BLOG - Ecco perchè Renzi farà il governo con Berlusconi, di Antonio Dostuni

· Pubblicato il: 13/11/2017

Renzi ha preso atto che esiste una intrinseca e ineliminabile incompatibilità tra il suo profilo e la storia del Partito Democratico. Per Renzi il prossimo governo con Berlusconi è un passaggio necessario per staccarsi dal Pd accreditandosi come il Macron italiano. Il suo disegno è quello di rilanciare la sua leadership personale surrogando il partito con Berlusconi che, in questa operazione, gli garantirebbe un adeguato supporto mediatico. Se così fosse, si capisce a cosa serva la nuova legge elettorale che è una sorta di fecondazione assistita di quel Partito della Nazione che nessuna alleanza sarebbe mai stata in grado di partorire in modo naturale. 

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Dopo l'ennesima disfatta elettorale, si racconta che Matteo Renzi stia accarezzando l'ipotesi di costituire un nuovo partito “alla Macron” che si fonda sull'intima convinzione di vantare un consenso personale superiore a quello del Pd. Se ciò fosse vero, sarebbe l'occasione per verificare le residue capacità di Renzi di incidere sulla politica nazionale che, secondo i suoi epigoni, non potrà mai essere dispiegata compiutamente restando alla guida di un partito risolutamente ostile a quella trasformazione identitaria che la “modernità” avrebbe imposto ai partiti tradizionali. Risulta innegabile che in tutto l'Occidente stiamo assistendo ad una crisi profonda della rappresentanza che ha finito per travolgere regole e procedure che ritenevamo consolidate e immodificabili. Evidentemente così non è, come dimostra il fenomeno Macron e, prima di lui, l'avvento di Trump, sia pure all'interno di sistemi politici le cui peculiarità rendono arduo il confronto con quanto avviene nel nostro paese che, non andrebbe mai dimenticato, ha comunque dato i natali al paradigma berlusconiano. Sarebbe, invero, interessante e, probabilmente, anche utile al paese, che Renzi portasse a compimento questo suo proposito di staccarsi dal Pd per tentare, coraggiosamente, un suo percorso personale. L'uscita di Renzi dal Pd potrebbe ricompattare la sinistra ma, nel contempo, esporla ad una non improbabile restaurazione che riporterebbe al proscenio esponenti del passato che il renzismo ha usurato in modo irreversibile. Occorre ammettere che se la sinistra italiana non ha alcuna possibilità di vincere con Renzi, risulta perfino grottesco credere che possa  farlo con l'infausto ritorno delle cariatidi dell'Ancien Régime. Per dimostrare che il Pd è più forte di Matteo Renzi, occorrerà, pertanto, aprire una nuova fase che, come la storia insegna, vedrà scorrere il sangue delle innumerevoli faide che si consumeranno sia tra i leader del centro che tra i cacicchi della periferia. Per Renzi, di contro, le cose sarebbero più semplici. La nuova legge elettorale finirà, prevedibilmente, per rendere inevitabile un governo Renzi-Berlusconi, generosamente appoggiato dai rigogliosi cespugli che stanno già germogliandovi attorno. Il prossimo governo costituirà una tappa fondamentale per consentire a Matteo Renzi di lavorare per la costituzione del nuovo partito. Con un minimo di onestà intellettuale, occorre riconoscere che, sia pure con stili e accenti diversi, lo spartito di Renzi non appare dissimile da quello del Cavaliere. Sono entrambi due grandi comunicatori che amano il contatto diretto con gli elettori senza il bisogno di avere alle spalle un partito fortemente strutturato. Da anni, nella politica italiana esiste un filo invisibile che lega il destino di questi due leader le cui affinità caratteriali trascendono sia la distanza anagrafica che ogni altra diversità. Paradossalmente, se agli esordi Renzi si fosse collocato in Forza Italia, probabilmente non si sarebbe imbattuto nei ripetuti rovesci elettorali che rischiano, oggi, di minarne la carriera. E' inutile negarlo, esiste “ab origine” una intrinseca e ineliminabile incompatibilità tra il profilo di Matteo Renzi e la storia del Partito Democratico. Le ultime sortite di Renzi contro il Governatore della Banca d'Italia lo rendono molto simile al Berlusconi della prima ora che, giusto per ricordare, era solito tuonare contro i “poteri forti” malgrado, notoriamente, egli ne fosse debitore per tutti i suoi successi imprenditoriali. Nessuno, pertanto, può escludere che il disegno di Renzi sia quello di rilanciare la sua leadership personale surrogando il Pd con Berlusconi che, in questa operazione, gli garantirebbe sicuramente un adeguato supporto mediatico. Se così fosse, si capisce a cosa serva la nuova legge elettorale che è una sorta di fecondazione assistita di quel Partito della Nazione che nessuna alleanza sarebbe mai stata in grado di partorire in modo naturale.