BLOG - La "stabile precarietà" della nostra democrazia, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 23/07/2010

Tutti contro tutti, questo è lo scenario prossimo venturo che vedrà aumentare le convulsioni del nostro sistema politico e che costringerà ognuno alla cautela e alla circospezione. Il ruolo della Lega in questa delicata partita.

 

Alcuni mesi fa avevamo scritto su queste colonne che la fine del Cavaliere sarebbe stata “lunga, buia e piena di fiele”. I fatti degli ultimi giorni stanno dimostrando il lento declino di Berlusconi al quale, per rilanciare la propria leadership, non resta che  giocare a tutto campo con la nota spregiudicatezza che gli appartiene. La cena a casa Vespa riassume plasticamente questo tentativo di sottrarsi alla morsa che ne sta paralizzando l’azione di governo. L’inchiesta sulla cricca Dell’Utri-Cosentino-Verdini-Carboni e le continue negoziazioni sugli emendamenti al decreto sulle intercettazioni, rappresentano due passaggi fondamentali che certificano in modo definitivo l’epilogo di questa forma, tutta italiana, di “democrazia carismatica”. Questo, il premier, lo ha capito da tempo e, per questo motivo, sono forti le tentazioni di andare a nuove elezioni per il definitivo redde rationem con Fini e con la Lega. Basta porre mente agli insoliti commensali di casa Vespa per capire che, con il beneplacito del Vaticano, Berlusconi vorrebbe tentare una sterzata strategica in grado di respingere le spinte centrifughe derivanti dalle continue fibrillazioni degli alleati. Se Casini accettasse il ruolo di comprimario all’interno dell’inedito scacchiere disegnato da questo anomalo sinedrio, tutto sarebbe più semplice. Infatti, il recupero di Casini potrebbe indurre Fini a rappattumarsi con il Cavaliere in una maestosa operazione anti-Lega che darebbe corpo ad un “governo di salute pubblica” al quale il Pd potrebbe garantire una docile opposizione (a cui, a dir il vero, ci ha abituati da tempo). Questo scenario potrebbe sembrare fantapolitica ma non lo è, come dimostra il fatto che il Santo Sinedrio è stato organizzato malgrado fosse scontato che avrebbe scatenato le ire di Bossi. La delicatezza dell’attuale fase politica induce ogni partito ad avere le mani libere perché le possibili evoluzioni non dipendono solo dal responso delle urne. La politica italiana soffre da sempre di variabili che condizionano pesantemente il quadro delle alleanze. Il Vaticano svolge storicamente un ruolo di moral suasion su determinati attori che sono debitori a vario titolo del sostegno delle gerarchie. Ma il ventaglio dei fattori condizionanti, va detto, annovera ben altri attori, invisibili e non meno decisivi: l’alleato americano, i servizi, le organizzazioni criminali, certe lobby industriali e finanziarie, i salotti buoni e quelli meno buoni, avvezzi comunque a sedersi a tavola insieme, se necessario. Non va, infine, dimenticata la magistratura la quale, senza voler avallare le ipotesi fantasiose del Cavaliere, esercita comunque un condizionamento dell’opinione pubblica attraverso processi e inchieste giudiziarie. Negare che tali forze siano in grado di esercitare una forte pressione sul quadro politico e sulle istituzioni è solo ipocrisia perché sappiamo tutti che la politica italiana si gioca spesso su tavoli oscuri di cui l’elettore è totalmente ignaro. Tutti contro tutti, questo è lo scenario prossimo venturo che vedrà aumentare le convulsioni del sistema politico e che costringerà ognuno alla cautela e alla circospezione. Bossi e la Lega avranno un ruolo fondamentale in questa partita perché sono chiamati ad un salto di qualità che faccia assurgere i lumbard ad un ruolo autenticamente nazionale. In caso contrario, il nostro sistema politico, già monco per l’inabissamento della sinistra, rischia di entrare in una fase di “stabile precarietà” in grado di depotenziare ulteriormente i partiti e consolidare la forza di quegli attori che si è detto. Ciò esporrebbe a gravi pericoli la già fragile democrazia italiana per preservare la quale risulta ormai indifferibile una nuova fase costituente preceduta dal varo immediato di una legge elettorale in grado di restituire lo scettro al popolo sovrano.