BLOG - La campagna d'autunno sul fiscal compact, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 17/07/2017

Sul "fiscal compact" i partiti stanno accendendo i motori e si stanno preparando alla “campagna d'autunno”. Subito dopo l'estate ci toccherà assistere ad una crescente canea di tutti leader italiani che, all'unisono, lanceranno tuoni e fulmini contro la Germania la quale ha già fatto sapere che non è materia negoziabile. Pertanto, assisteremo ad un finto dibattito tra le forze politiche come tanti altri di questi anni nei quali i nostri leader, in Italia, si atteggiano a leoni e poi, in tutti i consessi internazionali, si trasformano in tanti patetici, minuscoli Fantozzi che, come diceva il grande Paolo Villaggio, alberga in tutti i nostri uomini di potere, sempre avvezzi ad essere forti con i deboli e deboli con i forti. 

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Dopo lunghi mesi di campagna referendaria, la prepotente irruzione mediatica di Matteo Renzi fa capire che il segretario del Pd non intende lasciare il proscenio a nessuno dei suoi antagonisti, men che meno al Movimento 5 Stelle che resta l'avversario più accreditato. Non appena i grillini hanno iniziato a lanciare strali contro il “fiscal compact”, Renzi non ha perso tempo ed ha subito ghermito il tema facendone il suo cavallo di battaglia della prossima campagna elettorale. Sia per la complessità dell'argomento, che per il clima vacanziero, l'opinione pubblica non pare particolarmente attratta da questa svolta strategica di Matteo Renzi che si fonda sulla necessità di ridare all'Italia una leadership forte e autorevole nel confronto con i partner europei. Vediamo che cos'è esattamente il “fiscal compact” che è destinato ad essere uno dei temi dominanti della prossima campagna elettorale. Si tratta di una misura economica, imposta nel 2012 dall'Ue al governo Monti, che ha come postulato l'obbligo del conseguimento del pareggio di bilancio. In quest'ottica, l'Italia si è obbligata ad una riduzione forzata del debito pubblico nei prossimi vent'anni con un rientro del 3% sulla quota eccedente il 60% del Pil. Facendo i conti della serva, si tratta di circa quaranta miliardi all'anno, a patto che il debito non aumenti in base all'andamento dello spread e che il Pil sia supportato dalla famigerata “crescita”, cioè dall'aumento della domanda globale (consumi e investimenti). Non mancano, naturalmente, le norme sanzionatorie: nel caso di inadempimento, su semplice denuncia di un singolo Stato membro, la Corte di Giustizia europea può irrogare una multa che può raggiungere lo 0,1% del Pil dello Stato inadempiente. Come si vede, si tratta di una misura-capestro che non ha certamente aiutato il nostro sistema a risolvere i nodi strutturali che tutti conosciamo. Dopo 70 anni di democrazia, infatti, il nostro paese non ha ancora risolto il dualismo tra Nord e Sud, non ha ancora una pubblica amministrazione efficiente, non è ancora approdata ad un sistema tributario equo e alieno da vessazioni, non ha ancora un apparato giurisdizionale in grado di garantire tempestivamente al cittadino la giusta tutela delle proprie ragioni.  Possiamo ben dire che siamo rimasti un paese immobile, un pachiderma che l'Europa non ha aiutato a scrollarsi di dosso tutte quelle incrostazioni che, di contro, l'austerità imposta dalla Germania ha finito per aggravare ulteriormente. Il fiscal compact, pertanto, rappresenta una palla al piede per qualunque governo tanto quanto l'obbligo del bilancio in pareggio, recepito dall'art. 81 della Costituzione, che, andrebbe ricordato, non era ricompreso tra le norme costituzionali oggetto di revisione. Tutti ricorderanno, infatti, che la riforma costituzionale bocciata dal referendum di dicembre, lasciava intatto l'art. 81 per cui è ragionevole credere che, in vista delle prossime elezioni, Renzi non voglia regalare a Lega e 5 Stelle il vantaggio di apparire come il garante di un accordo su cui, entro dicembre, gli Stati dell'Ue dovranno pronunciarsi. Infatti, l'art. 16 del testo prevede che entro 5 anni occorre decidere se il fiscal compact debba entrare a pieno titolo nei Trattati dell'Ue: non più un accordo transitorio, dunque, ma una norma che entra definitivamente nell'ordinamento giuridico dell'Europa. Ecco perchè, su questo tema, i partiti stanno accendendo i motori e si stanno preparando alla “campagna d'autunno”. Subito dopo l'estate ci toccherà assistere ad una crescente canea di tutti leader italiani che, all'unisono, lanceranno tuoni e fulmini contro la Germania e la Merkel la quale ha già fatto sapere che la costituzionalizzazione del fiscal compact è un “fatto automatico”: come dire, non è materia negoziabile. Pertanto, assisteremo ad un finto dibattito tra le forze politiche come tanti altri di questi anni nei quali i nostri leader, in Italia, si atteggiano a leoni e poi, in tutti i consessi internazionali, si trasformano in tanti patetici, minuscoli Fantozzi che, come diceva il grande Paolo Villaggio, alberga in tutti i nostri uomini di potere, sempre avvezzi ad essere forti con i deboli e deboli con i forti.