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  • 18
  • Giu

Il declino di Di Maio e l'ascesa di Giuseppe Conte, di Antonio Dostuni

A differenza di Luigi Di Maio, sempre cangiante sull'Europa, Giuseppe Conte sembra esprimere una linea più chiara e più coerente sulla posizione del nostro paese nei rapporti con l'Ue. Probabilmente in questa fase si sta dischiudendo a Conte la grande opportunità di assurgere alla leadership del movimento 5 Stelle che su molti (forse, troppi), temi ha pagato la propria fragilità identitaria lasciando campo libero ad un alleato che suole spesso comportarsi da avversario. Dopo la “quota 100” e il “reddito di cittadinanza”, il governo dimostra di non essere più in grado di sviluppare una linea comune a meno che non si realizzi l'ipotesi, per nulla peregrina, che, pur di evitare nuove elezioni, i 5 Stelle non si rassegnino ad una comoda subalternità alla Lega.


  • 10
  • Giu

Il tramonto della scuola italiana davanti alla sfida del web, di Antonio Dostuni

C'è un dato che certifica il fallimento della scuola italiana: molti giovani non sono in grado di argomentare una propria opinione personale e, a parte la sconsolante povertà lessicale, spesso sono perfino incapaci di comprendere un testo. Malgrado l'evidenza di questa deriva, la scuola italiana evita di interrogarsi sui mali strutturali che le impediscono di stare al passo dei cambiamenti che hanno modificato l'ethos di un'intera nazione. Davanti alla sfida, prima della Tv commerciale e poi della Rete, la scuola italiana é rimasta ferma, immobile, come se la cosa non la riguardasse. La lezione frontale sintetizza perfettamente l'archeologia del nostro sistema formativo.


  • 06
  • Giu

Belfagor, i Rosa-Croce e altri misteri, di Maurizio Fierro

Nel 1925 Arthur Bermède scrive il feuilleton mistery “Belphégor”, che esce in 59 episodi su “Le Petit Parisien” prima di essere pubblicato dalla casa editrice Tallandier nel 1927, anno in cui ne viene prodotta anche la prima versione cinematografica in quattro puntate diretta da Henri Desfontaines, sceneggiata dallo stesso Bermède e interpretata da René Navarre (già famoso in patria per la serie “Fantomas”, del 1913). Quarant’anni dopo, l'emittente francese ORTF (Office de Radiodiffusion Télévision Française) ne propone l’adattamento televisivo diretto da Claude Berna e sceneggiato da Jacques Armand.


  • 05
  • Giu

Il fascino del ciclismo e gli insulti della tecnologia, di Emilio Magni

E’ passato qualche giorno dalla conclusione di quest’ultima bella edizione del Giro d’Italia, ma tra le tante immagini cariche di emozioni che, da grande  seiveur in poltrana, mi sono rimaste, quella che più mi commuove è la vista del corridore bagnato fradicio, tra la pioggia e la nebbia, in cima al mitico Mortirolo, ghermire il giornale da uno spettatore. L'arcaico e ancora attuale gesto era necessario per proteggersi dal freddo in vista dell’imminente discesa. Altri girini agghiacciati hanno beneficiato di un giornale a loro offerto in cima alla salita.


  • 03
  • Giu

Matteo Salvini e quella battuta di Woody Allen, di Antonio Dostuni

Dopo la scoppola elettorale, il Movimento 5 Stelle sarà costretto a dipanare le ambiguità su tutti quei temi che il contratto di governo ha voluto eludere ma su cui il suo elettorato oggi si attende  una risposta. Su Europa e immigrazione, ad esempio, quali sono le differenze con la Lega di Salvini? Sul versante opposto, il Partito democratico dovrà capire che, per salvare l'Europa, occorre saper spiegare l'utilità delle sue regole, per noi e per le generazioni che verranno. In caso contrario, sarà difficile battere Salvini perchè, in fondo, ogni cittadino si ispira a quella celebre battuta di Woody Allen: “Perché dovrei preoccuparmi dei posteri, che cosa hanno fatto i posteri per me?”.


