CULTURA - Dizionario di Retorica e di Linguistica
La retorica (dal greco ῥητορικὴ τέχνη, rhetorikè téchne, «arte del dire») è l’arte di parlar bene, la disciplina che studia il metodo di composizione dei discorsi, cioè come organizzare il linguaggio che non è mera comunicazione ma condivisione. Nella retorica, infatti, lo scopo precipuo del linguaggio è quello della persuasione, intesa come approvazione della tesi dell’oratore che consiste in un fenomeno emotivo di empatia, di compenetrazione simbolica e di assenso psicologico
RETORICA E STILISTICA
DECLAMAZIONE recitazione o lettura solenne di un testo. Si può riferire anche al sottolineare opportunamente la parola con la voce e coi gesti.
DESCRIZIONE rappresentazione più o meno particolareggiata o caratterizzante, a fini ornamentativi, informativi o illustrativi.
ELOCUZIONE l'arte di esporre con chiarezza ed efficacia ad un pubblico di ascoltatori o di lettori.
EPILOGO secondo la retorica greca, la parte finale dell'orazione.
ESORDIO secondo la retorica classica, la prima parte dell'orazione, con la quale l'oratore prepara l'uditorio all'argomento.
ESPOSIZIONE resoconto succinto, chiaro e verosimile dei fatti.
INVENZIONE dal latino "inventio"= capacità di trovare. Nella retorica classica, la ricerca, la scelta degli argomenti da parte dell'oratore.
MEMORIA apprendimento e ripetizione fedele, non necessariamente legati a una completa o corretta comprensione.
NARRAZIONE (o ARGOMENTAZIONE) parte dell'orazione secondo l'antica retorica: consisteva nell'esposizione obiettiva del fatto.
STILE il complesso delle scelte e dei mezzi espressivi che costituiscono l'impronta peculiare di una tradizione letteraria o della personalità dell'autore.
TRATTAZIONE svolgimento di un determinato argomento condotto in forma sistematica.
ELOQUENZA l'arte di adattare una parola all'argomento che si vuol trattare e agli effetti che si vogliono suscitare.
FIGURA RETORICA procedimento o artificio stilistico per cui una parola o una frase vengono adoperate con un significato diverso da quello che hanno per dare maggior forza o colorito al discorso.
ORATORIA (deliberativa, epidittica e giudiziaria) arte del parlare rivolgendosi ad un pubblico su argomenti di interesse collettivo.
RETORICA l'eloquenza come disciplina del parlare o dello scrivere, fondamento di gran parte dell'educazione letteraria dall'antichità classica fino ad un'età molto recente.
CONCESSIONE figura per la quale si finge di ammettere che l'ipotesi opposta a quella che si vuol sostenere sia la giusta.
CONCINNITÁ dal latino "concinnitas"= simmetria, armonia. Armonia stilistica risultante dalla lineare corrispondenza delle parti giustapposte; elegante semplicità di espressione.
PLURALE DI MAESTÁ l'uso della prima persona plurale del pronome e delle forme verbali e nominali che con essa concordano.
ARMONIA IMITATIVA accorgimento retorico, simile all'onomatopea, per cui si cerca di riprodurre, con gli elementi fonici delle parole, l'impressione acustica di ciò che le parole stesse rappresentano con il loro contenuto semantico, o, attraverso suggestioni acustiche, la sensazione immediata della rapidità, di un movimento.
CACOFONIA effetto fonico sgradevole per l'ascoltatore, provocato dall'accostamento di suoni uguali o contrastanti.
CACOFONICO accostamento di parole o suoni sgradevoli all'orecchio.
CACOLOGIA dal greco "kakologìa"= il dir male, maldicenza. L'accostamento, in una stessa frase, di elementi che appartengono a metafore diverse.
EUFONIA dal greco "phoné"= voce. Armonico accostamento di suoni, gradevole all'orecchio.
EUFONICO motivato dall'eufonia.
FONOSIMBOLICO voce che rappresenta simbolicamente, anziché suoni, fatti visibili o qualità astratte.
FONOSIMBOLISMO evocazione simbolica, in una o più voci, di oggetti o significati.
ONOMATOPEA parola o espressione che imita il suono prodotto in natura dall'oggetto significato. Tipica del linguaggio infantile, è stata spesso utilizzata dai poeti con intenti fonosimbolici o evocativi. Es. «brum-brum» per «automobile», «chicchirichi» per «gallo», «din-don» per «campanello».
ONOMATOPEICO pertinente o riconducibile a onomatopea.
AGNIZIONE il reperimento di rapporti di lingua o di stile in autori diversi o lontani, in sede di lettura critica.
CITAZIONE non è raro che nel testo letterario venga esplicitamente ripresa una frase presente in un'altro testo, con funzione anche retorica. La citazione può essere fatta con intento ironico o per riconnettersi ad una tradizione autorizzata.
DEUS EX MACHINA Nella tragedia greca, l'apparizione della divinità che, fatta discendere dall'alto con apposito meccanismo, risolveva con la sua presenza situazioni complicate e insolubili.
Espressione oggi usata per indicare una soluzione inattesa, non preparata artisticamente da ciò che precede, in un'azione drammatica o nello svolgimento di un'opera narrativa, e, più in generale, la persona o l'evento che risolve improvvisamente una situazione difficile.
