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  • 01
  • Apr

Un governo del cambiamento con un alleato conservatore? di Antonio Dostuni

Matteo Salvini ha chiamato a raccolta tutto quel pezzo di società italiana che, avvertendo una profonda inquietudine per il proprio futuro, tende a provare una grande nostalgia per il passato. L'ostilità contro l'Ue, la voglia di tornare alla lira, la paura per gli immigrati, il ricorso incontrollato al debito pubblico, la battaglia contro le unioni civili e, come si é visto a Verona, perfino contro il divorzio e l'aborto, rappresentano il segnale, forte ed inequivocabile, di una politica che usa il sovranismo per occultare la sua vocazione retriva e profondamente reazionaria.


  • 27
  • Mar

La crisi dei partiti e la nascita del fascismo, di Emilio Galli

Esattamente un secolo fa, e cioè il 23 marzo 2019, in Piazza San Sepolcro a Milano, nacquero i Fasci di combattimento.Ritenuto un rinnegato dai socialisti per il suo appoggio alla guerra, osteggiato dai conservatori per il suo passato di agitatore rivoluzionario, attraverso le pagine del suo giornale “Il Popolo d’Italia”, Mussolini tenta di cavalcare il malcontento derivante dalla situazione economica del paese. Graie al sostegno economico di alcuni gruppi industriali (in particolare, dall’Ansaldo), in data 1 agosto 1918 il giornale cambia sottotitolo: non più “quotidiano socialista”, ma “organo dei combattenti e dei produttori”.


  • 25
  • Mar

Non siamo un popolo razzista ma potremmo diventarlo, di Antonio Dostuni

C'è una domanda che ogni italiano dovrebbe porsi: siamo diventati un popolo razzista? Si tratta di un interrogativo che mette a dura prova la coerenza di molti cittadini dabbene, che lavorano onestamente, si dedicano alla famiglia e alla sera vanno a letto evitando, per comodità, di porsi simili domande: come diceva Longanesi, “quando si bussa alla loro coscienza, fingono di non essere in casa”. Inutile nasconderlo, nel nostro paese il razzismo esiste ed é sempre esistito: non ammetterlo é solo ipocrisia. Il fatto che sia ancora un fenomeno minoritario non ci deve indurre a sottovalutarne la portata visto che sono state le minoranze a fare la storia: Unità d'Italia, fascismo, Resistenza e, se vogliamo, il '68.


  • 20
  • Mar

Parlare di immigrati per non parlare delle vere emergenze del paese, di Antonio Dostuni

Con una straordinaria abilità comunicativa, Matteo Salvini ama presentarsi come l'Angelo Vendicatore sceso sulla terra per rendere giustizia ai poveri fingendo di ignorare che le vere cause della rabbia esistente nel paese restano le gravi disuguaglianze sociali e territoriali. Mai una parola su questo tema che, per un governo serio, dovrebbe avere la priorità assoluta su ogni altra questione. Fin dal suo esordio come ministro degli Interni, Matteo Salvini ha continuato ad alimentare l'immagine di un paese invaso da immigrati che, come dimostrano le cifre, non é mai esistito nella realtà.


  • 11
  • Mar

La favola del movimento post-ideologico, di Antonio Dostuni

Di Maio dovrebbe chiedersi perchè gli elettori di destra hannp accolto con favore il decreto-sicurezza, la flat tax, la legge sulla legittima difesa: semplicemente, perchè si tratta di tre provvedimenti di destra. Già solo questo dimostra la fragilità identitaria di un movimento che ambisce a definirsi post-ideologico tutto proteso ad abbracciare in modo ecumenico gli elettori di destra e di sinistra mediante la narrazione mitologica di un'aristocrazia composta da uomini onesti e virtuosi. 


  • 04
  • Mar

Nella prima Repubblica i politici facevano affari, oggi gli affaristi fanno politica, di Antonio Dostuni

Oggi tanti giovani entrano in politica non per passione o per senso del bene comune. Senza un minimo di cultura politica, entrano per mero carrierismo, giusto perchè la politica propizia visibilità, relazioni, conoscenze che possono tradursi in opportunità o vantaggi professionali. La verità é che c'è alcuna differenza tra “rivoluzione liberale”, “rottamazione” e “governo del cambiamento”. Si tratta solo di stucchevoli slogan che hanno un denominatore comune, quello di nascondere quel grande vuoto culturale da cui nasce la crescente disaffezione del cittadino per la politica.


  • 25
  • Feb

Una domanda a Luigi Di Maio, di Antonio Dostuni

Per i 5 Stelle il contratto di governo con la Lega aveva la finalità di infliggere il colpo di grazia al “patto del Nazareno” che avrebbe consentito a Berlusconi una sopravvivenza politica di cui Matteo Renzi sarebbe stato il garante. Beffardamente, l'approdo finale di questo governo sarà l'avvento di una destra ancora più forte che ha solo rovesciato al proprio interno i rapporti di forza tra la componente liberista di Forza Italia e quella populista della Lega. La domanda, quindi, da porre a Luigi Di Maio risulta semplice, elementare e, perfino, banale: cui prodest, cioè, a chi giova realmente il contratto di governo con la Lega? 


  • 18
  • Feb

La riforma delle Regioni serve per unire un popolo, non per dividerlo, di Antonio Dostuni

La riforma dell'architettura dello Stato richiederebbe un'attenzione che, nell'ansia di varare l'intesa di governo, le parti contraenti hanno improvvidamente disatteso. Una vera riforma federale non potrà mai porsi in contrasto con lo spirito di una Carta costituzionale che annovera tra i suoi principi inderogabili il rispetto dei diritti inviolabili del cittadino, dell'uguaglianza e della solidarietà. Sarebbe utile rammentare che “federalismo” deriva da “foedus”, che significa “alleanza, patto”: un patto unisce, non divide. Teniamolo bene a mente.


  • 11
  • Feb

Lega e 5 Stelle: il vero divario sta nell'astuzia, non nella competenza, di Antonio Dostuni

Nella storia dei governi repubblicani, sono stati numerosi i ministri “incompetenti”, sprovveduti culturalmente o privi della competenza specifica del dicastero a cui erano erano preposti. Malgrado ciò, questi ministri hanno saputo porsi al riparo dall'accusa di essere inadeguati grazie alla capacità di calibrare le proprie sortite, di dosare i toni e di mediare. Quanti ministri della Pubblica Istruzione o della Sanità abbiamo visto all'opera senza che avessero mai messo piede in una scuola o in un ospedale? Con un minimo di onestà intellettuale, pertanto, dovremmo evitare di scandalizzarci davanti alla pochezza di alcuni ministri dell'attuale governo ai quali é giusto imputare la scarsa astuzia politica più che la scarsa competenza. 


  • 28
  • Gen

Un paese senza memoria che non sa più indignarsi, di Antonio Dostuni

In un paese civile, la morte in mare di centinaia di esseri umani non dovrebbe mai costituire oggetto di dibattito: lo dice il buon senso, lo dice la Costituzione, lo dicono le Sacre Scritture di cui gran parte della nazione ha permeato la propria formazione etica. Grazie ad un sapente lavoro di rimozione mediatica, la morte di orde di disperati che annegano in mare viene derubricata a mero fatto statistico. Questo consente di dirottare il dibattito su temi collaterali quali la delinquenza, i costi dell’accoglienza, l’Europa, perfino il colonialismo francese.