  • 27
  • Mag

Il reato di abuso d'ufficio nel paese delle tangenti e delle raccomandazioni, di Antonio Dostuni

Nell'immaginario collettivo il vizio endemico di cercare favori o protezioni é talmente radicato da essere vissuto come un veniale peccatuccio da scafati furbacchioni che sono soliti dividere il mondo in furbi e in fessi dove, naturalmente, i fessi sono sempre gli altri. La nostra quotidianità é costellata di episodi in cui soccombe il merito e prevale il privilegio: siamo assuefatti e rassegnati, senza più alcuna capacità di indignarci davanti alle devianze, piccole e grandi, di una politica che spesso tende a servirsi del cittadino fingendo di servirlo. La fuga dei cervelli é la conseguenza della resistenza dei pochi a piegarsi alla logica perversa dei tanti.


  • 20
  • Mag

Il populismo come arte di agitare il popolo prima dell'uso, di Antonio Dostuni

La crisi ha modificato in profondità l'identità collettiva di un paese che guarda al futuro con disincanto e amarezza. In passato ignoravamo cosa fosse l'invidia sociale e perfino la classe politica poteva godersi i suoi privilegi nell'indifferenza generale. Oggi, il sentimento dominante sembra essere il risentimento e, al posto della solidarietà per i più deboli, ha avuto il sopravvento quella che i tedeschi chiamano “Schadenfreude”, cioé la gioia per le disgrazie altrui: davanti al naufragio e alla morte di tanti naufraghi, non proviamo alcuna vergogna nell'avvertire sollievo.


  • 15
  • Mag

Oronzo Pugliese, l'Antimago, di Maurizio Fierro

Giornalista: “Pensa di avere fatto una magia, oggi, battendo i Campioni del mondo dell’Inter?”
Oronzo Pugliese sorride, fruga nelle tasche della giacca, in quelle dei calzoni, si guarda le mani e torna a sorridere. “La bacchetta magica l’ho dimenticata a casa”, dice. Prima modesto giocatore, poi eccentrico allenatore, Pugliese ha consentito alla sua macchietta di caratterizzare una saga proseguita su grande schermo con la maschera di Oronzo Canà, protagonista del film “L’allenatore nel pallone”, interpretato da Lino Banfi e diretto da Sergio Martino. Ma, come spesso accade nelle produzioni seriali, c’è un prequel.


  • 13
  • Mag

La sponda che manca ai 5 Stelle, di Antonio Dostuni

 Negli ultimi tempi Di Maio sembra aver capito che é arrivato il momento di distinguersi dalla Lega il cui crescente radicalismo rischia di avvelenare il paese conducendolo ad una visione antagonista dominata dalla paura e dal rancore. Se Luigi Di Maio intende recuperare il terreno perduto, dovrà marcare questa differenza identitaria creandosi una sponda in grado di conferirgli quella libertà di manovra di cui dispone largamente il suo alleato il quale, in un futuro prossimo, non esiterà a dargli il benservito per riabbracciare i suoi antichi sodali. Piaccia o no, per i 5 Stelle quella sponda si chiama Partito democratico. 


  • 18
  • Apr

Aprile 1849: 170 anni dalle insurrezioni nelle piccole città di Brescia, Genova e Como, di Emilio Galli

Nel Risorgimento italiano i contadini (la maggioranza della popolazione) furono per lo più estranei ai processi rivoluzionari, la guida del movimento nazionale era in mano alla borghesia moderata, in buona parte proprietari terrieri, che desideravano unificare la penisola, ma non volevano innescare rivolte popolari nelle campagne. I democratici come Mazzini avrebbero voluto una rivoluzione popolare, ma erano per  lo più borghesi delle città, per cui non riuscirono a mettersi alla testa del malcontento contadino.  T