DIALOGO l'impostazione e la realizzazione delle battute o delle parti in un'opera letteraria, drammatica, cinematografica.
DIDASCALIA nel testo di un'opera drammatica, ciascuna delle indicazioni dell'autore, relative alla recitazione e alla scenografia. Dal greco "didaskalia"= istruzione. Anticamente, l'istruzione e l'esibizione del coro greco; quindi, ogni attività connessa con la rappresentazione teatrale.
DIGRESSIONE (O EXCURSUS) deviazione del discorso, nel quale vengano ad inserirsi temi o argomenti più o meno lontani da quello centrale.
DISCORSO manifestazione del proprio pensiero come atto singolo e individuale di comunicazione linguistica. Esposizione di getto, oppure scritta e pronunciata in pubblico, di un determinato argomento.
FABULA Termine equivalente all'italiano "favola", ma conservato nell'uso filologico e letterario nel sign. di "rappresentazione drammatica", soprattutto per indicare i vari tipi di commedia e tragedia dell'età romana.
FLASHBACK struttura narrativa in cui l'ordine cronologico degli avvenimenti viene interrotto per lasciar spazio alla rievocazione di episodi precedenti.
INTRECCIO concorso di fatti o elementi fortuiti o specificatamente elaborati (l'intreccio del racconto), il cui principale motivo d'interesse è la trama.
LEITMOTIV motivo stilisticamente determinato, ritornante nel corso di un'opera musicale, drammatica o letteraria.
MONOLOGO dal greco "mono"= mono e "logos"= discorso. Artificio della tecnica narrativa, diretto a riprodurre il succedersi, talvolta illogico e tumultuoso, dei pensieri e degli stati d'animo di un personaggio.
PLOT intreccio, trama di un film o di un romanzo.
SEQUENZA successione ordinata o progressiva. Composizione poetica in volgare di argomento devoto, rielaborata da modelli latini.
STORIA successione di vicende e di casi reali o fantastici, specialmente in quanto oggetto di una narrazione.
STRANIAMENTO serie di artifici linguistici con cui lo scrittore rivela aspetti inediti di una realtà nota.
CLICHÉ procedimento per il quale gli elementi di una serie linguistica (frasi, sostantivi, aggettivi) o ritmica vengono disposti secondo una progressione ascendente, dimostrando quindi un'amplificazione.
CONNOTATIVO segno avente significato associato o secondario in aggiunta a quello primario.
CONNOTAZIONE dal latino "connotatio"= segnare insieme, in aggiunta. significato associato o secondario di una parola o di un'espressione, in aggiunta al significato ovvio o primario.
CONTESTO lo svolgimento di uno scritto o di un discorso nel suo complesso. In linguistica l'insieme dei fonemi che si susseguono in una frase. Dal latino "contextus"= nesso. Nella critica letteraria, l'universo creato dall'autore in un testo letterario.
CONTESTUALIZZARE in linguistica e nella critica letteraria, riferire un enunciato al co-testo e al contesto pertinenti, per una corretta analisi o una migliore comprensione.
CORRELAZIONE corrispondenza reciproca fra due o più elementi. In fonologia, l'opposizione di due fonemi correlativi.
CRONOTASSI dal greco "chronos"= tempo e "taxis"=ordine. Elenco ordinato cronologicamente di persone succedutesi in una carica.
DENOTATIVO atto diretto a rendere evidente un determinato contenuto nell'ambito di una situazione o di una espressione.
Nelle moderne teoria linguistiche ed epistemologiche, di quanto riguarda o consente l'attribuzione di un significato neutro.
DENOTAZIONE attribuzione di un significato convenzionale neutro.
GRADO ZERO procedimento linguistico-semiotico che conduce ad una elaborazione del linguaggio specifica e differenziata.
IDIOLETTO lingua individuale: il complesso delle strutture linguistiche che una persona possiede e adopera.
LUOGO COMUNE Un luogo comune è un'opinione o un concetto la cui diffusione, ricorrenza o familiarità ne determinano l'ovvietà o l'immediata riconoscibilità. In letteratura è detto tòpos ed indica il ricorrere di un tema in un autore o in un genere letterario o artistico.
NUANCE "sfumatura". Nel linguaggio pittorico e in quello della moda per indicare gradazione di colore, e in quello della critica riferito a variazioni intermedie di mezzi espressivi e stilistici.
PAROLA CHIAVE elemento significativo estratto da una frase per servire alla decriptazione del documento.
SIMBOLO nell'allegoria, la cosa significata secondo l'interpretazione letterale, in rapporto col significato allegorico.
Nella poesia moderna, la cifra oscura o ermetica di un rapporto fra le cose contingenti e fra queste e l'assoluto, di cui il poeta si fa interprete e traduttore.
STEREOTIPO espressione linguistica e concettuale reso banale e convenzionale dall'uso comune nel linguaggio di massa.
STILE il complesso delle scelte e dei mezzi espressivi che costituiscono l'impronta peculiare di una tradizione letteraria e della personalità dell'autore; in senso più tecnico, ciascuno dei modi dell'espressione letteraria che si considerano conformi e congruenti al genere o alla materia.
STILEMA tratto stilistico distintivo di un autore, un genere letterario, un periodo poetico.
