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  • 13
  • Dic

Le follie del fisco: IVA al 5% per il basilico e al 22% per il prezzemolo, di Fabrizio Santi

Dal 23 luglio 2017 è stata stabilità la nuova aliquota IVA del 5% per il basilico, il rosmarino e la salvia, freschi, nonché per l’origano a rametti o sgranato, destinati all’alimentazione, oltre alle piante allo stato vegetativo di basilico, rosmarino e salvia (ma non le piante di origano !). Nella risoluzione suddetta l’Agenzia delle Entrate, interpretando correttamente la legge, prevede che per le “piante aromatiche in vaso” di menta, alloro, maggiorana, origano, prezzemolo, l’aliquota IVA è quella ordinaria del 22%. Ecco un esempio delle stravaganze del fisco italiano.


  • 11
  • Dic

L'indifferenza dei giovani per la politica, di Antonio Dostuni

Stiamo creando intere generazioni abituate alla precarietà non solo lavorativa ma esistenziale. C'é un gioco scellerato e sinistro, condotto sulla pelle dei nostri giovani, che sembra piacere alle élite occidentali le quali amano disegnare un futuro nel quale, in nome di un'austerità virtuosa imposta dalla necessità di preservare il pianeta, viene teorizzata la convenienza a non essere proprietari di nulla. Amabilmente, viene chiamata "sharing economy" questa sorta di economia dell'inganno che, riservando a pochi eletti la proprietà di ville lussuose, yacht, aerei, quadri e beni preziosi, condannerà le nuove generazioni alla condivisione coatta di qualunque bene di consumo. 


  • 07
  • Dic

La magia della "proroga postuma", di Fabrizio Santi

Sembra una contraddizione in termini e per certi versi lo è, ma nell’ambito normativo, quando si tratta di aspetti tributari, tutto è possibile. Vediamo cos’è successo con la terza rata della cosiddetta “rottamazione dei ruoli” in scadenza il 30 novembre 2017. Qualche giorno prima della scadenza si era diffusa la voce che la scadenza sarebbe stata prorogata al 7 dicembre, voce poi diffusa anche da un articolo de Il Sole 24 Ore.


  • 04
  • Dic

Fascismo strisciante o povertà crescente?, di Antonio Dostuni

Il fenomeno del “fascismo strisciante” rappresenta il sintomo di una disperazione che non intende più fidarsi della politica. In questo senso, sarebbe auspicabile che Lega e 5 Stelle facessero un po' di autocritica perchè il consenso di cui gode Casa Pound rappresenta un atto d'accusa nei confronti dell'intero universo della politica italiana. Occorre, prendere atto che esiste un pezzo di società civile, sempre più consistente, che non crede più a nulla: non crede nelle istituzioni, non crede nei partiti, non crede nell'Europa ma, soprattutto, non crede nella classe politica di cui non è più disposta a tollerare i numerosi privilegi.


  • 28
  • Nov

Il Dirigente scolastico di Palermo sbaglia: ecco perchè è giusto che i bimbi preghino a scuola, di Antonio Dostuni

Non ha senso seguitare a sostenere che lo Stato italiano sia uno Stato laico (che, va rammentato, presuppone l'assoluta parità di tutte le confessioni) perchè, curiosamente, chi continua a sostenerlo evita di imbattersi sull'unico terreno sul quale questa disputa antica potrebbe ricomporsi: quello della riforma costituzionale. In realtà, come tutti sappiamo, non è mai esistito nel paese lo straccio di un partito o di un movimento disposto a sollevare temerariamente la questione. E' falso sostenere che l'Italia sia uno Stato laico perchè, come statuisce l'art. 7 della Costituzione, siamo uno Stato concordatario. Ecco perchè non ha senso impedire ai nostri bimbi di pregare a scuola.


  • 24
  • Nov

Cinema e '77, l'anno senza futuro, di Fabrizio Fogliato

Il 1977 è un anno cerniera: rappresenta una cesura o una giunzione. E’ un momento di crisi in cui si incrociano visioni dissonanti della realtà e percezioni incompatibili del futuro. La dicotomia tra scontri sociali e creatività, lotta armata e reinvenzione grafica, crisi della rappresentanza istituzionale dei partiti e radio libere, rappresenta qualcosa di unico nella nostra storia. Un anno adrenalinico vissuto pericolosamente tra creatività al potere e pianificazione dell’attacco al cuore dello stato. Nel 1977 emerge, con durezza inusitata, qualcosa che non si era visto neanche nel 1968: un frattura generazionale insanabile tra padri e figli.


  • 23
  • Nov

Eliminazione dai Mondiali del '58, un ricordo che brucia ancora, di Emilio Magni

Per quelli vecchi come me, che ci ricordiamo di quando, ancora “bagajott”, sospiravamo ammaliati per la musa “Eupalla”, come diceva Giôan Brera, è  stata purtroppo una cocente replica questa fitta al cuore che lunedì scorso ci ha “regalato” la nostra nazionale. E’ tornata, l’altra sera spietata, quella grande sofferenza, lontana di 60 anni, che noi poco più che ragazzi, patimmo nel 1958, per la precisione il 15 gennaio. Quella volta a sbarrarci la strada verso il campionato del mondo, che fu poi vinto dal Brasile nella famosa finale con la Svezia (guarda il caso), fu la modestissima Irlanda del Nord.


  • 22
  • Nov

Nell’onta nazionale il Tavecchio che è in noi, di Diego Minonzio

"Quando il feldmaresciallo Tavecchio, mentre sul lago calavano le prime ombre della sera, è stato intercettato su un camion a Dongo travestito da soldato svedese, abbiamo capito che anche questo melodramma nazionale era destinato a rivelarsi la solita pagliacciata". Per gentile concessione dell'autore, direttore del quotidano comasco "La Provincia", pubblichiamo l'editoriale dedicato alle dimissioni del Presidente della FIGC, Carlo Tavecchio.


  • 20
  • Nov

I ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, di Antonio Dostuni

Si sta delineando un capitalismo che, fondandosi sull'automazione e sui lavori a basso reddito, finisce per remunerare solo il capitale e il lavoro iperqualificato. Per tali ragioni, questa ripresa non appare in grado né di eliminare, né di attenuare, le gravi disuguaglianze sociali esistenti all'interno di un paese già falcidiato da un pesante squilibrio territoriale. Ecco, perchè, senza avere nulla di divino, la ripresa c'è ma non si vede. 


  • 16
  • Nov

Novembre 1967: l'occupazione dell’Università Cattolica, ovvero i primi vagiti del '68, di Emilio Galli

Sono passati cinquant’anni dalle prime occupazioni universitarie che diedero il via al fenomeno della rivolta sessantottina. Il lungo tempo passato dovrebbe consentirci di guardare a quegli eventi con la pacatezza razionale dello storico, ma non è facile.  Molte cose sono cambiate, molte idee in cui allora si era creduto probabilmente per le nuove generazioni sono quasi incomprensibili, eppure ancora oggi molti guardano con nostalgia o con timore, a secondo delle proprie ideologie, a quegli eventi che comunque hanno segnato nel profondo la storia del nostro Paese.