LE CURIOSITA' - Le 20 ragioni del “NO” al Referendum

· Pubblicato il: 30/11/2016

Ecco perchè bisogna votare NO al referendum


 

ECCO PERCHE' BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (01)

Falso: La riforma del Governo Renzi è da ritenersi legittima sul piano costituzionale trattandosi di un esecutivo che ha ritualmente ottenuto la fiducia del Parlamento. La pronuncia di illegittimità costituzionale della precedente legge elettorale (del c.d. "porcellum") da parte della Consulta, non può inficiare l’attività di questo Parlamento e, di riflesso, la legittimità della riforma costituzionale, tenuto conto, altresì,del travagliato percorso parlamentare (in due anni vi sono state quasi 6.000 votazioni).

Vero: La riforma costituzionale del governo Renzi è da ritenersi, sí, legittima sul piano della legalità formale ma, sul piano meramente politico, può rappresentare un grave precedente nella storia della nostra democrazia. La Costituzione rappresenta la Carta fondamentale su cui riposa l'intero ordinamento giuridico per cui sarebbe stata opportuna un'ampia condivisione onde evitare il coinvolgimento del popolo all'interno del quale si è riprodotta la medesima spaccatura esistente nel quadro politico. La riforma Renzi-Boschi, pertanto, costituisce un grave "vulnus" alle regole su cui si fonda una democrazia perché una modifica così radicale e profonda della Costituzione postula la necessità che non sia il Governo a deciderla ma un parlamento costituente eletto con il sistema proporzionale. Equiparare una legge costituzionale ad una comune legge ordinaria denota scarso senso delle istituzioni da parte di chi finge di non capire che un governo come quello in carica è legittimato a varare la legislazione ordinaria, non il sovvertimento dell'impalcatura repubblicana. La Costituzione rappresenta le regole del gioco di una democrazia che non possono essere fissate da una sola parte: non capire questa verità elementare può essere esiziale per il cittadino.

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (02)

Falso: Per questa riforma c'é grande attesa da parte dei mercati, degli investitori stranieri, dell'Europa. Il nostro paese é chiamato a dimostrare di avere promosso tutte le riforme che occorrono per rivitalizzare la nostra economia.

Vero: I mercati e gli investitori chiedono che il nostro paese abbia un fisco meno rapace e vessatorio, una giustizia più veloce e una burocrazia più efficiente. Si tratta di interventi riformatori che si possono attuare con semplici leggi ordinarie senza stravolgere la Costituzione. Il ritardo del nostro paese in questi settori non può essere imputato al bicameralismo paritario perché, in buona o malafede, si finge di dimenticare che questo sistema é tuttora vigente in Svizzera e negli USA. Non solo, si finge di dimenticare che, come già rilevato (vedi "Ecco perché bisogna votare no al referendum", 2) esistono numerosi esempi di leggi approvate con celerità che smentiscono la tesi secondo cui il bicameralismo perfetto sia la vera causa delle lungaggini legislative.

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (03)

Falso: Per il nostro paese, la riforma Renzi-Boschi rappresenta l'ultima spiaggia. Infatti, se non passa questa riforma, in futuro sarà impossibile riformare la Costituzione.

Vero: Nulla di più inattendibile. É vero esattamente il contrario perché, se passa la riforma Renzi-Boschi, non sarà più possibile riformare la Costituzione. Infatti, ogni modifica costituzionale richiederà il voto di una Camera e di un Senato che, va rammentato, sono eletti con leggi completamente diverse, in tempi diversi, da soggetti diversi. Da ciò discende, prevedibilmente, che i due rami del parlamento saranno composti da maggioranze diverse. Risulterà, altresì, complicata ogni ipotesi di revisione dei nostri rapporti con l'Europa stante la necessità, su questo punto, del voto congiunto di Camera e Senato.

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (04)

Falso: Il Governo potrà dare speditezza alla propria azione grazie alla possibilità del "voto a data certa". Nell'iter di approvazione delle leggi, infatti, la riforma prevede una corsia preferenziale ai disegni di legge "ritenuti essenziali per l'attuazione del programma di governo" che la Camera dovrà approvare entro settanta giorni.

