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  • 21
  • Lug

Il trucco della traslazione dei tributi dal centro alla periferia, di Antonio Dostuni

Un fisco sempre più rapace e vessatorio, sia esso statale o comunale, finisce inevitabilmente per fornire un alibi alle innumerevoli inadempienze fiscali commesse dal cittadino legittimandole come una sorta di autodifesa. L'aspetto paradossale è che nessuno si sentirà mai chiamato a risponderne. In modo pilatesco, tutti si sentiranno esenti da colpe: il governo centrale dirà che la colpa è dell'Europa, gli enti locali diranno che è colpa dello Stato e, alla fine, il cittadino dirà di essere costretto ad evadere per poter sopravvivere.


  • 17
  • Lug

La campagna d'autunno sul fiscal compact, di Antonio Dostuni

Sul "fiscal compact" i partiti stanno accendendo i motori e si stanno preparando alla “campagna d'autunno”. Subito dopo l'estate ci toccherà assistere ad una crescente canea di tutti leader italiani che, all'unisono, lanceranno tuoni e fulmini contro la Germania la quale ha già fatto sapere che non è materia negoziabile. Pertanto, assisteremo ad un finto dibattito tra le forze politiche come tanti altri di questi anni nei quali i nostri leader, in Italia, si atteggiano a leoni e poi, in tutti i consessi internazionali, si trasformano in tanti patetici, minuscoli Fantozzi che, come diceva il grande Paolo Villaggio, alberga in tutti i nostri uomini di potere, sempre avvezzi ad essere forti con i deboli e deboli con i forti. 


  • 14
  • Lug

Racconto: Il bambino con la cravatta rossa, di Sergio Vanini

E' domenica 4 marzo, ore 9: io sono davanti alle specchio dell'anta dell'armadio e mi sto annodando una cravatta rossa di mio padre. Ma scende oltre l'inguine, prova e riprova, non c'è niente da fare. Guardando nello specchio, mi accorgo che mio padre, dopo avere appoggiato la bicicletta, si dirige verso il panificio. Poco dopo sento bussare alla porta del negozio, vado ad aprire e vedo due “briganti neri” che mi chiedono: il sig Vanini? Segue


  • 12
  • Lug

Il mio grande amico Walter Bonatti, di Emilio Magni

Quando non pensava alla brutta storia del K2, Walter Bonatti era sempre sereno e sorridente. Però per trovare il suo sorriso schietto e sincero bisognava essere proprio dentro l’amicizia: fortuna assai rara, perché il grande alpinista era assai riservato, chiuso, anche se personaggio pubblico. C’erano due Bonatti, dunque, uno popolare, mitico per legioni di ammiratori, l’altro intimo, umano, nascosto. Come era dunque il Bonatti uomo?


  • 10
  • Lug

La miopia dell'Europa, di Antonio Dostuni

Ci troviamo davanti ad uno spettacolo surreale che neppure il più accanito anti-europeista avrebbe immaginato. In queste ultime settimane abbiamo assistito ad una sorprendente escalation di isteria collettiva che ha condotto alla costruzione di muri e alla chiusura di porti per impedire l'ingresso ad un pezzo di umanità a cui il ricco Occidente non perdona di essere povero. Non ci sono misteri dietro  queste scelte dissennate: c'è solo il ritorno di antichi egoismi, il rigurgito di vecchi nazionalismi mai sopiti di cui le guerre del passato dovrebbero rappresentare un grande monito per tutti. 


  • 05
  • Lug

L’Uomo Più Forte Del Mondo, di Maurizio Fierro

“Ho preso tanti pugni nella mia vita, veramente tanti…ma lo rifarei, perché tutti i pugni che ho preso sono serviti per far studiare i miei figli.” Il 29 giugno di 50 anni fa moriva nella sua Sequals Primo Carnera, colui che fu definito "l'uomo più forte del mondo". Primo vi era nato il 25 ottobre del 1906, figlio di Giovanna Mazzon e Isidoro Sante Carnera, operaio mosaicista, e già l’infanzia fu contrassegnata da misure fisiche straordinarie, anche conseguenza di una disfunzione all’ipofisi che evidenziava i tratti tipici dell’acromegalia, con ingrossamento del cranio e delle estremità del corpo.                                                                               


  • 03
  • Lug

Europa: accoglienza per i ricchi e ostilità per i poveri, di Antonio Dostuni

Siamo davanti ad una politica dell'accoglienza alquanto singolare: ci fanno paura le orde di poveri che approdano sulle nostre coste ma, di contro, siamo soliti accogliere con tripudio l'arrivo di sceicchi e di nababbi che giungono in Europa per comprare armi, immobili, marchi, griffes e società di calcio. Risulta, quindi, troppo semplicistico e riduttivo rappresentare gli immigrati come l'unico, vero pericolo per l'Europa. La nostra meschinità è proprio questa: considerare un pericolo lo straniero povero e una risorsa lo straniero ricco. E' tutto qui il declino dell'Occidente che ha per oggetto la sua anima, oltre che la sua economia.


  • 28
  • Giu

Il declino dei dialetti: le parole scomparse del dialetto brianzolo, di Emilio Magni

Sono scomparse, ormai smarrite nella inesorabile nebbia del tempo che passa, gran parte delle parole che per secoli resero vivace e schietto il nostro bel dialetto.  Ogni tanto però, forse per grazia misteriosa, o per fortunata circostanza, ritorna qualche scampolo di questo antico e saporito parlare. E’ il caso di “pompardinna”, parola fino a non molti decenni fa frequente nella nostra parlata popolare. 


  • 27
  • Giu

Sovranismo vs globalismo, attenzione all'inganno, di Antonio Dostuni

La contrapposizione tra sovranismo e globalismo costituisce, in verità, una grande mistificazione che ha il compito di superare la tradizionale contrapposizione tra destra e sinistra che rappresenta, non a caso, il nuovo cavallo di battaglia delle forze che sostengono l'establishment. Abituare le masse a convivere con il terrore e con il pericolo incombente di un'invasione, aiuta ad abituarle ad accettare le disuguaglianze come l'esito inevitabile di una politica che si preoccupa, benevolmente, della loro sicurezz


  • 21
  • Giu

Storia di don Piero Arrigoni, il prete che salvò Como dalle bombe, di Emilio Magni

Le infinite stagioni vissute da Don Piero sono state tutte luminose: da sacerdote, come parroco, organizzatore infaticabile, pragmatico e fantasioso delle attività pastorali e parrocchiali, da protagonista di rischiosissime azioni partigiane. La sua impresa partigiana più importante fu quella di evitare che Como fosse bombardata, come era stato programmato dai comandi alleati negli ultimi mesi della guerra.