TOPOS motivo ripreso da più autori nel tempo, luogo comune. Agisce sia sul piano della tradizione, come connotato di una scelta di livello alto, e quindi di segnale di riferimento ad un contesto culturale specifico, sia come semplice ricorso ai materiali correnti per semplice adesione ad una norma ritenuta imprescindibile.
ANAGOGIA dal greco "anagoge"= elevazione, induzione. interpretazione in senso spirituale di un testo.
ANALISI metodo conoscitivo che procede dall'individuazione e dallo studio dei particolari.
ANFIBOLOGIA enunciato che ammette doppio senso a causa della costruzione sintattica o dell'ambiguità di significato delle parole.
APORIA dal greco "aporia"= difficoltà. Problema le cui possibilità di soluzione risultano annullate in partenza dalla contraddizione.
ERMENEUTICA l'interpretazione di antichi testi e documenti. dal greco "hermeneutike"= arte d'interpretare. Nella filosofia contemporanea, teoria dell'interpretazione.
ERMENEUTICO dal greco "hemeneutikòs", der. di "hermenéuo"= interpretare. Interpretativo.
ESEGESI dal greco "eksegesis", der. di "eksegeomai"= interpretare. L'interpretazione critica di un testo.
ESEGETICO espositivo, interpretativo.
INTERPRETAZIONE traduzione in termini valevoli sul piano conoscitivo e pratico. Dal latino "interpretatio", der. di "interpretari"= interpretare. La resa di un personaggio o di un testo da parte di un attore o di un esecutore,
ANAGRAMMA linguaggio poetico, nel quale la disposizione delle lettere di una parola o di una frase vengono sottoposte a permutazione in modo da ottenere un'altra parola o frase di significato diverso.
ESCLAMAZIONE dal latino "exclamatio", der. di "exclamare"=esclamare. Espressione costituita di una o più parole pronunciate con un tono che denota reazione improvvisa e vivace sul piano delle sensazioni o degli affetti.
HAPAX LEGOMENON dal greco "hàpax legòmenon"= detto una volta sola. Parola o espressione di cui è documentato un solo esempio.
INTERROGAZIONE frase interrogativa, nella quale la risposta è già implicita nella domanda. E' usata quando il richiedente non ha bisogno di informazione, ma tende ad enfatizzare un concetto di cui è già convinto. Esempio: «Napoleone non fu forse un grande generale?».
IPOTASSI dal greco "hypòtaksis"= dipendenza. Procedimento sintattico per il quale una o più proposizioni sono sottoposte a una principale.
IPOTATTICO ordinato secondo il principio della ipotassi.
PARAFRASI la parafrasi è la riscrittura di un testo in termini più chiari ed espliciti, in modo che non cambino i contenuti e l'informazione.
PARATASSI Collegamento tra due o più proposizioni all'interno di un periodo mediante giustapposizione o coordinazione e non mediante subordinazione (per. Parlava e rideva, opposto a parlando, rideva; oppure, ha ragione lui, opposto a credo che abbia ragione lui).
PARATATTICO proprio della paratassi.
PASTICHE opera letteraria, antica o musicale in cui l'autore ha deliberatamente imitato lo stile di un altro o di altri autori.
Tecnica compositiva che fonde insieme sottocodici, registri, lingue e stili diversi.
PLEONASMO parola non essenziale al discorso, ridondante e superflua.
PLEONASTICO che costituisce pleonasmo.
VARIANTE modificazione non sostanziale rispetto ad un tipo o a un esemplare ritenuto fondamentale. Opera figurativa di cui si conoscono più esemplari dovuti allo stesso autore.
FIGURE MORFOLOGICHE
AFERESI dal greco "aphairèo"= tolgo. Si ha quando la vocale o la sillaba iniziale di una parola viene cancellata.
Es. "verno" invece di "inverno". Ciò avviene per un'esigenza di eufonia, per necessità metrica, per fare rima o per qualunque altro motivo stilistico o ludico.
ALLITTERAZIONE é la ripetizione, in uno o più versi, della stessa consonante. Es. il fruscio che fan le foglie (G. D'Annunzio). Spesso l'allitterazione produce un'onomatopea.
ANNOMINAZIONE o FIGURA ETIMOLOGICA consiste nell'usare a scopi a espressivi, nell'ambito della stessa frase, due parole aventi in comune l'etimologia, come ad esempio nel dantesco selva selvaggia.
ASSONANZA é la ripetizione, in uno o più versi, della stessa vocale.
CALEMBOUR o GIOCO DI PAROLE è basato sull'omofonia di parole che si scrivono in maniera identica o simile ma hanno significato diverso. Es. "siamo soli" = "siamo in solitudine" o "siamo stelle splendenti".
CONSONANZA ripetizione delle consonanti a partire dall'accento tonico, serve a creare un ritmo nella poesia.
Es. chiare/creature.
DIALEFE dal greco "dia aleipho"= fondo separatamente. Conteggio della vocale finale d'una parola e della vocale iniziale di quella successiva come appartenenti a due sillabe diverse.
DIERESI segno di divisione di un dittongo, in modo che i foni che lo formano siano distribuiti su due sillabe differenti.
Es. la somma sapïenza e 'l primo amore (Dante)
ELISIONE caduta di una vocale finale non accentata davanti a una parola che inizia per vocale.
