BLOG - Confondere i diritti con i bisogni, di Fabrizio Santi

· Pubblicato il: 18/10/2019

"Io ho bisogno e quindi ho dirito!" Quante volte ci siamo imbattuti in simili affermazioni ed atteggiamenti ? Sembra che il “virus” si stia diffondendo a macchia d’olio, tanto che in molti si sta insinuando questa pericolosa idea. Molti che poi con una faccia tosta incredibile avanzano pretese (che credono “diritti”) senza alcuna vergogna. “Io ho bisogno della casa e quindi ho diritto ad averla” (e quindi qualcuno è obbligato a dargliela, magari gratis ?). “Io ho bisogno di cibarmi e quindi ho il diritto di mangiare e bere” (e poi il conto chi lo paga ?).

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"Io ho bisogno e quindi ho dirito!"

Quante volte ci siamo imbattuti in simili affermazioni ed atteggiamenti ?

Sembra che il “virus” si stia diffondendo a macchia d’olio, tanto che in molti si sta insinuando questa pericolosa idea.

Molti che poi con una faccia tosta incredibile avanzano pretese (che credono “diritti”) senza alcuna vergogna.

“Io ho bisogno della casa e quindi ho diritto ad averla” (e quindi qualcuno è obbligato a dargliela, magari gratis ?)

“Io ho bisogno di cibarmi e quindi ho il diritto di mangiare e bere” (e poi il conto chi lo paga ?)

“Io ho bisogno di un lavoro e quindi ho il diritto di essere assunto” (da chi ?!?)

“Io ho bisogno di soldi e quindi ho il diritto ad un aumento di stipendio” (e perché il datore di lavoro avrebbe il correlativo obbligo di aumentarglielo ?)

“Io lavoro presso questa azienda da più di dieci anni e quindi ho il diritto ad un aumento di stipendio” (non perché ci sono dei meriti, per carità ( ! ), ma solo perché ha prestato servizio per dieci anni, come se ciò fosse di per sé un merito e non un obbligo contrattuale)

“Io ho il bisogno di rilassarmi e quindi ho il diritto di andare in vacanza anche se per pagarmela non pago alcuni miei debiti” (e i creditori in tal modo si rilassano ?)

“Io ho il bisogno di …” e così via in un tripudio di bisogni che diventano diritti e poi si tramutano in pretese.

Il reddito di cittadinanza purtroppo si inserisce in questo disastroso filone di pensiero.

Disastroso perché porta a pensare che si può ottenere senza dare, si può pretendere senza la benché minima contropartita.

La solidarietà e l’assistenza a chi la merita non sono in discussione.

Sono invece in discussione certi atteggiamenti pretenziosi di chi crede che è possibile ottenere ciò di cui si ha bisogno senza alcuno sforzo, senza alcun sacrificio.

Sono in discussione gli stili di vita dei furbi e dei lavativi, che senza fare nulla a favore della collettività pretendono dalla stessa tutto quanto credono di aver diritto di ottenere.

Un sistema del genere porta ad un impoverimento morale, spirituale, fisico e culturale.

E’ ora di dare una sterzata, perché senza sacrificio e senza lavoro non si può ottenere alcun risultato, alcun successo in alcun ambito dell’esistenza.

I migliori campioni in tutti gli sport non sono quelli che, al di là del talento, si allenano più degli altri ?  Cioè, si fanno il “mazzo” più degli altri ?

Pelè, uno dei più grandi campioni del calcio di tutti i tempi, ha scritto in un suo libro: “il successo non è casuale, è lavoro”.

E chi ha orecchi per intendere, intenda.

Con questa tendenza in atto, purtroppo sempre più diffusa, potremmo invece rischiare di incontrare persone che presto pretenderanno il proprio successo e la propria felicità senza alcuno sforzo, ovviamente a spese degli altri.

Dobbiamo solo sperare che questo malefico “virus” non si propaghi.

 

Per gentile concessione dell'autore. Tratto dal sito "Studio Santi & Associati"