Vero: Il voto a data certa é stato concepito per evitare l'abuso della decretazione d'urgenza, più volte deplorato dalla Corte Costituzionale. Ma questa norma rischia di pregiudicare in modo irreversibile l'iniziativa legislativa del Parlamento, già deficitaria. I dati dimostrano, infatti, che, nel decennio 2003-2013, l'84% delle leggi approvate dal parlamento sono state di iniziativa governativa (fonte, Openpolis; La Veritá, 6 ottobre 2016). Guardando la XVI legislatura (2008-2013), si evince che su 391 leggi approvate, ben 298 sono state di iniziativa governativa e solo 91 di iniziativa parlamentare (2 leggi su iniziativa delle Regioni). Anche dal punto di vista dei tempi di approvazione, risulta evidente lo strapotere del governo: un disegno di legge viene approvato, in media, dopo 116 giorni, a fronte di un progetto di legge proposto dai parlamentari che viene approvato dopo ben 442 giorni. Nella legislatura in corso, le cose stanno peggio: le leggi di iniziativa del governo, approvate dalle Camere, sono 196, mentre quelle di iniziativa parlamentare sono 43, pari al 17,8 % del totale. C'é, pertanto, da valutare il rischio che il Parlamento finisca per essere completamente esautorato dal "voto a data certa" che il Governo potrà richiedere alle Camere.

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (05)

Falso: Risulta infondato il timore che nel nostro Paese possa esserci il rischio di una degenerazione autoritaria a causa degli effetti congiunti delle due riforme (costituzionale ed elettorale). Infatti, le nostre istituzioni potranno sempre contare su un efficace sistema di pesi e contrappesi in grado di preservare e garantire la nostra democrazia.

Vero: Sarebbe esagerato e strumentale ipotizzare il rischio di una dittatura. Tuttavia, é innegabile che assisteremo ad una significativa concentrazione di poteri che non lascia presagire nulla di buono. Per riassumere: riduzione del peso del Senato, dominio assoluto nella Camera da parte del partito vincente che, grazie al premio previsto dall'Italicum, potrà scegliersi da solo il Presidente della Repubblica, i membri laici del Csm e della Corte Costituzionale, nonché i membri di tutte le Authorities. A questo occorre aggiungere che la riforma prevede l'aumento delle firme per le leggi di iniziativa popolare e del referendum abrogativo e, da non dimenticare, la corsia privilegiata per i disegni di legge che il Governo ritiene essenziali e strategici. É innegabile che l'intero impianto della riforma denota gravi lacune nel sistema di "checks and balances" su cui dovrebbe poggiare una robusta democrazia. Non ci sono pericoli di deriva autoritaria ma stiamo ponendo le basi perché in futuro possa esserci.

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (06)

Falso: La riforma Renzi-Boschi e l'Italicum non ledono la rappresentanza perché l'Italicum prevede che una lista ottenga 340 deputati solo se supera la soglia del 40%. Nel caso di mancato raggiungimento di tale soglia, é previsto il ballottaggio a due con un vincitore che dovrà superare il 50%. Ciò garantisce la governabilità senza ledere la rappresentatività dell'intero sistema.

Vero: La legge elettorale, nota come Italicum,prevede che al ballottaggio e al premio di maggioranza si acceda senza alcuna soglia minima. La conseguenza aberrante é che, se nel ballottaggio un partito prendesse 2 voti e l’altro 1, il primo avrebbe comunque 340 seggi. Come accaduto col Porcellum, già dichiarato incostituzionale dalla Consulta, è possibile che un singolo partito, con pochi consensi nel Paese, abbia in Parlamento una maggioranza blindata di 340 seggi, mentre tutti gli altri soggetti politici (che, sommati, hanno la maggioranza dei consensi) si dividono i seggi rimanenti. Conseguenza: il voto dato alla lista vincente pesa sull’esito elettorale fino a 4 volte il voto per le altre liste. Praticamente, con l'Italicum, una minoranza si trasforma prodigiosamente in maggioranza. "É questo il vizio dell'Italicum: disegna un gigante contornato da una folla di nanetti" (Michele Ainis). L'effetto congiunto di legge elettorale e di riforma costituzionale provoca, pertanto, un grave deficit di rappresentatività della nostra democrazia che viene sottaciuto dai riformatori con il pretesto della governabilità..

