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  • 16
  • Gen

Quella parte di Nord che detesta i 5 Stelle, di Antonio Dostuni

In questi giorni stanno esplodendo prepotentemente le grandi differenze identitarie esistenti tra i due elettorati i quali, per alcuni versi, appaiono antropologicamente incompatibili. L'elettore leghista, fiero del suo operoso pragmatismo, non é disposto a tollerare le “manfrine” dei 5 Stelle ai quali si imputa il rischio di paralizzare l'economia a causa del loro stucchevole legalismo. Nell'ottica di un leghista, avvezzo a vedere nello Stato più un ostacolo che un sostegno, il candore dei 5 Stelle rappresenta una vera iattura da cui sarebbe utile liberarsi anche a costo di riesumare una cariatide come Berlusconi. 


  • 07
  • Gen

Le solite vecchie balle sul mito del popolo, di Diego Minonzio

La Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, nella loro lunga vita, sono stati accusati di tutto. Spesso a ragione, molto spesso a torto. Anche perché è grazie a loro che un paese uscito distrutto dalla guerra è diventato, con tutti i suoi squilibri e le sue plateali contraddizioni, una potenza economica europea. E invece non si parla quasi mai della vera colpa, del vero peccato originale di cui Dc e Pci sono responsabili, di quel virus che ha contagiato il nostro sistema politico fino a fargli partorire la deriva demagogica che oggi spadroneggia nelle stanze del potere. 


  • 20
  • Dic

1948-2018: 70 anni dalla "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani", di Emilio Galli

Il 1° dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni unite approvò e proclamò la Dichiarazione universale dei Diritti umani, un documento che nasceva dagli orrori del primo Novecento e dalla consapevolezza che bisognava affermare con estrema chiarezza i principi fondamentali della convivenza umana per evitare altre e ancor più terribili tragedie.


  • 20
  • Dic

MANUALE TASCABILE PER RAGAZZI MEDIOCRI: come restare mediocri senza tanti perchè

Ispirandoci al decalogo del preside del Liceo scientifico Fermi di Bologna, Maurizio Lazzarini, per le prossime festività vorremmo dare qualche consiglio ai nostri ragazzi su cosa NON bisogna fare se intendono coltivare le proprie ambizioni e se vogliono scommettere sul proprio futuro. In una società piena di “vecchi”, come quella italiana, non bisognerebbe mai sprecare il grande privilegio di essere giovani. Auguri!


  • 18
  • Dic

Se fossimo un paese normale, di Antonio Dostuni

Se fossimo un paese normale, dopo la transizione gialloverde dovrebbe sorgere un polo conservatore e sovranista, composto da Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, in competizione con un polo riformista ed europeista, composto da 5 Stelle, Pd e Liberi e Uguali. Poichè non siamo un paese normale, nel sottosuolo della politica italiana si agitano forze, neppure tanto occulte, che spingono per la nascita di un nuovo soggetto politico in grado di neutralizzare sul nascere quel percorso. Renzi, ad esempio, non avrebbe alcuna possibilità di assurgere ad una nuova leadership all'interno di uno schieramento progressista “pacificato”. Ecco perchè, dopo la vittoria di Zingaretti, lascerà il Pd.  


  • 10
  • Dic

Quei finti attacchi al governo, di Antonio Dostuni

Gli attacchi al governo da parte di Boccia, presidente di Confindustria, sono, in realtà, un attacco ai 5 Stelle, come si evince dalla facilità con cui la grande stampa suole dileggiare i pentastellati riservando solo qualche timido buffetto alla Lega. Gli imprenditori italiani non sono più disposti a sopportare la paralisi delle opere pubbliche: é questa la colpa più grave che viene imputata ai 5 Stelle. Il reddito di cittadinanza costituisce solo un argomento pretestuoso per screditare un movimento le cui lacune sarebbero state  anche tollerate senza la pervicace opposizione alla Tav e allo sblocco dei cantieri.


  • 03
  • Dic

Di Maio non ha ancora capito che quel contratto era un tranello? di Antonio Dostuni

Il “contratto di governo” preclude qualunque ipotesi di confronto all'interno dell'esecutivo. In pratica, in parlamento i 5 Stelle dovranno approvare i punti del contratto voluti dalla Lega e, parimenti, la Lega dovrà approvare i punti voluti dai 5 Stelle. Così facendo, Salvini e Di Maio hanno completamente svilito sia il ruolo delle Camere che le funzioni del Consiglio dei ministri ai quali è stato sottratto qualunque potere di interlocuzione. Abbacinato dall'euforia di essere approdato al governo, Luigi Di Maio non ha capito che quel contratto era, in realtà, un tranello teso da un alleato scaltro e inaffidabile che, come dimostrano i sondaggi, si prende tutti i meriti lasciando i demeriti ai 5 Stelle.

 


  • 26
  • Nov

Per Salvini, il governo con Di Maio é un vero affare, di Antonio Dostuni

Gli ultimi sondaggi confermano che, per Matteo Salvini, questo governo é stato davvero un affare. Prima del 4 marzo nessuno avrebbe mai osato immaginare che, nel giro di pochi mesi, la Lega sarebbe diventato il primo partito del paese e che sarebbe riuscito a fare breccia perfino nel Mezzogiorno. Bisogna dare atto a Salvini di avere realizzato quel capolavoro tattico da cui trae origine l'attuale corto circuito della politica italiana che, in modo singolare, penalizza tutti i partiti, esclusa la Lega. Di Maio dovrebbe, ormai, aver capito che l'unico a cui conviene questo governo é Matteo Salvini il quale, dopo aver raso al suolo Forza Italia, ha iniziato ad annettersi quote crescenti dell'elettorato pentastellato.


  • 20
  • Nov

Per l'Europa siamo i soliti italiani "chiagne e fotte", di Antonio Dostuni

Secondo i partners europei, questo governo non rappresenta alcun cambiamento. Risulta difficile dissentire. In verità, Salvini e Di Maio rappresentano la triste riedizione di un ceto politico rimasto uguale a se stesso che, sotto le mentite spoglie di una comunicazione più trasgressiva, continua a perpetuare quella specificità tutta italiana che si riassume in una vecchia battuta di Enzo Biagi: in Italia, di legale, é rimasta soltanto l'ora legale. Sono gli stessi fatti a dimostrare che non vi é alcuna discontinuità rispetto al passato: l'obolo assistenzialista, la "pace fiscale", l'inverecondo condono di Ischia, perfino i 49 milioni della Lega che Salvini ha saputo abilmente derubricare come una vicenda del tutto marginale.


  • 12
  • Nov

Lo stato confusionale della sinistra che finge di non capire le cause del populismo, di Antonio Dostuni

Piaccia o no, questo governo non ha alternative. Nel mondo anglosassone si usa l' acronimo, "t.i.n.a." ("there is not alternative", non ci sono alternative) per rappresentare i momenti di sclerosi del quadro politico. Attualmente la posizione più comoda resta quella di Silvio Berlusconi che può vantare la presenza di un garante al governo (Salvini) e di un garante all'opposizione (Renzi): mai come ora, il suo impero ha potuto godere di tanta invulnerabilità. Per queste ragioni, il Cavaliere assiste serafico alla lenta consunzione di Forza Italia. A sinistra, invece, Renzi attende la prossima disfatta elettorale per dimostrare che la crisi del Pd non é imputabile al Giglio Magico.