ENALLAGE dal greco "enallaghè"= scambio, inversione. Consiste nell'adoperare una parte del discorso al posto di un'altra per conferirle maggiore efficacia; si effettua lo scambio di tempi e modi del verbo, dell'aggettivo al posto dell'avverbio, del sostantivo al posto del verbo. Es. Corre veloce (dove "veloce" sta per "velocemente").
EPENTESI inserzione di uno o più fonemi non etimologici in una parola, per ragioni fonetiche, eufoniche o metriche, e talvolta per analogia. Es. Lanzichenecco da Landsknecht .
EPITESI o PARAGOGE consiste nell'aggiungere un fonema alla fine di una parola. È presente soprattutto nella lingua arcaica e poetica (virtude per virtù).
IATO dal latino "hiatus"= apertura. Si indica un fenomeno linguistico che consiste nel dividere tra due sillabe due vocali che altrimenti farebbero parte della stessa sillaba.
METATESI voluta inversione dell'ordine sintattico di alcune parole all'interno di una frase.
OMOTELEUTO utilizzo di termini vicini o successivi che terminano con lo stesso fonema finale.
PARAGRAMMA un termine per indicare l'accostamento di due parole che si differenziano soltanto per una lettera dell'alfabeto. Può essere un gioco di parole o, a volte più semplicemente, un refuso. Es. al mare le more.
PARONOMASIA (o BISTICCIO) figura retorica nella quale la lingua, nella sua accezione muscolare, si trova co stretta a pronunciare due o più parole molto simili nel suono ma diverse nel significato. Es. tre tigri contro tre tigri.
PROSTESI (o PROTESI): Fenomeno fonetico consistente nello sviluppo di un elemento non etimologico all'inizio di una parola, per esigenze eufoniche (per. es, la lettera i che talora viene preposta, oggi sempre più raramente, alle parole comincianti con la cosiddetta s "impura", dopo una parola che termina con una consonante; in istrada, in Ispagna, per iscritto, per ischerzo, ecc.).
SINALEFE dal greco "synaloiphè"= il confondere insieme. È il fenomeno per cui due vocali si fondono in una sola sillaba e si pronunciano come se le due vocali appartenessero ad una sola sillaba. Es. "vado a casa" si pronuncia come "va-da-ca-sa".
SINCOPE dal greco "syncopè"= taglio. Consiste nell'eliminare una sillaba all'interno di una parola. Es. opra per opera.
SINERESI dal greco "synairesis"= il prendere insieme. Consiste nella contrazione di due vocali in una sola all'interno di una parola in modo da formare una sola sillaba.
SINIZESI nella metrica classica, pronuncia di due vocali (o di vocale e dittongo) contigue, ma appartenenti a sillabe diverse di una stessa parola, come se appartenessero alla stessa sillaba.
SISTOLE postamento dell'accento metrico verso l'inizio della parola per ragioni ritmiche, rimiche, o più generalmente culturali. Es. quando verrà la nimica podèsta (Dante).
TMESI consiste nella divisione tra due versi di una parola composta; rappresenta una forma estrema di enjambement.
Es. Ecco alfin la bene-/detta mano.
TRONCAMENTO (o APOCOPE) caduta di uno o di più fonemi (generalmente una sillaba) in finale di parola.
FIGURE SINTATTICHE
ANACOLUTO si ha quando il periodo è privo di logica sintattica in quanto carico di subordinate ardue e complesse. In questo ginepraio, è inevitabile perdere di vista la principale. Es. "Ieri sera sono andato allo Milano, ho incontrato Andrea, siamo entrati in un negozio, la commessa era proprio carina, poi è arrivato anche Luca che ci ha fatto vedere dove abita".
ANADIPLOSI figura retorica nella quale una parola contenuta al !'interno o alla fine di un verso, viene ripetuta all'interno o all'inizio del verso successivo.
ANAFORA sono noti i versi:
Per me si va nella città dolente,
per me si va ne l'eterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Si tratta dell'inizio del terzo canto dell'Inferno. Quel "per me si va" ripetu to tre volte (e rigorosamente a inizio verso) è un'anafora.
ANASTROFE inversione del normale ordine delle parole dentro una frase.
ASINDETO il lemma, composto dall'"alfa privativa" e dalla radi ce del termine greco che indica un "legame", si riferisce a quando, in un elenco, la lista di parole è intervallata solo dalla virgola e da nessun'altra congiunzione.
BRACHILOGIA eliminazione di termini ripetuti in una frase. Es. Le oche smisero di starnazzare, le capre di belare, le asine di ragliare.
CHIASMO figura retorica che consiste nella disposizione incrociata degli elementi costitutivi di una frase, in modo che l'ordine logico delle parole risulta invertito. Es. e per tutto entra l'acqua e il vento spira (T. Tasso).
ELLISSI dal greco "elleipsis"= mancanza. Consiste nell'eliminazione all'interno di un particolare enunciato, di alcuni elementi, per conseguire un particolare effetto di concisione.
ENDIADI dal greco "hen dia dyoin"= una cosa per mezzo di due. Consiste nell'adoperare, per esprimere un concetto, due termini complementari, coordinati fra loro (due sostantivi o due aggettivi), in sostituzione di un unico sostantivo accompagnato da un aggettivo o da un complemento. Es. "Così vedo splendere la luce e il sole" sta per "vedo splendere la luce del sole".
