BLOG - L'ora della verità per il Movimento 5 Stelle, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 20/03/2017

Il sistema proporzionale obbligherà i 5 Stelle ad "entrare in gioco". Se la prima Repubblica ha convissuto per decenni con quel “fattore K” che ha paralizzato il normale funzionamento della nostra democrazia, occorre evitare di imbatterci in un nuovo, sciagurato “fattore 5S” da cui sortirebbe, fatalmente, una riedizione di tutti i peggiori difetti della prima Repubblica. In questo senso, i “pentastellati” hanno la grande responsabilità di non limitarsi ad esercitare uno sterile potere di interdizione. Per il movimento è suonata, quindi, la campana: finita la ricreazione, dovranno dimostrare cosa sanno fare.  

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Dal dibattito in corso sulla legge elettorale si evince nitidamente che il fine perseguito da ogni partito è solo di custodire il proprio ruolo: come dire, ogni dotta disquisizione sulle varie ipotesi di sistema elettorale, è pura accademia. Per tali ragioni, da questo intreccio di interessi contrapposti sortirà fatalmente un ritorno al sistema proporzionale che, secondo alcuni, rappresenterebbe un ritorno al passato. La verità è che, malgrado i limiti di quel sistema siano noti e tristemente collaudati, oggi il proporzionale è una sorta di male necessario. Sarebbe, infatti, giusto riconoscere che Renzi, Grillo, Salvini e Berlusconi rappresentano quattro varianti di un medesimo paradigma che contempla un “condensato” di potere personale che un sistema maggioritario finirebbe per consolidare. L'esperienza del passato induce a credere che, in nome della stabilità dei governi, è stata spesso perseguita, surrettiziamente, la stabilità di clientele e di camarille che hanno alimentato l'endemica corruzione di un sistema che ha legittimato ogni sorta di malaffare. Per un paese storicamente sensibile alla fascinazione dei grandi leader, è necessario calibrare e collocare le riforme all'interno di un quadro di regole in grado di scongiurare qualunque ipotesi di avventurismo. Il ritorno al proporzionale potrebbe, pertanto, rappresentare un ritorno al passato solo se il sistema politico si predispone a perpetuarne i vizi. Imputare al proporzionale tutte le magagne del passato, significa non solo ignorare l'esperienza positiva di un paese storicamente proporzionalista come la Germania ma significa, altresì, dimenticare le peculiarità del nostro vecchio sistema politico che hanno inciso, in modo determinante, sull'efficacia del sistema proporzionale. Con un minimo di onestà intellettuale, dovremmo, infatti, ammettere che negli anni della prima Repubblica, l'inefficienza del sistema proporzionale è da imputare esclusivamente alla famigerata “conventio ad excludendum”. La presenza di un partito antisistema come il Pci, legato a filo doppio ad una potenza antagonista come l'Urss, rappresentò, infatti, la vera causa di quel “bipartitismo imperfetto” che finì per vanificare qualunque ipotesi di ricambio al governo del paese. Un eventuale ritorno al proporzionale ci obbliga, pertanto, a non ripetere gli errori del passato. E qui, giocoforza, si arriva al ruolo fondamentale che il Movimento 5 Stelle è chiamato ad interpretare nella prossima legislatura. Se la prima Repubblica ha convissuto per decenni con quel “fattore K” che ha paralizzato il normale funzionamento della nostra democrazia, occorre evitare di imbatterci in un nuovo, sciagurato “fattore 5S” da cui sortirebbe, fatalmente, una riedizione di tutti i peggiori difetti della prima Repubblica. In questo senso, i “pentastellati” hanno la grande responsabilità di evitare gli errori del vecchio Pci e, quindi, non dovranno limitarsi ad esercitare uno sterile potere di interdizione, perchè il paese rischierebbe la paralisi. Piaccia o no, il Movimento 5 Stelle è suonata la campana: finita la ricreazione, ora sono chiamati a dimostrare cosa sanno fare. In caso contrario, dovranno avere il buon gusto di tacere se, a governare gli italiani, dovranno pensarci Renzi e Berlusconi.