LE CURIOSITA' - Che cos'è la "teoria delle finestre rotte"

· Pubblicato il: 26/06/2020

In criminologia si chiama “Teoria delle finestre rotte”, si tratta di una teoria illustrata nel 1982 sulla rivista “The Atlantic” dal sociologo James Q. Wilson e dal criminologo George L. Killing che ripresero l'esperimento compiuto negli anni '60 dal sociologo Philip Zimbardo. Secondo tale teoria il degrado urbano è in grado di alimentare la criminalità e la diffusione di comportamenti anti-sociali. In questo senso, la sciatteria, la sosta selvaggia, la deturpazione dei luoghi privati e pubblici, il vandalismo, la mancanza di legalità nei comportamenti “micro” del cittadino SEGUE

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In criminologia si chiama “Teoria delle finestre rotte”, si tratta di una teoria illustrata nel 1982 sulla rivista “The Atlantic” dal sociologo James Q. Wilson e dal criminologo George L. Killing che ripresero l'esperimento compiuto negli anni '60 dal sociologo Philip Zimbardo. Secondo tale teoria il degrado urbano è in grado di alimentare la criminalità e la diffusione di comportamenti anti-sociali. In questo senso, la sciatteria, la sosta selvaggia, la deturpazione dei luoghi privati e pubblici, il vandalismo, la mancanza di legalità nei comportamenti “micro” del cittadino (ad esempio, il mancato pagamento dei pedaggi, la sosta selvaggia, gli schiamazzi notturni, il piccolo abuso edilizio, il danneggiamento di un lampione o di una finestra) possono contribuire ad alimentare il disordine all'interno della società e, contestualmente, il rischio di reati più gravi. Si tratta di fenomeni di mimesi sociale per combattere i quali, nel 1994, il sindaco di New York, Rudolph Giuliani, inaugurò una politica improntata al rispetto del decoro urbano obbligando i cittadini a pagare il biglietto dei mezzi pubblici e ripristinando l'estetica delle stazioni della metropolitana al fine di accreditare l'idea di una svolta dalla quale la città conobbe l'effetto benefico di una caduta verticale delle attività criminali.