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (07)

Falso: L'Italicum é la legge elettorale che ha il compito di completare la riforma della Costituzione.

Vero: L’Italicum riproduce tutti i difetti del "Porcellum" che la Consulta ha già dichiarato costituzionalmente illegittimi: abnorme sproporzione tra i voti ottenuti e i seggi attribuiti in forza del premio di maggioranza (oltre tutto, il premio viene assegnato ad un singolo partito); lesione della libertà di voto dell’elettore per il voto bloccato sui capilista ai quali é consentito, altresì, di candidarsi in più collegi. L'Italicum é una legge che offende le regole della rappresentanza. Non c'é da stupirsi, quindi, se, a causa di questo limite, l'Italicum finirà per incoraggiare l'astensionismo.

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (08)

Falso: La riforma ha conservato il rapporto fiduciario che lega il Governo al Parlamento: infatti, la Camera (ma non il Senato) continuerà a votare la fiducia al Governo.

Vero: Si finge di ignorare le conseguenze che l'attuale legge elettorale provoca nei rapporti tra Governo e Parlamento. Infatti, poiché l'Italicum assegna 340 seggi al partito che vince le elezioni, la fiducia diventa solo una formalità. Malgrado il dettato dell'art. 55, comma 4, Cost., secondo cui "la Camera dei deputati esercita la funzione di indirizzo politico", l'indirizzo politico sarà, di fatto, determinato ben lontano dalle Camere. Come ha detto Leopoldo Elia, riforma costituzionale e Italicum (c.d. combinato disposto) daranno vita ad una sorta di "premierato assoluto" che, grazie al sistema dei capilista bloccati, consentirà al premier di scegliersi i parlamentari più fedeli e, conseguentemente, di esautorare il Parlamento. Non solo il Senato, quindi, non conterà più nulla ma la stessa Camera diventerà un organo di mera ratifica di decisioni prese altrove.

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (09)

Falso: La riforma Renzi-Boschi ha mantenuto inalterate le funzioni, le prerogative e la composizione della Corte costituzionale.

Vero: La Corte costituzionale avrà sempre 15 Giudici ma i 5 giudici eletti dal parlamento in seduta comune sono stati sostituiti da 3 giudici eletti dalla Camera e 2 eletti dal Senato. Non é un dettaglio irrilevante. Innanzitutto, c'é una palese sproporzione visto che la Camera, con 630 membri, designa solo un giudice in più. L'obiettivo é quello di "mettere le mani" sulla Corte costituzionale attraverso un più facile controllo del Senato i cui componenti, meno numerosi, sono più "allineati" rispetto a quelli della Camera. Resta poi l'incongruenza segnalata dal prof. Gaetano Azzariti: "L'elezione dei due giudici costituzionali da parte del Senato introduce una logica di parte (il Senato rappresenta le istituzioni territoriali) all'interno di un organo di garanzia non territoriale, bensì costituzionale".

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (10)

Falso: La riforma Renzi-Boschi prevede i referendum propositivi e di indirizzo.

Vero: Si tratta di una vera e propria patacca. I referendum propositivi e di indirizzo, infatti, sono solo menzionati nella riforma che ne rinvia la disciplina ad una successiva legge costituzionale. Come dire, resta tutto incerto ed aleatorio. Per quale motivo non é stata disciplinato compiutamente questo istituto?

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (11)

Falso: Con la riforma costituzionale i diritti delle minoranze parlamentari sono pienamente garantiti.