EPANADIPLOSI dal greco "epanadiplosis"=raddoppiamento. Figura retorica consistente nell' iniziare e terminare un verso o una frase con la stessa parola. Es. il poco è molto a chi non ha che poco (G. Pascoli)
EPANAFORA vedi anafora.
EPANALESSI dal greco "epanalepsis"= riprendere. Ripetizione dopo un certo intervallo, di una o più parole per sottolineare un particolare concetto. Es. Ma passavam la selva tuttavia, la selva dico di spiriti spessi (Dante).
EPANODO dal greco "epánodos"= regressione. Figura retorica consistente nel riprendere con aggiunta di particolari una o più parole enunciate precedentemente.
EPIFORA figura retorica consistente nella ripetizione delle stesse parole alla fine di più frasi o versi.
HYSTERON PROTERON dal greco "hysteron proteron"= l'ultimo come primo. Consiste nell'inversione dell'ordine temporale degli avvenimenti, per cui viene posto prima ciò che logicamente andrebbe posto dopo, per conseguire un particolare effetto espressivo.
INVERSIONE fenomeno linguistico consistente nello spostamento degli elementi costitutivi di una frase in una disposizione che capovolge la normale struttura sintattica, per conferire all'elemento anteposto un particolare risalto espressivo. Es. dolce e chiara è la notte e senza vento (G. Leopardi)
IPERBATO rottura dell'ordine naturale della frase o del periodo per ottenere particolari effetti di espressività.
PARALLELISMO ostruzione di espressioni successive nelle quali si ripete il medesimo schema, con sequenza ABAB; idealmente opposto al chiasmo. Es. occhi castani, capelli corvini, unghie vermiglie.
POLIPTOTO figura retorica che consiste nel ripetere, in un giro di frasi relativamente breve, una parola, cambiandone le funzioni morfo-sintattiche. Es. e li 'nfiammati infiammar sì Augusto (Dante)
POLISINDETO Il polisindeto è il contrario dell'asindeto.
PROLESSI dal greco "prolambanein"= prendere prima. Anticipazione di un termine che sintatticamente andrebbe posto dopo, per sottolineare.
SILLESSI dal greco "syllepsis"= raccolta insieme. Figura retorica della grammatica classica, secondo la quale ciò che si riferisce soltanto a una cosa o persona viene arbitrariamente esteso ad altra cosa o persona che, nell'enunciato, segue alla prima. Es. "Borea e Zefiro che soffiano nella Tracia" (ma soltanto Borea soffia nella Tracia).
ZEUGMA dal greco "zèugma"= aggiogamento. Collegamento di un verbo a due o più termini della frase che invece richiederebbero ognuno singolarmente un verbo specifico. Nella frase seguente "vedrai" regge anche "parlare" che dovrebbe, invece, essere retto da un verbo come "udire" o "sentire": Es. parlare e lagrimar vedraimi insieme (Dante).
FIGURE SINTATTICHE
ANTANACLASI ripetizione di una parola con significato assai diverso nei due casi. Es. Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce... (Pascal)
ANTONOMASIA sostituzione di un nome proprio con una caratteristica della persona rappresentata. Es. la città di provenienza lo "Stagirita" per Aristotele, nato appunto a Stagira.
CATACRESI metafora ormai entrata nell'uso comune e non più avvertita come tale. Es. Il bandolo della matassa.
COMPARAZIONE figura mediante la quale si stabilisce correlazione completa tra due termini. Es. Così come un naufrago scivola alla deriva, così mi sentii io durante il colloquio.
IPALLAGE dal greco "hypallassein"= scambiare. Consiste nell' attribuire a un termine di una frase qualcosa (qualificazione, determinazione o specificazione) che logicamente spetterebbe a un termine vicino.
METAFORA sostituzione di un termine con una frase figurata legata a quel termine da un rapporto di somiglianza.
Es. stanno distruggendo i polmoni del mondo, in cui "i polmoni del mondo" sta per "boschi".
METONIMIA consiste nell'usare il nome della causa per quello dell'effetto. Es. "vive del suo lavoro" significa che "vive del denaro guadagnato grazie al suo lavoro".
PROSOPOPEA o PERSONIFICAZIONE si ha quando l'autore si rivolge o fa parlare un personaggio scomparso oppure una cosa inani mata che non potrebbe mai rispondere.
SIMILITUDINE dal latino "similitudo"= somiglianza. Figura retorica consistente in un paragone istituito tra immagini, cose, persone e situazioni, attraverso la mediazione di avverbi di paragone o locuzioni avverbiali (come, simile a, a somiglianza di). Es. è furbo come una volpe.
SINEDDOCHE (o METONIMIA) dal greco "synekdékhomai,"= prendo insieme. Figura semantica consistente nell'utilizzazione in senso figurato di una parola di significato più o meno ampio della parola propria. Fondata essenzialmente su un rapporto di estensione del significato della parola, questa figura esprime: la parte per il tutto (vela invece di nave); il tutto per la parte (una borsa di foca, per indicare una borsa fatta di pelle di foca); il singolare per il plurale e viceversa (l'italiano è molto sportivo); il genere per la specie (mortale per l'uomo).
SINESTESIA questa figura retorica mescola i cinque sensi dell'uo mo e fa compiere all'uno l'azione che secondo la logica dovrebbe compiere un altro. Es. gli occhi ascoltano, le orecchie dicono e le mani annusano.
