BLOG - Come nasce l'egemonia culturale del salvinismo, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 28/10/2019

La sinistra continua a cadere nell'errore di apparire élitaria, salottiera, schifiltosa, perfino antipopolare. Non ha alcun senso parlare con sussiego di “fiscal compact”, di “spread” o di “cuneo fiscale” senza mai porsi il dubbio della comprensione di chi ascolta. La capacità di Matteo Salvini è quella di parlare come parla la gente, senza preoccuparsi di quel garbo che la sinistra tende a sopravvalutare dimostrando di aver perso il polso di una società che il web e la tv hanno profondamente trasformato. La sinistra non è più in grado di farsi capire e, paradossalmente, finisce per avere torto anche quando ha ragione.

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La settimana scorsa, dalle colonne del “Corriere della sera”, Milena Gabanelli ha illustrato con grande efficacia quella “gioiosa macchina da guerra” allestita da Matteo Salvini per arrivare al governo, prima da ministro dell'Interno e, poi, stando all'andamento dei sondaggi, da premier. Tra le varie cose, abbiamo scoperto che Salvini avrebbe ingaggiato 35 esperti digitali con il compito di raccontare quotidianamente sui social la sua giornata, pubblica e privata. In occasione delle elezioni europee dello scorso 26 maggio, durante i 5 mesi di campagna elettorale, sarebbero apparsi su Facebook 17 post al giorno, 60,8 milioni di interazioni (cioè, like, commenti, condivisioni) e oltre 5 milioni di ore di video visualizzati. (“Data room”, Milena Gabanelli, Corriera della sera 21.10.2019). Basterebbero queste cifre per rendersi conto della portata del fenomeno che si nasconde dietro l'irresistibile ascesa del Capitano che il mondo progressista continua a trattare come una sorta di troglodita alla testa di una inedita “rivolta dei ciompi” che non merita né pietà, né comprensione. In realtà, la sinistra farebbe bene a capire le ragioni che concorrono a determinare questa traiettoria della politica italiana che, in modo ineluttabile, sembrerebbe condurre Matteo Salvini a Palazzo Chigi. Per spezzare questa inerzia, che appare irreversibile, la sinistra è obbligata a prendere atto della necessità di una svolta sul terreno del linguaggio e della comunicazione. Inutile nasconderlo, la sinistra non è più in grado di farsi capire e, paradossalmente, finisce per avere torto anche quando ha ragione. Sull'Europa, ad esempio, avrebbe innumerevoli argomenti per spiegare che la costruzione europea resta un “male necessario” che è servito al nostro paese per arginare una globalizzazione che ci avrebbe annichilito. Eppure, ancora oggi la sinistra non è in grado di contenere i fermenti anti-europei che, in modo crescente, attraversano la società italiana. Il ritorno alla lira, di cui favoleggia la Lega, potrebbe essere confutato replicando agevolmente alle fandonie di un paese che la moneta unica avrebbe reso più povero. Perfino uno studente di Economia sarebbe in grado di spiegare i pericoli a cui il nostro paese sarebbe esposto uscendo dall'euro. Di contro, la sinistra continua a discettare di questi temi senza la capacità di chiarirli e renderli commestibili, ostentando perfino una sorta di disgusto per la semplificazione che, per un pregiudizio duro a morire, taluni ritengono l'anticamera del populismo. In questo senso, la sinistra continua a cadere nell'errore di apparire élitaria, salottiera, schifiltosa, perfino antipopolare. Non ha alcun senso parlare con sussiego di “fiscal compact”, di “spread” o di “cuneo fiscale” senza mai porsi il dubbio della comprensione di chi ascolta. La capacità di Matteo Salvini, come dimostrano le cifre che abbiamo citato, è proprio quella di parlare come parla la gente, senza preoccuparsi di quel garbo che probabilmente la sinistra tende a sopravvalutare dimostrando, ancora una volta, di aver perso il polso di una società che il web e la tv hanno profondamente trasformato. A Salvini, in fondo, è bastato essere l'esatto contrario della sinistra per fare irruzione e affermarsi nelle piazze, nelle periferie e nel “popolo”, confezionando una narrazione che lo porta ad ergersi a paladino dei più disagiati. La grande abilità di Matteo Salvini è stata quella di aver creato nel paese un immaginario collettivo che vede la sinistra stare dalla parte dell'establishment e di chiunque altro sia beneficiario di garanzie, privilegi, tutele, di qualunque forma. La sinistra non è in grado di scardinare questa cosmogonia perchè non sa più “spiegarsi”, cioè, non è più capace di illustrare il significato dei suoi valori, il senso delle sue battaglie, la sua stessa ragion d'essere. Da tutto questo nasce l'egemonia culturale della destra salviniana che ha imparato ad usare ciò che la sinistra ha disimparato, cioè il “linguaggio delle masse”, come amava dire un grande leader del passato, Giorgio Amendola. Un comunista.

Editoriale apparso su La Provincia di lunedì 28 ottobre 2019