Vero: I diritti delle minoranze non sono disciplinati in modo chiaro ed esplicito così come il diritto di promuovere la costituzione delle commissioni di inchiesta. L'art. 64 novellato rinvia la disciplina dei diritti delle opposizioni ai regolamenti delle singole Camere che, notoriamente, sono votati a maggioranza: come dire,chi vince stabilisce a suo arbitrio i diritti e le prerogative di chi perde. Spetta, inoltre, al regolamento della Camera disciplinare lo "statuto delle opposizioni". In proposito, risultano fondati i timori espressi dal prof. Michele Ainis, costituzionalista, il quale sottolinea l'urgenza di questa garanzia "in quanto dovrà compensare la garanzia perduta del bicameralismo paritario. Senonché la riforma rinvia ad un'altra riforma, quella dei regolamenti parlamentari, peraltro, già avviata alla Camera nel 2013 e abortita nel 2015". (La Repubblica, 15.10.2016).

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (12)

Falso: La riforma Renzi-Boschi ha rafforzato il referendum abrogativo prevedendo l’abbassamento del quorum di validità che sarà pari alla maggioranza dei votanti nelle ultime elezioni per la Camera.

Vero: Per promuovere il referendum abrogativo saranno necessarie ben 800.000 firme. Si tratta di un tetto pressoché proibitivo tenuto conto, altresì, della grave crisi in cui versano partiti e sindacati che rappresentano i corpi intermedi in grado di organizzare la macchina referendaria. Resta un mistero il motivo per cui un referendum debba avere un quorum più alto se richiesto da 500.000 cittadini e più basso se richiesto da 800.000.

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (13)

Falso: La riforma non ha intaccato il prestigio e la rappresentatività del Presidente della Repubblica che sarà comunque eletto dal Parlamento in seduta comune. Inoltre, il Quirinale ha conservato il suo diritto di nominare 5 Senatori (non più a vita ma della durata di 7 anni).

Vero: La riforma ha modificato il quorum successivo alle prime tre elezioni recando un grave danno al grado di rappresentatività del Quirinale. Riassumendo, nei primi tre scrutini resta il quorum dei 2/3 degli aventi diritto del parlamento in seduta comune. Poi, nei tre successivi, la riforma introduce il quorum dei 3/5, sempre riferito agli aventi diritto. Dalla settima votazione in poi, invece, saranno sufficienti i 3/5 dei presenti. Poiché il parlamento in seduta comune si comporrà di 730 membri (630 Camera e 100 senato), il numero legale sarà pari a 366. Pertanto, sarebbero sufficienti solo 220 elettori (3/5 di 366). In pratica, il Presidente della Repubblica, che rappresenta l'unità nazionale, verrebbe eletto con un numero di voti ben inferiore della maggioranza assoluta prevista oggi dalla nostra Costituzione.
Per quanto riguarda i 5 Senatori di nomina presidenziale, balza agli occhi la grande incongruenza di "infilare" 5 personalità di prestigio nazionale o internazionale all'interno di un'assemblea che dovrebbe soltanto "rappresentare le istituzioni territoriali".

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (14)

Falso: la riforma Renzi-Boschi assicura maggiori autonomie locali e corregge gli errori fatti nella revisione del Titolo V approvata nel 2001.

Vero: la riforma del Titolo V produce un forte accentramento dei poteri in capo allo Stato centrale a danno delle autonomie locali. Alla frammentazione della vecchia revisione subentra un nuovo centralismo statalista attraverso la cosiddetta "clausola di supremazia" che consente al governo di intervenire con le sue leggi anche sulle materie riservate alle Regioni "quando lo richiede la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale". La nozione di "interesse nazionale" risulta così vaga da rendere legittima e prevedibile l'ipotesi di numerosi ricorsi davanti alla Corte Costituzionale per dirimere i conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni. Controllo del territorio, grandi opere, trivelle petrolifere, sono tutte materie di competenza statale sulle quali le Regioni non hanno alcun potere di veto.

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (15)

Falso: La riforma prevede che la fiducia al governo sia data dalla sola Camera e questo contribuisce a conferire ai governi maggiore stabilità.

