BLOG - Der Spiegel: "L'Italia chiese alla Germania di insabbiare le indagini sulle Fosse Ardeatine"

Dopo il processo del 1948 al Colonnello delle SS Kappler, i governi italiani, guidati dalla Democrazia Cristiana, chiesero alla Germania di Adenauer di insabbiare le indagini sul massacro delle Fosse Ardeatine. Questa è la grave accusa che viene lanciata dallo storico tedesco Felix Bohr secondo il quale le prove sarebbero tutte nell'archivio del ministero degli Esteri federale.

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Dopo il processo del 1948 al Colonnello delle SS Kappler, i governi italiani, guidati dalla Democrazia Cristiana, chiesero alla Germania di Adenauer di insabbiare le indagini sul massacro delle Fosse Ardeatine. Questa è la grave accusa che viene lanciata dallo storico tedesco Felix Bohr secondo il quale le prove sarebbero tutte nell'archivio del ministero degli Esteri federale. Si tratterebbe di un epistolario che lo storico giudica sconcertante. L'iniziativa sarebbe partita dalle autorità italiane, nei tardi anni Cinquanta. <Non appena il primo criminale di guerra tedesco verrà consegnato>, avvertiva in una missiva un diplomatico italiano secondo la ricerca di Bohr, <arriverà una valanga di protesta da ogni paese che richiede l'estradizione di criminali di guerra italiani>. In quanto paese alleato di Hitler, anche l'Italia aveva da farsi perdonare i crimini di guerra commessi nell'allora Jugoslavia, in Albania, in Grecia. Nel 1958, cominciò secondo Bohr, l'eliminazione o l'archiviazione di documenti compromettenti negli uffici della giustizia militare. L'anno dopo i giudici cominciarono a indagare sulle Ardeatine. Il procuratore Massimo Tringali, scrive Bohr, si recò presso l'ambasciata della Repubblica federale per formalizzare le richieste d'indagine. Secondo l'ambasciatore Manfred Kleiber <fece chiaramente capire che da parte italiana non c'era interesse a riportare in pubblico il problema dell'esecuzione di ostaggi e specie alle Fosse Ardeatine (...) non era ritenuto auspicabile per generali motivi di politica interna (...) per questo egli sarebbe soddisfatto se gli uffici competenti tedeschi, dopo verifiche doverose, saranno nella posizione di confermare alla Procura militare di Roma che nessuno degli indagati è più in vita oppure che risultano non rintracciabili, oppure non identificabili per imprecisa trascrizione del loro nome. Altrimenti, fu detto da parte italiana ai tedeschi, Bonn sarebbe stata libera di dire di non poter fornire le richieste informazioni>. Un dettaglio: l'ambasciatore Klaiber era un ex nazista, membro della Nsdap, che, come tanti altri nazisti, si era rifatto una verginità nella Germania di Adenauer. Klaiber, pertanto, non ebbe alcuna difficoltà a caldeggiare la <comprensibile richiesta> italiana di una <replica se possibile negativa>. Il ministero degli Esteri, a sua volta, non esitò ad accogliere il suggerimento dell'ambasciatore. Per un motivo molto semplice: al ministero degli Esteri c'era Hans Gawlik, anch'egli nazista della prima ora e difensore di molti criminali al processo di Norimberga. Secondo il giornale Der Spiegel (che cita lo storico), i governi democristiani decisero di adottare questa linea per evitare di risvegliare il ricordo della Resistenza che avrebbe inevitabilmente ridato slancio e vigore al Pci. Fonte, La Repubblica, 16.01.2012

 

N.B. Il massacro delle Fosse Ardeatine fu compiuto dai nazisti a Roma il 24 marzo 1944 in risposta all'attacco dei partigiani di via Rasella. Le SS rastrellarono 335 civili e li condussero alle Fosse Ardeatine: morirono tutti con un colpo di pistola alla nuca. Il più giovane aveva 15 anni