BLOG - Quella pesante ipoteca di Berlusconi sulla nazione, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 10/04/2018

Nel prossimo incontro con il Quirinale il centro-destra si presenterà con una sola delegazione così da fornire ai 5 Stelle la chiara indicazione che non si può prescindere da Berlusconi. Al contrario di Renzi che fa l'offeso, il Cavaliere dimostra ancora una volta di essere nel pieno dei giochi che condurranno al varo del prossimo governo. Si tratta di un limite di cui non solo Salvini, ma l'intero paese, è destinato a pagarne le conseguenze. Piaccia o no, Silvio Berlusconi vanta tuttora un potere di interdizione sulla politica italiana che, malgrado il recente tracollo di Forza Italia, non riesce ancora ad avere una destra in grado di affrancarsi dalla pesante ipoteca del Cavaliere.

-------------------

Concluso il primo giro di consultazioni, il presidente Mattarella ha fatto intendere chiaramente che i tempi lunghi per la formazione del nuovo governo imporranno a tutte le forze politiche un'assunzione di responsabilità alla quale nessuno potrà sottrarsi. Finita la campagna elettorale, vedremo ora chi sarà in grado di giocare un ruolo politico e istituzionale, con tutti i rischi che ne conseguono sul piano della coerenza e, soprattutto, delle aspettative dell'elettorato. In fondo, l'attuale “impasse” rappresenta la logica conseguenza di una campagna elettorale a tratti sconcertante. La contrapposizione, spesso virulenta, che ha caratterizzato il confronto elettorale, rende, oggi, complicata qualunque ipotesi di alleanza. Mai come in questa tornata elettorale, inoltre, il cittadino si è visto travolto da un profluvio di promesse che rischiano, ora, di mettere a repentaglio la credibilità dell'intero quadro politico. Bisogna, pertanto, ripartire da questi antefatti per capire le ragioni che spingono Mattarella a ritenere necessario un congruo periodo di tempo per svelenire il clima politico facendo ritornare il paese con i piedi per terra. Sarà questo, pertanto, il terreno su cui tutte le forze politiche dovranno misurarsi: quello, cioè, della capacità di interpretare con saggio realismo la dimensione istituzionale che presuppone la necessità di modificare le modalità di interlocuzione: cioè, approccio, stile e linguaggio. Per queste ragioni, occorreranno molti passaggi prima di assistere alla nascita del nuovo governo malgrado in molti commentatori sia diffuso il vezzo di dare per scontato ciò che non lo è affatto. Si ponga mente, ad esempio, al modo in cui il Movimento 5 Stelle tende ad interpretare il risultato elettorale rivendicando, a torto o a ragione, il diritto di prelazione sull'incarico a formare il prossimo governo. Dopo avere dialogato per due settimane con la destra, ora Di Maio non fa mistero di voler aprire le danze con la sinistra. Da questa singolare disinvoltura con cui il giovane leader tiene aperti i due forni, si possono arguire alcune ipotesi di cui solo tra qualche settimana sarà possibile verificare la fondatezza. Allo stato, non è dato sapere se l'apparente “ansia di governo” dei 5 Stelle sia autentica o se, al contrario, rappresenti solo una scelta tattica per poi accomodarsi all'opposizione con il viatico di avere dimostrato ai propri elettori il rifiuto degli “altri” a confrontarsi sui temi dei vitalizi e della corruzione. Una cosa è certa: Di Maio sarebbe uno sprovveduto se pensasse realmente che sarà lui a presiedere il prossimo esecutivo. In questo senso, Salvini dimostra una sagacia politica ben superiore perchè è perfettamente consapevole che, per uscire dalla palude generata dal “rosatellum”, sarà inevitabile un governo guidato da un premier che non sarà né lui né Di Maio. Intanto, occorre prendere atto che il primo giro di consultazioni è servito alla destra per ricompattarsi e rettificare la propria linea. Nel prossimo incontro con il Quirinale, infatti, ci sarà una sola delegazione (e non più tre, come nel primo giro), così da fornire ai 5 Stelle la chiara indicazione che un governo con il centro-destra non potrà prescindere da Berlusconi. Il Cavaliere (sempre lui!) dimostra ancora una volta di essere nel pieno dei giochi che condurranno al varo del prossimo governo. Si tratta di un limite di cui non solo Salvini, ma l'intero paese, è destinato a pagarne le conseguenze. Piaccia o no, Silvio Berlusconi vanta tuttora un potere di interdizione sulla politica italiana che, malgrado il recente tracollo di Forza Italia, non riesce ancora ad avere una destra in grado di affrancarsi dalla pesante ipoteca del Cavaliere. Sul versante opposto, di contro, si assiste ad un Pd completamente fuori dai giochi, così come vuole Matteo Renzi il quale, dopo avere militarizzato il partito portando in Parlamento un esercito di yesmen e di cacicchi, dimostra che essere un leader non significa necessariamente essere uno statista. Spetta, pertanto, al presidente Mattarella spiegare a Renzi che le sorti del paese non possono dipendere dai destini personali di un leader che, dopo aver ridotto ai minimi termini il suo partito, dovrebbe imparare, una buona volta, a fare autocritica.