Vero: Nulla di più inattendibile e fuorviante, come dimostra la storia. Infatti, nella storia repubblicana solo in due casi (i due governi Prodi) il governo é caduto a seguito di un voto di sfiducia. Tutte le crisi di governo sono state di natura extraparlamentare. Lo stesso governo Renzi è nato con una oscura manovra di palazzo che ha determinato le dimissioni di Letta senza un voto di sfiducia delle Camere. Se facciamo riferimento a quanto accaduto negli ultimi anni, nei quali il Governo ha rischiato di non avere la fiducia al Senato (dopo averla ottenuta alla Camera), va detto che si tratta di una distorsione imputabile esclusivamente alla legge elettorale, e non già alla Costituzione.

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (16)

Falso: Il bicameralismo disegnato dalla riforma semplifica e rende più rapido il procedimento di approvazione delle leggi.

Vero: La riforma Renzi-Boschi disegna confusamente tre procedimenti legislativi da cui traggono origine tre diverse tipologie di leggi la cui differenza verte sul diverso grado di partecipazione dei due rami del Parlamento.

1) Leggi bicamerali: si tratta di leggi approvate dalle Camere in posizione di assoluta parità. Esse hanno per oggetto: le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione previste dall'articolo 71 della Costituzione, le leggi che determinano l'ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, la legge che stabilisce le norme generali, le forme i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, la legge che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore.

2) Leggi monocamerali: si tratta di tutte le altre leggi approvate in modo pressoché esclusivo da parte della Camera dei deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati, è immediatamente trasmesso al Senato il quale, entro 10 giorni e su richiesta di 1/3 dei suoi componenti, può disporne l'esame e sottoporre, entro 30 giorni, le eventuali proposte di modifica alla Camera la quale si pronuncia in via definitiva;

3) Leggi monocamerali rinforzate: si tratta di leggi dello Stato che intervengono su materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale: in tal caso, il Senato, in virtù della cosiddetta “clausola di supremazia” prevista dall'art. 117 della Costituzione, può modificare il testo della legge approvato dalla Camera la quale, in seconda battuta, è tenuta a deliberare a maggioranza assoluta.

IMPORTANTE: Mentre i progetti di legge a procedimento camerale possono essere presentati indifferentemente alla Camera o al Senato (come in passato), nel caso di procedimento monocamerale questi devono essere presentati alla Camera dei deputati.

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (17)

Falso: Il bicameralismo differenziato semplifica i processi decisionali e assicura maggiore rapidità.

Vero: Negli art. 70 e 72 vigenti il procedimento legislativo è disciplinato con 198 parole. La legge Renzi-Boschi sostituisce i due articoli con ben 870 parole. Questo dettaglio é significativo. Parlare, infatti, di semplificazione é pura demagogia perché, in quelle 870 parole, si cela una grottesca proliferazione di procedimenti legislativi che si diversificano in rapporto all’oggetto della legislazione. Ne sortiscono incertezze e conflitti tra le due camere che potrebbero potenzialmente giungere fino alla Corte costituzionale.

Per le leggi costituzionali, di contro, il bicameralismo paritario non é stato intaccato. Del tutto incomprensibilmente: infatti, non si capisce con quale legittimità un Senato depotenziato, che non vota la fiducia al governo, che é composto da consiglieri regionali e sindaci, debba poi vantare un ruolo nella formazione di leggi che modificano o integrano la Costituzione.

 

ECCO PERCHÈ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (18)

Falso: la riforma Boschi-Renzi disegna un Senato rappresentativo delle istituzioni territoriali, una sorta di Senato delle Regioni nel solco dei governi federali.