TRASLATO modificato per metafora.
TROPI qualsiasi uso linguisticocce trasferisca una parola dal significato suo proprio a un altro figurato, traslato.
Esempi di tropi sono la metafora, la metonimia, la sineddoche, l'antifrasi e l'iperbole.
FIGURE LOGICHE
ACCUMULAZIONE consiste nel mettere insieme una serie di membri o di termini linguistici accostati in modo più o meno ordinato o anche in modo caotico e senza un percorso strutturale o logico predefinito.
ADYNATON avvalorare l'impossibilità che si realizzi un evento ipotizzando per assurdo la realizzazione di un altro fatto che non potrà mai verificarsi. Es. prima divelte, in mar precipitando spente nell'imo strideran le stelle, che la memoria e il vostro amor trascorra o scemi (G.Leopardi)
ALLEGORIA dal greco "allegorèin"= parlare diversamente. Figura retorica con cui il poeta utilizza un'immagina concreta per parlare di un concetto astratto. Es. Dante che incontra una lonza, un leone e una lupa mentre risale il colle del Purgatorio.
ALLUSIONE figura retorica di carattere logico che consiste nell'e sprimere un concetto con l'intenzione però di volerne dire un altro. Es. dire "sei Josè Mourinho" può offendere il destinatario perché può essere ragionevolmente inteso come sinonimo di personaggio antisportivo e irrispettoso.
AMPLIFICAZIONE insieme delle figure retoriche che consentono di accentuare un concetto. Es. mi sei sempre più vicina, sempre più cara, sempre più essenziale...
ANTICLIMAX dal greco "antì"= conro e "klimax"= scala. È una progressione che cala di intensità. Es. così tra questa immensità s'annega il pensier mio e il naufragar m'è dolce in questo mare (G. Leopardi).
ANTIFRASI figura retorica che consiste nell'affermare esattamente il contrario di ciò che si dice. Es. "Sei bellissima!", invece che "sei inguardabile".
ANTITESI dal greco "antìthesis"= contrapposizione. Rafforzamento di un concetto ottenuto aggiungendo la negazione del suo contrario (Lavorava di notte, non di giorno) oppure accostando due parole o concetti opposti (temo e spero).
APOSTROFE modo perentorio di rivolgersi a una persona che sentiamo ostile o poco simpatica.
ATTENUAZIONE diminuzione della forza, della violenza, della gravità di qualche cosa.
CIRCONLOCUZIONE (o PERIFRASI) Figura retorica con la quale si vuole indicare qualcosa o qualcuno senza citarla espressamente ma fornendo elementi in grado di far capire all'interlocutore il reale riferimento.
CLIMAX (o GRADAZIONE) crescita graduale dell'intensità. Es. Quando vedo quella mia amica mi viene voglia di fermarmi con lei, di parlare, di abbracciarla e di baciarla.
ENFASI dal greco "emphainein"= dimostrare. Consiste nel mettere in rilievo una parola o un'espressione,grazie ad una particolare sottolineatura, che può tradursi a livello fonologico in forma esclamativa, affettata o sentenziosa e a livello sintattico, invece, in una particolare costruzione. Es. "Lui, lui si che è un amico!".
ENUMERAZIONE accumulazione di parole a scopo descrittivo o rappresentativo. Es. Vi si potevano trovare sassi, rocce, lapilli, massi.
EPANORTOSI dal greco "epanorthosis"= correzione. Consiste sul ritornare su una determinata affermazione, vuoi per attenuarla, vuoi per correggerla. Es. è un brav'uomo. Che dico? Un santo!
EPIFONEMA dal greco "epiphonèma"= voce aggiunta. Consiste nel concludere un discorso in modo enfatico.
Es. ecco dove porta il vizio!
EUFEMISMO dire in modo edulcorato qualcosa che risulta greve, ostile oppure offensivo.
IPERBOLE espressione esagerata che vuole rappresentare volutamente un concetto dilatandolo fino all'inverosimile.
Es. "Ho mangiato al punto che sto per scoppiare".
IPOTIPOSI dal greco "hypotyposis"= abbozzo. Figura retorica che consiste nel descrivere qualcuno con particolare evidenza, vivacità e concretezza di particolari.
IRONIA consiste nell' affermare una cosa che è esattamente il contrario di ciò che si vuole intendere. Si tratta di un tipo di comunicazione che richiede nel lettore e nell'ascoltatore la capacità di cogliere l'ambiguità sostanziale dell'enunciato.
LITOTE con la litote si afferma un concetto negando il suo contrario. Es. "Non è brutto", per dire che è bello.
OSSIMORO dal greco "oksymoron" composto di "oksy"= acuto e "morós"= sciocco. Forma di antitesi di singole parole che vengono accostate con effetti paradossali. Es. paradiso infernale, ghiaccio bollente.
PRETERIZIONE dal latino "praeterire"= passare oltre. Figura retorica che consiste nel fingere di voler tacere ciò che in realtà si dice. Es. non ti dico il calore, l'affetto, la cordialità con cui siamo stati accolti.
