BLOG - Ci piace consolarci vedendo perdere gli altri, di Emilio Magni

· Pubblicato il: 11/07/2018

“Mannaggia”, che delusione per noi del frustrato e italico  popolo super fedele alla dea breriana “Eupalla”: inutile nascondere che, nell’intimo, si confidava proprio che, dopo Germania, Spagna Argentina e Portogallo, si fermasse anche la Francia. Invece i “cugini” vanno avanti. Inutile nascondere che questi campionati del mondo ci stavano ripagando un po’ della delusione dovuta all’assenza della nazionale italiana. 

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“Mannaggia”, che delusione per noi del frustrato e italico  popolo super fedele alla dea breriana “Eupalla”: inutile nascondere che, nell’intimo, si confidava proprio che, dopo Germania, Spagna Argentina e Portogallo, si fermasse anche la Francia. Invece i “cugini” vanno avanti. Inutile nascondere che questi campionati del mondo ci stavano ripagando un po’ della delusione dovuta all’assenza della nazionale italiana. Se n’è andato anche il Brasile che però mi è molto più simpatico del Belgio. Quando alcune sere fa il colombiano Yerri Mina, ormai nei minuti estremi della partita, ha infilato la porta dell’Inghilterra pervenendo al pareggio, tutto l’affoltato bar  è esploso in un dirompente urlo di gioia. Forse nemmeno quella volta in cui battemmo in finale la Francia con l’ultimo rigore tirato dal terzino Fabio Grosso, gli urli di gioia furono così esplosivi come quelli che in questi giorni del torneo mondiali in Russia accompagnano le “debacle” di alcuni dei nostri avversari storici: la Germania in particolare.

Sarebbe stata una grande gioia vedere anche l’Inghilterra andare a casa sconfitta dalla Colombia. Purtroppo i sudamericani hanno fallito ai rigori e l’urlo che stava per alzarsi un’altra volta si è smorzato in gola. Non è stato un caso isolato il fragore di gioia alzatosi al bar quando un calciatore cubano, sconosciuto a chi non è proprio un appassionato di calcio, ha costretto l’Inghilterra ai tempi supplementari.  E’ stata comunque tutta una sequenza di grida di gioia detonate nei bar, ma certamente anche nell’intimità famigliari, a salutare l’eliminazione di questo grande torneo mondiale russo blasonate squadre assai blasonate, mentre sono rimaste in gola le urla di gioia che stavano per essere dedicate alle sconfitte del Belgio, della Francia, eventi che sono sfumati per un soffio.  Tutto il bar ha infatti tifato per il Giappone fino all’ultimo. Grande è stata la delusione quando i figli del sol levante all’’ultimo momento hanno beccato il terzo gol che ha sancito la loro sconfitta: dopo essere stati in vantaggio per due a zero.

Dunque questi “mondiali” ci stanno ripagando, anche se forse solo in parte, della delusione patita per l’esclusione dell’Italia? Penso proprio di sì.  Difficile spiegare questo nostro atteggiamento: reazione alla frustrazione?. Nel mondo del calcio spesso capita proprio questo. Comunque mi guardo bene da infilarmi in discorsi psicologici: roba da grandi esperti. Comunque è bello registrare questo nostro italico atteggiamento e accontentarci di questo. Anche se nel suo piccolo, mia moglie ha azzardato qualche spiegazione, ovviamente riferita solo a me. Quando qualche pomeriggio seduto davanti alla Tv in casa non “sono stato più nella pelle” per la gioia di aver visto la Germania eliminata dalla Corea del Sud, mia moglie è arrivata dalla cucina  commentando: «Mi sembri proprio un bambino dell’asilo».

Forse aveva visto giusto: noi tifosi del calcio siamo un po’ come i bambini. E anche questo è molto bello. Per quella “debacle” della “odiata” Germania la gioa è stata doppia. Dopo tanti anni a guardar partite di calcio, a soffrire, ma anche a gioire, è stata la goduria più grande aver visto il povero portiere alemanno andato all’attacco per un assalto “tutto per tutto” , “o la va o la spacca”. Purtroppo è “spaccata”. Si è lasciato togliere puerilmente dai piedi il pallone dai modesti e sconosciuti ragazzi dagli occhi a mandorla i quali con due passaggi hanno infilato la porta vuota della Germania: uno scherzo grande per la vittoria. Mi è tornata in mente un’altra gioia molto lontana nel tempo in cui ero poco più che bambino, quando Paolo, mitico portiere della Pontelambrese, andò all’attacco per cercare la vittoria per la sua squadra. Lui il pallone non se lo lasciò fregare e infilò la porta  avversaria con un memorabile tiro all’incrocio dei pali. Si divincolò dagli abbracci del pubblico e dei compagni per assaltare la valigetta del suo massaggiatore dove era nascosta una bottiglietta piena di cognac: questa volta per la vittoria, ci fu un lungo sorso.