BLOG - Fascismo strisciante o povertà crescente?, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 04/12/2017

Il fenomeno del “fascismo strisciante” rappresenta il sintomo di una disperazione che non intende più fidarsi della politica. In questo senso, sarebbe auspicabile che Lega e 5 Stelle facessero un po' di autocritica perchè il consenso di cui gode Casa Pound rappresenta un atto d'accusa nei confronti dell'intero universo della politica italiana. Occorre, prendere atto che esiste un pezzo di società civile, sempre più consistente, che non crede più a nulla: non crede nelle istituzioni, non crede nei partiti, non crede nell'Europa ma, soprattutto, non crede nella classe politica di cui non è più disposta a tollerare i numerosi privilegi.

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Nei giorni scorsi l'Istat ha confermato che esiste una larga parte della popolazione italiana che non ha avuto, finora, alcuna percezione della ripresa economica che, stando alle cifre, sarebbe tuttora in corso. Lo scetticismo del cittadino risulta più che legittimo malgrado ci siano esponenti del governo che fingono di non capire che, a tutt'oggi, i profitti prodotti dalla ripresa non si sono tradotti in aumenti salariali in nessuno dei comparti in cui è avvenuta l'inversione del ciclo. Dieci anni di recessione hanno ridotto allo stremo la società italiana nella quale, inutile nasconderlo, esistono zone d'ombra, al riparo dal fisco, che vengono tollerate in quanto comunque produttive di reddito. La crisi che ha investito il nostro paese impone una seria riflessione sulle conseguenze che, in modo dirompente, ha innescato nel sistema. Stiamo assistendo alla progressiva erosione del tessuto sociale che rischia di mettere a repentaglio quel po' di coesione che avevamo faticosamente costruito in settanta anni di Repubblica. Il cittadino ha smarrito ogni certezza e continua ad avvertire un senso di precarietà che genera il terrore di una povertà incombente. Gli episodi di Ostia e di Como, da cui è sortito il dibattito sul “fascismo strisciante”, rappresentano il segnale di una rivolta sociale non più sottovalutabile. La sensazione è che un movimento anti-sistema come Casa Pound goda di un consenso inconfessato ma diffuso e trasversale. C'è un impoverimento di massa che non ha precedenti nella storia del nostro paese. La lenta e inesorabile “proletarizzazione” dei ceti medi, preconizzata da Marx, rappresenta un dato storicamente inedito davanti al quale la politica seguita a denotare una disarmante impotenza. La verità è che non basta la stabilità politica per rilanciare l'economia di un paese perchè anche il tetragono impero sovietico vantava una stabilità inconcussa: sappiamo tutti, poi, come è finita. La campagna elettorale in corso lascia sgomenti perchè rivela l'assoluta incapacità della nostra classe politica di uscire da questo drammatico “cul de sac”. Con il pretesto di dare “comunque” un governo al paese, il Rosatellum darà i natali ad un governo che si fonderà su una coalizione totalmente diversa dalle coalizioni elettorali. In questo modo, si rischia di aggravare la faglia tra politica e società civile che risulta pericolosa per le stesse sorti della democrazia che, alla lunga, potrebbe non reggere la pressione di una disgregazione sociale sempre più rabbiosa. Il fenomeno del “fascismo strisciante” dovrebbe preoccupare tutti perchè rappresenta il sintomo di una disperazione che non intende più fidarsi della politica. In questo senso, sarebbe auspicabile che Lega e 5 Stelle facessero un po' di autocritica perchè il consenso di cui gode Casa Pound rappresenta un atto d'accusa nei confronti dell'intero universo della politica italiana. Liquidare i casi di Ostia e di Como come episodi imputabili ad un manipolo di “disadattati”, significa, nella migliore delle ipotesi, ignorare le dimensioni del malcontento e, nella peggiore, voler apparire ammiccanti con quelle aree eversive, storicamente ostili alla democrazia repubblicana, nelle quali è sempre stata forte la tentazione di spingere il paese verso un approdo autoritario. Occorre, pertanto, prendere atto che esiste un pezzo di società civile, sempre più consistente, che non crede più a nulla: non crede nelle istituzioni, non crede nei partiti, non crede nell'Europa ma, soprattutto, non crede nella classe politica di cui non è più disposta a tollerare i numerosi privilegi. Siamo ignari protagonisti di una svolta epocale di cui, allo stato, non si intravedono gli esiti. Stiamo, probabilmente, approdando all’era della “post-politica” che celebra i fasti di un nuovo paradigma populista destinato ad infliggere il definitivo colpo di grazia alla democrazia dei partiti. Solo vincendo la povertà crescente del cittadino si potrà ridare stabilità al paese. In caso contrario, come scrisse la stampa inglese prima della Brexit, la stabilità politica, senza stabilità economica, è come la “stabilità dei cimiteri”.