BLOG - Una riflessione sul vero significato del Santo Natale, di Elisabetta Melli

L'Occidente è avvezzo da tempo a celebrare la festività natalizia come festa pagana in cui dedicarsi alle crapule e ai baccanali. Ma il vero Natale è un'altra cosa..

IL SIGNIFICATO DEL NATALE

Il Natale è il segreto della nascita del Divino nell'Umano, l'Incarnazione.

In questa era, per certi versi molto materialista e secolarizzata, è in atto anche un processo di spiritualizzazione della materia:  il nostro compito primario diventa così quello di portare l'Umano al Divino.

Per duemila anni il compito è  stato di aiutare il Divino ad incarnasi nell'Umano, ora si è capovolto, è iniziato il viaggio di ritorno e l'augurio-benedizione è di riuscire a collaborare in ciò, tutti noi insieme, aiutandoci vicendevolmente.

Per quanto riguarda il Natale come evento storico-religioso, si ricorda ,prima di tutto, perchè esso, a differenza della Pasqua che è festa mobile, cada proprio il giorno del 25 dicembre:

la ricorrenza della nascita del Cristo venne fissata intorno al III – IV sec. in tale data(in altre Chiese cristiane si festeggia invece al 6 gennaio), la quale era la stessa in cui l’Impero romano già

festeggiava il Dies natalis Solis invicti, cioè il giorno di nascita di Mithra, il Dio identificato con il Sole o

comunque in diretta connessione con esso.

Questa data venne adottata non solo per sovrapporsi alla festa di Mithra, molto sentita nel mondo romano anche perchè molti Imperatori erano iniziati ai Misteri del Dio, ma anche per la posizione calendariale di questo giorno, in stretto rapporto con il Solstizio d’Inverno e quindi con la ri-nascita del Sole: il significato allegorico e simbolico del Dio che nasce insieme al Sole è troppo evidente per richiedere ulteriori spiegazioni.

L’episodio della nascita di Gesù è narrato solo in due Vangeli: Luca riferisce che dopo la sua nascita Egli

venne deposto “in una mangiatoia”, senza specificare se si trattasse di un edificio o di una grotta, e che i

pastori furono chiamati dagli angeli a conoscerlo e adorarlo, mentre Matteo parla di una “casa” e riferisce

della visita dei Re Magi, i nomi dei quali ci vengono da uno dei Vangeli apocrifi, il Vangelo degli Ebrei o dei Nazareni.

Due Vangeli apocrifi che vengono fatti risalire intorno al II sec. d.C. danno maggiori particolari sull’episodio:

il Protovangelo di Giacomo (cap. XVIII) precisa che Gesù nacque in una grotta e il Vangelo dello pseudo

Matteo (cap. XIV) dà notizia della presenza del bue e dell’asino, i quali “lo adoravano senza sosta”.

Ambedue i testi (rispettivamente al cap. XIX, 2 e XIII, 2) specificano che per tutto il tempo della

permanenza di Maria nella grotta, o almeno al momento della nascita del Bambino, questa risplendeva di

luce: “la grotta cominciò a farsi piena di splendore e a rifulgere di luce come se vi fosse il sole, così la luce divina illuminò la spelonca”.

Nella fantasia popolare la storia della nascita del Cristo diventa invece un racconto ricco di personaggi e di situazioni, che trova la sua espressione nella forma del Presepio, la cui origine si fa risalire a San Francesco d’Assisi e il cui sviluppo si avrà molto più in là nel tempo, a partire dal XVII-XVIII secolo.

Tutti gli elementi  che compongono il presepio possono essere basati sul ricordo dei testi, canonici e apocrifi sopracitati: ma è possibile, ponendo attenzione ad una lettura in chiave tradizionale, riconoscere nel Presepio un significato che va al di là della rappresentazione allegorica.

La grotta è un simbolo universale: essendo all’interno della terra o di una montagna la grotta è simbolo del Centro del Mondo ed è per eccellenza il luogo della nascita e della ri-nascita, è il centro spirituale del

macrocosmo che è l’universo, poiché il tetto della grotta rappresenta il cielo e il pavimento la terra; la grotta dei Misteri di Mithra presenta in modo esplicito questo simbolismo, e il mithraismo, come sappiamo, ha dato al nascente cristianesimo molti elementi.

Ma la grotta è anche figura del cuore e in questa accezione è il centro del microcosmo che è l’uomo: la “più piccola camera del cuore”.

Gesù è nato in Palestina duemila anni fa, ma questo evento non è rivestito solo di un aspetto storico;

l’apparizione del Cristo è soprattutto un evento cosmico-spirituale:

infatti, se ci pensiamo bene, mentre per tutto il resto dell’anno la natura e l’uomo hanno svolto una grande attività, l’approssimarsi dell’inverno corrisponde alla sospensione di molte attività, i giorni si accorciano, le notti si allungano; è il momento della meditazione, del raccoglimento. Queste attività consentono all’uomo di penetrare nella profondità del suo essere e di trovare le condizioni per la nascita del Bambino.

Come vivono, invece, gli esseri umani le feste di Natale? Festeggiano gareggiando con ansia spasmodica nell’acquistare e regalare doni per ostentare ricchezza materiale, mangiando e bevendo smisuratamente a tavola. Si va in chiesa, si canta che Gesù è venuto a salvarci per poi continuare la vita di sempre. Questi comportamenti dimostrano quanto spesso gli uomini siano inconsapevoli dell’importanza di questo evento in cui si creano le condizioni migliori affinché il Bambino Divino (la nuova vita) nasca in ogni uomo. Occorre lavorare, studiare, superare i propri limiti affinché nasca una nuova coscienza che si manifesti come una luce interiore capace di scacciare le tenebre e di indicare la strada da seguire. Per molti non potrà essere più la stessa!

Così Gesù non è soltanto un personaggio storico, ma rappresenta un Incontro, una Presenza, un Simbolo che riveste le innumerevoli realtà della vita spirituale. Fino a quando l’uomo non possiederà in sé luce ed amore, il bambino Gesù non potrà nascere in lui: potrà attenderlo, festeggiarlo ma nulla di più. La nascita del Cristo rappresenta un avvenimento che si ripete ogni anno nell’universo, ma che si può verificare simbolicamente dentro di noi in ogni istante della nostra esistenza.

Il Natale dunque ci ricorda che il significato dell’esistenza umana è quello di risvegliare il sé inferiore al cospetto dell’anima e ciò avviene, all’inizio, mediante l’arte di vivere.

Questo è un processo che comporta prove ed errori (spesso attraverso l’esperienza della sofferenza come illusione che infine conduce verso la Verità immanente).

Oggi, per fortuna, sono molti gli individui che consapevolmente orientano la propria vita verso le finalità più alte.  Sono individui che si sintonizzano sempre più con la propria anima,  allontanandosi da una realtà personale ed egoistica e coltivando nel proprio cuore una grande consapevolezza: “La pace incomincia da me!”

Dicembre 2009,

Elisabetta Melli