RETICENZA (o APOSIOPESI) dal latino "reticere"= tacere. Consiste nell'interrompere e lasciare in sospeso una frase facendone intuire al lettore o all'ascoltatore la conclusione, conclusione che comunque viene taciuta deliberatamente per creare nell'ascoltatore o nel lettore una particolare e viva impressione. Un esempio sono frasi in cui sono presenti puntini di sospensione. Es. E questo padre Cristoforo, so da certi ragguagli che è un uomo che non ha tutta quella prudenza, tutti quei riguardi (A. Manzoni)
SARCASMO è una figura retorica usata per mostrare la presa in giro, la canzonatura o la burla di una persona, una situazione o una cosa. È spesso usato in maniera umoristica o ironica, e può essere sottolineato anche attraverso particolari intonazionidella voce per enfatizzare particolari parole o parti dell'affermazione.
GIUSTO PER CURIOSITA'
ACRIBIA ECDOTICA esattezza, meticolosa precisione.
ACROSTICO prendere un nome e scriverlo in verticale, poi par tire dalla lettera iniziale posta a sinistra e scrivere dei versi.
ADDITAMENTA aggiunta, appendice.
AFORISMA massima, espressione sapiente o ironica che riassume una verità che si vuole universale e che induce a pensare.
ANAGRAMMA dal greco "ana"= indietro, e "graphein"= scrivere. È il risultato della permutazione delle lettere di una o piùparole compiuta in modo tale da creare altre parole o frasi di senso compiuto.
ANEDONIA incapacità di provare piacere.
APOFANTICO Termine adoperato da Aristotele per caratterizzare, tra gli enunciati verbali che hanno un senso, quelli che possono essere detti veri o falsi, in contrapposizione a quelli puramente espressivi che non possono essere detti né veri né falsi.
APOFTEGMI frasi di autori diventate famose e ripetute con valenza gnomica. (aforismi)
BALLATA Che la si abbinasse spesso a un ballo lo dice il nome stesso. Da questo, la natura più popolare, meno preziosa del componimento, che fu semmai elevata dall'uso più serioso che ne fecero i poeti stilnovisti. I versi si alternano tra endecasillabi e settenari. Esistono, a seconda della lunghezza, tre tipi di balla ta: "minore" (se la strofa iniziale è di due versi), "mezzana" (se è di tre versi), "grande" (se è di quattro). Alla fine di ogni strofa torna regolarmente il "ritornello", detto anche "ripresa".
CANZONE In ori gine, la canzone appare quasi come l'estensione di un sonetto, essendo composta da più "stanze" internamente articolate in due parti, "fronte" e "sirma". I versi usati si alternano tra ende casillabi e settenari. Leopardi sconvolse lo schema tradizionale rompendo lo schema delle rime e facendo a modo suo.
CAPTATIO BENEVOLENTIAE Discorso condotto con piaggeria con il quale si cerca la benevolenza dell'interlocutore.
CATAFORA dal greco "kataphérō"= volgo avanti. È una figura retorica e consiste nella collocazione a fine frase di una parola che normalmente sarebbe posta all'inizio perché soggetto.
DISTOPIA previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro, con cui, contrariamente all'utopia e per lo più in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente, si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi.
ENJAMBEMENT il lemma indica una sorta di inar catura del verso. Il verso si inar ca quando, contrariamente a quanto siamo abituati leggendo una poesia, non ci è possibile fare la consueta pausa a fine verso ma dobbiamo ricongiungerci al verso successivo affinché il senso sintattico della frase venga rispet tato. In altre parole, l'enjambement (pronunciate meglio: "ansgiambmòn") è un fenomeno che riguarda esclusivamente la lettura di una lirica.
EPICEDIO: canto funebre degli antichi Greci, di origine popolare e a carattere amebeo (al lamento degli uomini seguiva quelle donne e il coro ripeteva il riornello).
EPINICIO: Nella letteratura greca, componimento lirico volto a celebrare una vittoria nazionale. In senso estens. Iron e scherzoso, scritto o discorso celebrativo di una persona o di un'impresa.
EPITALAMIO: Inno nuziale. In origine, la serenata che gli antichi Greci contavano presso la stanza nuziale
EPITOME: Riassunto, compendio di un'ampia opera, per lo più di contenuto storiografico, fatto soprattutto a scopo didattico.
EPITROCASMO: Figura retorica consistente in una fitta successione di parole brevi ed espressive, nella stessa funzione sintattica, che danno un'efficace concitazione alla frase, spec. usata perciò nell'invettiva.
ERLEBTE REDE dal tedesco, significa "indiretto libero". È una variante del discorso indiretto che fonde le modalità del discorso diretto e di quello indiretto in una forma ibrida.
Es. "Quando ti vesti in modo elegante, somigli a Claudia Schiffer"
Es. baciò la sua petrosa Itaca Ulisse (U. Foscolo).
Es. spiccicare-spiaccicare, infettare-infestare
FROTTOLA Si tratta di una specie di cantilena che mette in versi proverbi, motti e sentenze e li fa unire da rime per lo più baciate. L'etimo del nome riconduce al mediolatino frocta, che significa "affastellamento di parole", insomma un casino di discorsi per non dire nulla d'importante ma qualcosa di divertente.
GEMINATIO figura retorica che spinge il poeta a ripetere una parola (o più di una) più volte in parti casuali del testo.
GNOMOLOGI E FLORILEGI raccolte di sentenze, "gnomai", detti celebri, versi sentenziosi.