Vero: la riforma elenca una serie confusa e farraginosa di prerogative del nuovo Senato. Ad esempio, i "pareri" del Senato sulle nomine del Governo sono vincolanti? Cosa significa esattamene che il Senato "verifica l'attuazione delle leggi dello Stato", cioè, in che modo e con quali strumenti? Non solo. Il nuovo Senato si compone di 100 membri, di cui 95 saranno consiglieri regionali e Sindaci (74 consiglieri regionali e 21 sindaci). Come faranno a conciliare i propri impegni in loco con quelli connessi all'incarico di senatore? Occorre, altresì, segnalare che la durata del mandato di Senatore coincide con quella di consigliere regionale per cui, a ragione, c'è chi ha parlato di "senatori con la valigia" (o part-time) i quali, non potranno mai avere piena contezza degli argomenti da discutere e approvare dovendo, essi, conciliare due funzioni alquanto complesse. Inoltre, restano un mistero le modalità di elezione dei senatori da parte dei Consigli regionali. Non viene sciolta l'alternativa tra elezione indiretta (da parte dei Consigli regionali) o diretta (da parte del corpo elettorale). La riforma rinvia ad una emananda legge elettorale di cui non si sa ancora nulla. Sul punto, ha scritto il costituzionalista Michele Ainis: "la legge elettorale del Senato resta un mistero gaudioso da cui però dipenderà la sua qualità democratica, quindi la sua "auctoritas", il suo peso complessivo". Non basta dire, come contiene la riforma, che i senatori saranno eletti "con metodo proporzionale" tenuto conto, altresì, che in dieci Regioni saranno solo due: come si fa ad applicare il metodo proporzionale in questo casi? O la maggioranza sarà sovrastimata (con tutti e due senatori), oppure sarà sovrastimata l'opposizione (un senatore, così come la maggioranza). 

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (19)

Falso: Il Senato non elettivo serve a superare il bicameralismo paritario, fonte di continui e gravi ritardi.

Vero: Si poteva giungere a un identico bicameralismo differenziato lasciando la natura elettiva del Senato. In ogni caso, le statistiche parlamentari – disponibili sul sito del Senato – dicono che nella legislatura 2008-2013 le leggi di iniziativa del governo, che assorbono in massima parte la produzione legislativa, sono arrivate all’approvazione definitiva mediamente in 116 giorni. Addirittura, per le leggi di conversione dei decreti legge sono bastati 38 giorni, che scendono a 26 per la conversione dei decreti collegati alla manovra finanziaria. La legge Fornero venne discussa e approvata in soli 17 giorni, per tacere delle numerose leggi "ad personam" che le Camere approvarono per salvare Berlusconi. Anche il confronto con gli altri paesi dimostra che il nostro Parlamento é più prolifico di quello che i riformatori vogliono far credere. In Italia sono approvate, in media, 120 leggi all'anno, in Francia 91, in Spagna 45, nel Regno Unito 42. Solo la Germania approva più leggi del nostro paese: 144 all'anno (fonte: Rapporti della Camera dei Deputati, dati dal 1997 al 2013; La Veritá, 6 ottobre 2016). 

 

ECCO PERCHÉ BISOGNA VOTARE NO AL REFERENDUM (20)

Falso: La legge Renzi-Boschi riduce i costi della politica, cancellando le indennità per i senatori non elettivi.

Vero: Il risparmio ammonta a pochi spiccioli. Secondo la Ragioneria dello Stato, sarà, al massimo, di 59-60 milioni. La gran parte dei costi del Senato non riguarda le indennità ma la gestione degli immobili, dei servizi, del personale. Mentre anche il senatore non elettivo ha un costo per la trasferta e la permanenza a Roma, nonché per l’esercizio delle funzioni (segreteria, assistente parlamentare, etc). Bisogna, inoltre, precisare che, con la nuova legge elettorale, ci sarà un aggravio di 300 milioni di euro a causa del secondo turno in cui é previsto il ballottaggio. Risparmi con certezza maggiori si avrebbero – anche mantenendo il carattere elettivo – riducendo la Camera a 400 deputati, e il Senato a 200. Avremmo in totale 600 parlamentari, invece dei 730 previsti dalla legge Renzi-Boschi.

