BLOG - E' giunta l'ora di dimostrare di essere un grande Paese, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 09/03/2020

Inutile nasconderlo, nessuno di noi era pronto a questa emergenza: nessuno. La grandissima parte del paese non ha mai, neppure, conosciuto l'esperienza della guerra. Sono nate e cresciute intere generazioni che hanno conosciuto le guerre solo a scuola o attraverso i film senza mai viverle in prima persona. Abbiamo visto in tv le guerre degli altri, impressionandoci anche, ma non abbiamo mai “sentito la sirena che annunciava i bombardieri, il rombo incessante delle fortezze volanti che scendeva fin giù nel rifugio”, come ha raccontato mirabilmente il nostro Emilio Magni nel ricordare le paure vissute da bambino. Per questa ragione, abbiamo vissuto per decenni con la chiara consapevolezza di vivere in un'epoca fortunata. Ora, però, non è più cosi. 

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Passerà alla storia il provvedimento con cui, sabato 7 marzo, il Governo ha decretato la “chiusura” della Lombardia e delle 14 province, emiliane, venete e piemotesi. Siamo davanti ad un provvedimento che, fino a qualche settimana fa, nessun cittadino avrebbe mai osato immaginare. Occorre ammettere che l'approccio generale a questo innominabile virus è stato, fin dall'inizio, improntato ad una certa leggerezza. Tutti abbiamo pensato che fosse un problema endemico della Cina, un po' come i disastri che avvengono periodicamente negli Usa per i cicloni e gli uragani. Gli avvenimenti delle ultime settimane hanno dimostrato esattamente il contrario. Inutile nasconderlo, nessuno di noi era pronto a questa emergenza: nessuno. La grandissima parte del paese non ha mai, neppure, conosciuto l'esperienza della guerra. Sono nate e cresciute intere generazioni che hanno conosciuto le guerre solo a scuola o attraverso i film senza mai viverle in prima persona. Abbiamo visto in tv le guerre degli altri, impressionandoci anche, ma non abbiamo mai “sentito la sirena che annunciava i bombardieri, il rombo incessante delle fortezze volanti che scendeva fin giù nel rifugio”, come ha raccontato mirabilmente il nostro Emilio Magni nel ricordare le paure vissute da bambino. Per questa ragione, abbiamo vissuto per decenni con la chiara consapevolezza di vivere in un'epoca fortunata. All'improvviso, nel giro di qualche giorno, ognuno di noi si trova a dover vivere uno scenario del tutto inedito, inaspettato ed inimmaginabile che ci appare perfino surreale ma che, purtroppo, risulta drammaticamente vero. La quotidianità di ogni cittadino risulta sconvolta, la paura fa irruzione nelle famiglie, gli equilibri di una intera società sembrano saltare sotto i colpi di maglio di una epidemia che, ancora oggi, ci appare assurda e inaccettabile. Il virus sembra aver scosso le fondamenta di una comunità già profondamente sfibrata da una interminabile crisi economica: è bastato poco per far scivolare nel panico una società già spaventata dal suo crescente impoverimento. Per questa ragione, nelle due prime settimane, abbiamo visto il paese dividersi, disarticolarsi in tutte le sue componenti. La stessa comunità scientifica, che avrebbe dovuto pronunciarsi in modo univoco e rasserenante, ha spesso fornito risposte contraddittorie che, senza volerlo, hanno contributo ad alimentare le paure di ogni cittadino. Ora, però, è giunto il momento di ricompattare il paese. La gravità del momento, certificata dalla gravità del provvedimento del Governo, impone una svolta che risulta urgente e indifferibile. Per la prima volta nella storia, il paese si trova a dover affrontare un nemico ubiquo e invisibile, spuntato all'improvviso, che semina morte, morte vera, non quella a cui siamo abituati dei film o dei video-giochi. Come si affronta questo nemico lo stiamo già vedendo attraverso l'ammirevole abnegazione di tutti i nostri sanitari, molti dei quali sono allo stremo delle proprie forze. Il modello da seguire é tutto lì, in quell'opera paziente, silenziosa, eroica, di tanti medici e infermieri che stanno dettando al paese una sorta di codice che si compone di dettami che ogni cittadino virtuoso è chiamato ad adempiere, il primo dei quali si chiama “umiltà”. Lasciando da parte le polemiche e le contrapposizioni del passato, oggi siamo chiamati a dimostrare al mondo di essere un grande paese e una vera Nazione che vanta fieramente uno spirito comunitario e un senso di appartenenza di cui, nei momenti difficili, sappiamo dare prova. Non appaiano retoriche queste parole. Ci aspettano settimane di sacrifici, di rinunce, di sconvolgimenti crescenti delle nostra quotidianità ma, con la giusta umiltà, sapremo ritrovare la coesione che serve per battere un nemico dal quale, malgrado la sua spietata efferatezza, potremo, un giorno, ricavare delle importanti lezioni. Serve, pertanto, saggezza e buon senso, quello che i filosofi antichi usavano definire “fronimos”. Nelle guerre, nelle carestie, nelle epidemie e in tutte le tragedie che gli uomini di ogni epoca hanno dovuto affrontare, è sempre servito questo approccio fatto di umiltà, di saggezza e di equilibrio. Anche stavolta è così, teniamolo bene a mente.

Editoriale apparso su La Provincia di lunedì 9 marzo 2020