HAPAX LEGOMENON letteralmente significa "detto una volta so la". Si riferisce alla parola usata dall'autore una sola volta all'interno del testo.
INDIRETTO LIBERO prassi linguistica tipica del verismo che consiste nel riportare il pensiero dei personaggi in forma indiretta ma omettendo le parole "disse che", "pensò che".
IPEROCHE figura a cui si ricorre per esprimere una lo de esagerata.
IRCOCERVO LESSICALE riferimento a cosa assurda, inesistente, chimerica.
LEITMOTIV espressione tedesca per indicare il motivo dominante di un'opera.
LIPOGRAMMA parafrasi di un testo noto in cui viene eliminata una determinata lettera dell'alfabeto.
MADRIGALE Scopiazzato anch'esso dalla tradizione poetica fran cese, il madrigale non è un componimento molto popolare. As somiglia alla pastourelle e tratta di argomenti idillico-amorosi. È formato da due o tre brevi strofe "tristiche", che non spingono al pianto, ma sono composte da versi endecasillabi (e allora perché non si chiamano "terzine"?!) e seguite da una o due coppie di versi a rima baciata.
MALA AFFECTATIO: detto per affettazione, al solo scopo di ostentare e stupire l'interlocutore
MOT-CLÈ si dice anche MOT D'ORDRE: parola chiave, termine ricorrente e perciò simbolico di un'ope ra.
ODICINA ANACREONTICA Giosue Carducci per esempio fu un gran de fruitore di odicine anacreontiche. Noi l'abbiamo saltato, ma questo tipo di componimento ha un nome tanto buffo che merita di essere qui annoverato. Odicina (anche a occhio)= breve ode. Anacreontica (anche a orecchio)= inventata da Anacreonte. Ana creonte= poeta greco nato nel 570 a.c., evidentemente inventore di questo tipo di poesia, che consta di quattro quartine di versi settenari con l'ultimo verso di ciascuna strofa tronco (v. San Mar tino e Pianto antico, entrambe di quell'uggioso di Carducci).
ONOMATOPEA l'onomatopea riproduce nel verso poetico (ma an che nel brano in prosa) un suono esistente in natura. Esistono due tipi di onomatopea: primitiva, che copia il suono udito (es. il don don delle campane) e derivata, che conia un termine contenente all'interno il riferimento al suono di cui s'intende parlare (fru scio, crepitio, pigolio, sciabordare, tonfo). Grande inventore di onomatopee fu Giovanni Pascoli.
PANEGIRICO celebrazione, lode, encomio che viene tributato ad un personaggio pubblico.
PAREMIOGRAFO raccoglitore di proverbi.
PARODIA si fa parodia quando si imita un personaggio, un motivo, un testo con intenzioni ironiche, per rovesciarne il modello e suscitare divertimento.
PARONIMIA scambio voluto o accidentale di parole somiglianti nella forma, ma diverse nel significato.
RIMA l'identità di suono nella terminazione di due parole, dalla vocale tonica in poi, che si sente soprattutto quando le due parole sono a poca distanza l'una dall'altra nel discorso, e in partic. in poesia, quando esse sono collocate alla fine di due versi, consecutivi o vicini.
SIRVENTESE Quello provenzale era un componimento dedicato a tematiche religiose, politiche e didattiche (insomma, una palla). Quello italiano, detto anche sermontese o sermintese, aveva contenuti più che altro morali e religiosi (peggio che anda' di notte). Sconsigliato anche ai peggiori nemici.
SONETTO composizione metrica nata in Italia nel Duecento, di carattere prevalentemente lirico, formata di quattordici versi (quasi sempre endecasillabi nella letteratura italiana) distribuiti in due quartine e due terzine, con rime disposte secondo schemi diversi nelle varie epoche e letterature.
STRAMBOTTO Si deve il nome di questo tipo di componimento poetico al lemma francese estribot, indicante un componimento amoroso ma anche satirico, ché l'amore accompagnato dalla sa tira assume tutto un altro sapore. Questa tipologia poetica andava di moda alla grande in alcune regioni d'Italia tra il Trecen to e il Quattrocento. Si tratta di endecasillabi raccolti per lo più in sestine, ma talvolta anche in ottave. In Toscana, lo strambotto venne chiamato" rispetto".
STROFA nella letteratura e nella metrica, la strofa (o strofe) è un gruppo di versi, di numero e di tipo fisso o variabile che vengono organizzati secondo uno schema, in genere ritmico, seguito da una pausa.
STROFA SAFFICA Per avere presente una strofa saffica, mettetevi davanti Novembre di Giovanni Pascoli: vedrete (ripetuta per tre volte) una quartina composta da tre endecasillabi e da un quina rio con rime secondo lo schema AB-AB).
TEOLOGIA APOFATICA quella che procede alla conoscenza di Dio per via di negazioni, dicendo ciò che Dio non è.
TRENO: Canto funebre presso gli antichi Greci.
TRUISMO verità ovvia, banalità.
XENION Dopo la popolarità conquistata in età classica, gli xenia hanno vissuto un secondo momento di splendore grazie a Mon tale, che li ha rispolverati lasciando intatto il ruolo per cui erano stati inventati: lo xenion accompagnava il dono che amici e fa miliari si scambiavano nei giorni di festa. Naturalmente, erano brevi, epigrammatici, saporiti e mai noiosi.