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  • 02
  • Lug

Il gruppo di Visegrad come un kamikaze nel cuore dell'Unione, di Antonio Dostuni

Il ministro Salvini é troppo astuto per non capire che, rompere con l'Ue, significherebbe condannare il nostro paese all'isolamento internazionale, proprio come vorrebbe Putin. La storia e la geografia obbligano l'Italia ad una saggia interlocuzione con tutti quei paesi con i quali risulta opportuno coltivare e condividere una visione strategica comune. Il nostro paese, pertanto, ha bisogno di un governo autorevole in grado di lavorare, con equilibrio e realismo, per un'alleanza mediterranea con Malta, Grecia, Spagna, Portogallo e Francia, paesi ben lontani da quella visione eurofobica del gruppo di Visegrad che rappresenta un'alleanza che non ci appartiene, né sul piano storico, né sul piano culturale.


  • 26
  • Giu

A chi piace Matteo Salvini? di Antonio Dostuni

La grande abilità di Salvini é stata quella di aver dato un lessico comune a quella parte di società che, sentendosi soffocata dal “politically correct” della sinistra, non ha mai avuto il coraggio di esternare compiutamente i propri sentimenti di ostilità verso gli stranieri. Si tratta di quella stessa Italia che non esita ad accusare Papa Francesco di “catto-comunismo” per i suoi ricorrenti richiami alla solidarietà e alla giustizia sociale, parole ormai desuete e fuori dal tempo. C'è un'Italia che si compone di italiani per i quali può essere normale dirsi cattolici e, nel contempo, baccagliare contro immigrati e rom. Ieri, i terroni; oggi, gli immigrati. 


  • 22
  • Giu

Concerto europeo, di Marco Corno

La fine dell’unipolarismo americano nel 2008, in conseguenza della grave crisi economico-finanziaria, e la nascita di un ordine internazionale multipolare, hanno portato a conseguenze geopolitiche impreviste in Europa in cui la Ue ha visto corrodere le proprie basi dal ritorno degli Stati-nazione come principali soggetti impegnati nella sfida contro il terrorismo fondamentalista islamico, il fallimento economico della Grecia, il flusso migratorio proveniente dal Medio Oriente e dal Nordafrica e la crisi ucraina.


  • 21
  • Giu

Giugno 1918, l’Italia resiste e si avvicina la vittoria, di Emilio Galli

Dopo la disfatta di Caporetto nell’ottobre del 1917, gli italiani avevano fermato l’avanzata austriaca sulla linea del fiume Piave- Monte Grappa. Il generale Cadorna era stato sostituito dal generale Diaz che si dimostra più duttile e adeguato di fronte all’emergenza. La guerra da offensiva diventa difensiva, gli italiani comprendono che è in gioco il futuro del nostro Paese, per cui si sentono motivati a resistere. 


  • 18
  • Giu

Matteo Salvini finge di dimenticare che.., di Antonio Dostuni

Sarebbe utile rammentare che fu il governo Berlusconi, nel 2003, ad accettare la regola secondo cui sarebbe spettato agli Stati di primo approdo la competenza sulla domanda di asilo dei profughi. Non solo. Fu lo stesso Berlusconi a volere, nel 2002, la sanatoria di 700 mila clandestini e, nel 2009, la sanatoria di altri 200 mila. Si tratta di fatti incontrovertibili per confutare i quali risulta grottesca e artificiosa la distinzione tra profughi (che andrebbero accettati) e immigrati clandestini (che andrebbero respinti). Matteo Salvini finge di ignorare tutti questi precedenti che inchiodano il suo partito alla grave responsabilità di non aver saputo dare una risposta, tanto quanto i governi di sinistra, all'emergenza umanitaria di questi anni.


  • 15
  • Giu

La roccaforte di Putin, di Marco Corno

Negli ultimi anni la Russia è tornata a ricoprire un ruolo fondamentale all’interno dell’ordine Internazionale per porre un freno agli errori commessi dall’Occidente nello scenario mediorientale e ucraino. L’attuale progetto geopolitico di Vladimir Putin si potrebbe definire euroasiatico, finalizzato alla difesa dei confini nazionali e degli interessi di Mosca e dei suoi alleati da qualsiasi tentativo di destabilizzazione


  • 14
  • Giu

Storia del prestinaio generoso con i poveri, di Emilio Magni

In un antico paese alto brianzolo ha chiuso anche l’ultimo negozio che era rimasto aperto nella desolazione di antiche case ormai abbandonate. Questo è evento molto triste perché era carica di storia la pur piccola bottega di alimentari. Apriva da oltre 120 anni ed era sempre appartenuto alla stessa famiglia i cui discendenti se l’erano tramandato con passione e impegno, lavorando bene, con profitto buono fino a una trentina d’anni fa. Vendevano pane, salumi, ma anche tante altre cose che servono alla casa: come devono essere gli empori degli  agglomerati urbani fuori mano.


  • 11
  • Giu

Perché é germogliato il seme populista, di Antonio Dostuni

Esiste una parte rilevante del paese che, spaventata dalla povertà incombente, avverte l'irrefrenabile desiderio di tornare ad avere una speranza, anche a costo di sognare. Questo é ciò che é mancato alla politica, cioè, la capacità di ridare una speranza a quella parte di società civile che si è vista progressivamente relegata ai margini di un mercato regolato dalle “bronzee”, spietate leggi dell'economia. Se è vero, quindi, che Salvini e Di Maio non possono essere la soluzione dei nostri mali, sicuramente ne rappresentano una spia, un segnale che la politica ha sottovalutato facendo colpevolmente germogliare il seme populista.


  • 09
  • Giu

L'intraprendente diplomazia di Papa Francesco, di Marco Corno

Oltre a risvegliare la coscienza dei cattolici e la speranza delle persone più povere, papa Francesco ha lanciato una grande riforma interna ed esterna della Chiesa cattolica. Dal punto di vista interno, papa Bergoglio vuole portare la periferia del mondo in Vaticano nominando preti e vescovi provenienti dalle zone più remote del globo dove la miseria e la povertà regnano sovrane come l’Indonesia, Haiti e Sri Lanka.


  • 04
  • Giu

Il rischio di una crescente subalternità dei 5 Stelle alla Lega, di Antonio Dostuni

La lunga gestazione del nuovo governo consente di fare chiarezza sulle affinità esistenti tra Lega e 5 Stelle che una parte rilevante dell'elettorato progressista ha incautamente sottovalutato. Si tratta di un errore di interpretazione che era già stato commesso con la Lega degli esordi e che, oggi, si è ripetuto con il Movimento 5 Stelle, ritenuto, alla vigilia del voto, una “costola della sinistra”, secondo l'infelice definizione di D'Alema. Capiremo presto quanto la base del Movimento 5 Stelle sia permeata degli stessi valori della base leghista che, da tempo, ha sviluppato una spiccata vocazione sovranista e anti-europea.