 


 

LE VERE LACUNE DELLA COSTITUZIONE

IGNORATE DALLA RIFORMA RENZI-BOSCHI


La riforma Renzi-Boschi ha omesso di intervenire sui alcuni istituti che rappresentano le vere criticità dell'attuale impianto costituzionale:


1) DIVIETO DI MANDATO IMPERATIVO: si tratta della norma che consente ai parlamentari di "cambiare casacca" senza obbligo di dimissioni. La riforma non ha introdotto alcuna norma anti-ribaltone, come sarebbe stato lecito attendersi.


2) SFIDUCIA COSTRUTTIVA: questo istituto, presente nella Costituzione di varie nazioni,  obbliga le forze politiche, che intendono presentare una mozione di sfiducia contro il governo, a concordarne preventivamente un altro: come dire, si può sfiduciare un governo solo se é già pronto un altro a sostituirlo. In caso contrario, la crisi di governo obbliga il Presidente della Repubblica a sciogliere le Camere e indire nuove elezioni.


3) QUESTIONE DI FIDUCIA: insieme alla decretazione d'urgenza, questo istituto rappresenta uno degli abusi più abituali compiuti dai nostri governi. Quando il governo "pone la questione fiducia" (si usa, anche, dire "chiede la fiducia") su un disegno di legge, il Parlamento si vede costretto ad approvarlo senza poterlo emendare: prendere o lasciare. Tutti gli emendamenti decadono, pertanto, automaticamente. Con la questione di fiducia il governo costringe, di fatto, i dissidenti interni a votare il disegno di legge: infatti, poiché la votazione avviene a scrutinio palese, vengono meno i c.d. franchi tiratori.


4) INSEDIAMENTO DEL GOVERNO: la Costituzione prevede che il governo entri in carica con il giuramento. Si tratta di una palese distorsione perché, sia sul piano tecnico che politico, sarebbe più logico che ciò avvenisse dopo il voto della fiducia da parte del Parlamento. Ciò per evitare il paradosso di indire nuove elezioni con un governo in carica mai entrato nell'esercizio effettivo delle sue funzioni.


5) QUORUM REFERENDUM: la riforma ha omesso di introdurre il quorum nel referendum costituzionale. Non ha senso, infatti, che la Costituzione lo preveda nel referendum abrogativo, che ha per oggetto una legge ordinaria, e non lo preveda per il referendum confermativo, che ha per oggetto una legge costituzionale.


6) RIDUZIONE DEI DEPUTATI: la riforma ha omesso di ridurre il numero dei componenti della Camera. 630 deputati costituiscono un numero eccessivo (il più alto in Europa) che risulta ancor più incongruo se rapportato al numero di senatori previsto dalla riforma (100).

 


 

LE COSE DA SALVARE DELLA RIFORMA RENZI-BOSCHI


1) In materia di legge elettorale, la riforma prevede il controllo preventivo di costituzionalità da parte della Corte Costituzionale per evitare quanto accaduto con il "porcellum" dichiarato incostituzionale solo dopo l'insediamento del Parlamento eletto con questo sistema elettorale.

2) La riforma prevede il cosiddetto "voto a data certa" che consente al Governo di calendarizzare i tempi di approvazione dei propri disegni di legge beneficiando di una corsia preferenziale. Si tratta di un istituto che conferirà speditezza all'azione di governo a patto, tuttavia, che l'esigenza di celerità non alteri la normale dialettica tra governo e parlamento tenuto conto, altresì, che, gran parte delle leggi approvate risultano essere di iniziativa governativa.

3) Soppressione del CNEL: organo consultivo del Governo, il CNEL é sempre stato un organo costituzionale del tutto pleonastico. La sua soppressione costituisce il dato più indiscutibile della riforma Renzi-Boschi.

4) Limiti alla decretazione d'urgenza: il decreto-legge rappresenta, verosimilmente, l'abuso più abituale compiuto dai governi italiani che hanno, storicamente, utilizzato tale strumento per sottrarsi al confronto parlamentare. La riforma ne prevede forti limitazioni dato che il "voto a data certa" consente di conferire all'azione di governo quella celerità finora assicurata dalla decretazione d'urgenza.