità di calibrare le proprie sortite, di dosare i toni e di mediare. Quanti ministri della Pubblica Istruzione o della Sanità abbiamo visto all'opera senza che avessero mai messo piede in una scuola o in un ospedale? Con un minimo di onestà intellettuale, pertanto, dovremmo evitare di scandalizzarci davanti alla pochezza di alcuni ministri dell'attuale governo ai quali é giusto imputare la scarsa astuzia politica più che la scarsa competenza. E' questo il deficit più macroscopico che sarebbe giusto attribuire ai 5 Stelle, come dimostra la presenza debordante in Tv e sui social di un ministro come Toninelli o come dimostra la vicenda della nave Diciotti che rischia di trasformarsi per il movimento in una trappola mortale. Per sottrarsi a questa trappola, con un minimo di sagacia Luigi Di Maio avrebbe dovuto imporre a Salvini di accettare il processo, come inizialmente egli stesso aveva domandato. Così non é stato. Pertanto, ancora una volta, Matteo Salvini ha saputo volgere a suo favore una situazione che per il suo alleato rischia di diventare esplosiva. Ora Di Maio si trova davanti ad un bivio: salvare il governo o salvare il movimento? Qui sta il busillis.